“Tagli alle pensioni italiane”: il Fondo Monetario Internazionale lancia il diktat

lagarde contro renzi

Gli squali della Troika continuano nelle loro manovre per spolpare l’Italia delle poche ricchezze rimaste. Grazie all’appoggio, costante e continuo, di Napolitano e Renzi possono permettersi di elogiare il Jobs Act, da loro stessi imposto, e soprattutto di lanciare l’ennesimo diktat: “Bisogna tagliare le pensioni italiane.”

Quali strategie può seguire l’Italia per abbassare il debito e fermare la recessione, certificata dagli istituti economici e finanziari di riferimento?

Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Jobs Act sarebbe solo il primo passo di una “coraggiosa agenda di riforme”, cui bisogna far seguire azioni radicali in materia di welfare. Secondo gli analisti guidati da Christine Lagarde “serve una correzione da 7/8 miliardi per l’accantonamento inevitabile se nel 2015 si vuole abbassare il debito.”

E se qualcuno pensa ancora che a decidere le sorti italiane siano il Governo, il Parlamento o il Presidente della Repubblica, ecco arrivare l’ennesimo implacabile diktat targato Fmi, che come gli altri precedentemente “emanati” verrà seguito alla lettera.

Prendete il Jobs Act, criticato da più parti perché renderà ultra-flessibile il mercato del lavoro, eliminando le tutele: secondo il Board del Fondo Monetario Internazionale “una rigida attuazione è ora essenziale per creare posti di lavoro, aumentare la produttività e far decollare la crescita potenziale da un minimo stimato allo 0,5 per cento“. Il Board sottolinea “l’urgenza delle riforme del mercato del lavoro per ridurre il dualismo e aumentare la flessibilità. In particolare ritiene utili misure che portino a «contratti di lavoro semplificati con protezioni crescenti e un decentramento della contrattazione salariale a livello aziendale“. 

La peggior riforma del mercato del lavoro da anni a questa parte, una roba che farebbe impallidire persino la Fornero, viene elogiata in toto dagli squali del Fondo Monetario Internazionale, cui poco importa se gli italiani riescano ad arrivare alla terza settimana del mese. Ciò che conta è rendere competitivo il mercato del lavoro europeo rispetto a quelli asiatici e il modo più facile e veloce è copiare il modello cinese: zero tutele e stipendi da fame. Il futuro greco è alle porte.

Ma lo squalo è mai sazio e quando sente l’odore del sangue allora affonda i suoi denti aguzzi.

E infatti il Fmi chiede ulteriori interventi, in particolare tagli alle pensioni: “Non ci saranno reali benefici della spending review se non saranno toccate almeno le pensioni, la cui spesa è la più alta in Europa e che rappresenta il 30% del totale in Italia.” 

Messa sotto questo piano potrebbe sembrare qualcosa di efficace. Ma in uno dei Paesi più vecchi d’Europa, dove le nascite diminuiscono e aumenta l’età media, con un sistema di welfare tra i più avanzati nel mondo, è chiaro che le pensioni rappresentino una voce di spesa corposa.

Se al lavoro precario e ai salari bassi aggiungi anche tagli alle pensioni, non fai altro che condannare il malcapitato a morte. Buonanotte, Italia.

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