Tangenti e corruzione. Ecco come Cerroni, “il supremo” della monnezza, controllava la politica

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Le intercettazioni dell’inchiesta che ha portato a sette arresti mostrano come il re delle discariche controllava la Regione. Creando a tavolino un’urgenza sanitaria e sostenendo nell’ombra i comitati contrari alle discariche fuori dal suo controllo.

 

“Monnezza nostra”, potrebbe essere il titolo dell’inchiesta che ha sconvolto Roma. Le cose funzionavano così: Manlio Cerroni programmava nei dettagli tutto, con anni di anticipo, e la Regione semplicemente eseguiva il copione.

Un sistema in fondo semplice, basato su un accordo tacito siglato nella capitale con il tasso di raccolta differenziata tra i più bassi d’Europa. E su questo assioma si fonda la pesante accusa di associazione per delinquere, il capo d’imputazione che ha portato ai sette arresti di ieri: quel particolarissimo “piano dei rifiuti” alla romana, per funzionare, aveva bisogno di una gestione dove le leggi nazionali venissero sistematicamente eluse.

 Monti dell’Ortaccio

L’esempio più lampante ed attuale del modo di agire di quella che gli investigatori chiamano la “Holding Cerroni” è la scelta della futura discarica di Roma, l’invaso che dovrà sostituire Malagrotta. Per il Re della monnezza romana le cose erano chiare: solo lui poteva succedere a se stesso. Siamo nel 2008, quando il tema era ancora riservato ai pochi addetti ai lavori. Il referente politico del gruppo era Mario Di Carlo (come in fondo lui stesso avrebbe da lì a poco ammesso nella famosa intervista su Report). A giugno – dopo la scadenza del commissariamento – Piero Marrazzo gli affida la delega per i rifiuti, lanciandolo per la gestione della delicata fase di chiusura di Malagrotta. E Di Carlo ha le idee chiare, come si può leggere in una sua telefonata con Luca Fegatelli, il dirigente arrestato ieri:

DI CARLO: (…) Secondo me il comune di Roma non ce lo dirà mai apri Monti Dell’Ortaccio, quindi noi dobbiamo trovare una strada, (…) noi dobbiamo diciamo o costruire una proroga a… finalizzata di Malagrotta all’apertura dei Monti Dell’Ortaccio oppure viceversa dobbiamo o…. diciamo costruire una…l’impossibilità di prorogare Malagrotta e quindi… 
FEGATELLI: E certo attivare subito Monti dell’Ortaccio 
DI CARLO: Esatto e quindi far impiantare Monti Dell’Ortaccio l’emergenza connessa alla chiusura di Malagrotta che forse è la strada migliore 
FEGATELLI: Sì, perché a quel punto devono fare un ordinanza che diventa un discorso di igiene e sanità

Chiudere Malagrotta, creare un’emergenza, per far trovare ai romani il piatto pronto, con la scelta del sito di Monti dell’Ortaccio, la cui proprietà da decenni era dello stesso Manlio Cerroni. Questo il futuro per la monnezza romana elaborato già nel 2008.

Il 23 novembre va però in onda l’intervista su Report, dove Di Carlo candidamente ammette la sua vicinanza con il patron di Malagrotta. Si deve dimettere e i piani, per il momento, saltano. «In attesa di tempi migliori – commenta il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare – , che infatti arriveranno assieme al Prefetto Sottile (non indagato, ndr)». Ovvero nel 2012, quando l’emergenza agognata era scattata.

 Da Pecoraro a Sottile

Il primo commissario straordinario – nominato nel 2011 – Giuseppe Pecoraro scelse uno dei pochi siti non controllati da Cerroni, nella zona di Corcolle. Una scelta dal punto di vista ambientale pessima, vista la vicinanza con Villa Adriana, tanto da vedere una vasta mobilitazione popolare. E anche qui i magistrati hanno trovato lo zampino del patron della Holding: «Le attività investigative evidenziano come anche la “sommossa popolare” contro l’individuazione del sito di Corcolle non vedeva estraneo il Gruppo Cerroni». In una telefonata il braccio destro dell’avvocato romano Bruno Landi offriva ad un esponente dei comitati un appoggio illimitato:

LANDI BRUNO: io sarei del parere di non far disperdere sto movimento che avete creato (…) in modo tale che serva per ogni obiettivo di riqualificazione della zona ti pare, o no? 
ESPONENTE COMITATI:… si adesso stiamo valutando l’idea… no valutando, vedere come si può fare per creare …. 
LANDI BRUNO:… un’associazione permanente …. 
ESPONENTE COMITATI: si,si un’associazione permanente …. 
LANDI BRUNO:… una fondazione …..quello che volete, un qualcosa che raccolga i cittadini nella difesa e qualificazione del territorio …. 
ESPONENTE COMITATI:… si, vorremo, e poi magari ci darai una mano anche tu in questo…. 
LANDI BRUNO: va bene, va bene …
ESPONENTE COMITATI:… per creare un parco archeologico regionale se ci riusciamo ….
LANDI BRUNO: eh magari, magari …magari 
ESPONENTE COMITATI:… e non sarebbe male, e poi ti volevo parlare di una cosetta più privata …

L’ipotesi di Corcolle salta, insieme all’incarico al prefetto Pecoraro, sostituito da Goffredo Sottile. Le prime scelte del nuovo commissario vengono giudicate dai magistrati uno «specchietto per le allodole utilizzato per far “calmare le acque”, mentre Cerroni aveva già pronto quanto serviva per far passare Monti dell’Ortaccio».
In questo senso il nuovo commissario Goffredo Sottile ha un approccio ben differente dal suo predecessore, come dimostra una delle delle intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare:

SOTTILE: prontooo? 
CERRONI: pronto prefetto? 
SOTTILE: si! 
CERRONI: sono CERRONI… 
SOTTILE: eccomi… 
CERRONI: allora va bene… procedete pure… 
SOTTILE: ecco… allora… a chi rivolgiamo…. 
CERRONI: ma io credo che la cosa migliore… rivolgetevi al nostro progettista… là… professor Barruchello no? 
SOTTILE: mmhh… che gli chiediamo a Barruchello…? 
CERRONI: Barruchello…. che lui sa tutto vi do il telefono? 
SOTTILE: no, no io il telefono di Barruchello ce l’ho…

Dopo pochi mesi il prefetto Goffredo Sottile accoglie la richiesta di autorizzazione per il sito di Monti dell’Ortaccio.

Nel frattempo nei palazzi della regione Lazio nessuno sembra preoccuparsi molto di quello che sarebbe stato il consolidamento del monopolio di Cerroni a Roma e nel Lazio. Illuminante è una telefonata del giugno 2012 tra l’allora assessore Di Paoloantonio e il soggetto attuatore Mario Marotta:

DI PAOLOANTONIO: Senti invece prima m’ha chiamato Alemanno 
MAROTTA: Eh… 
DI PAOLOANTONIO: Ah c’è un casino… dico: in che senso? Il commissario m’ha detto che allora andiamo all’Ortaccio 
MAROTTA: Bravo !! Eh!!! (ridono) 
DI PAOLOANTONIO: Buon giorno! buon giorno…dico ben venu…. 
MAROTTA:…Sei l’unico che non l’aveva capito Alemanno!!… 
DI PAOLOANTONIO:… Ben venuto nel mondo dei vivi!… 
MAROTTA: …Ma vaffanculo va… 
DI PAOLOANTONIO: Dice e adesso? E adesso te sta bene dico, potevi tenerte Corcolle eh 
MAROTTA: Te la pii n’der culo capito eh è questa la verità, se la prende nel culo, non me ne frega niente 
DI PAOLOANTONIO: Ma manco a me! 
MAROTTA: Ma che ce frega Pietro ma fagliela fare dove gli pare 

La scelta di quel sito era in fondo decisa da tempo. A dimostrarlo esiste un atto del Comune di Roma, datato 28 aprile 2008. E’ un’ordinanza che autorizzava la realizzazione di un tronco ferroviario proprio a servizio di una futura discarica nella zona di Monti dell’Ortaccio. Nel 2011 la Regione Lazio istruisce la pratica per la Valutazione d’Impatto ambientale inserendo esplicitamente come beneficiario il gruppo Cerroni. L’obiettivo era chiaro: sviluppare nell’area di Ponte Galeria un polo industriale per i rifiuti in grado di servire Roma per i prossimi decenni. Mantenendo inalterato il monopolio del Re di Malagrotta.

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