Spending Review annacquata, dalle promesse a zero fatti: e scatta l’aumento Iva fino al 25,5%

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Nella legge di stabilità che approda alla Camera i tagli tanto sbandierati dal rottamatore Renzi sono passati dai 6 miliardi annunciati agli appena 2 messi nero su bianco. Risultato: la clausola di salvaguardia, inserita proprio nella legge di stabilità, prevede che – nel caso in cui non si dovessero raggiungere gli obiettivi della spending review – l’Iva verrà portata fino al 25,5%. Con grave danno per i consumi. Siamo alle solite: è un governo tutto “chiacchiere e tasse”

 

Spending review annacquata, scrivono Davide Mancino e Gianluca De Martino su Wired. Che offrono un’analisi lucida e disincantata: “Doveva essere una mannaia sulla spesa pubblica, si è ridotta a un coltellino svizzero. Dei sei miliardi di spending review dei ministeri, annunciati a settembre al termine di un summit Renzi-Cottarelli, è rimasto un terzo. Nella Legge di Stabilità 2015, che tra una settimana approderà nell’aula della Camera, sono previste riduzioni di spesa dei dicasteri di poco più di due miliardi di euro. Niente riduzioni del 3%, quindi. La percentuale non si avvicina nemmeno all’1% né per il 2015, né per il biennio successivo. È stata meno timida la spending review su altri organi dello Stato, come Corte dei Conti, Consiglio di Stato e Tar, Consiglio superiore della magistratura e Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, che produrrà tra il 2015 e il 2017 un risparmio di dieci milioni di euro l’anno, pari a un 15% dell’attuale stanziamento.”

La denuncia non è affatto campata in aria, tanto è vero che la stessa Commissione Europea ha fatto presente che “un’incertezza significativa circonda la spending review, che è la chiave per finanziare importanti misure nei prossimi anni”.

Anche a Bruxelles le chiacchiere di Renzi stanno a zero.

Purtroppo, però, le conseguenze di questa politica fumosa e inconcludente ricadranno – ancora una volta – sui cittadini, che si vedranno costretti a subire l’aumento Iva fino al 25,5%.

Come vi abbiamo già rivelato, infatti, “il Premier Renzi ha inserito nella Legge di Stabilità la cosiddetta “clausola di salvaguardia” che prevede – nel caso in cui non si riesca a rientrare dal deficit attraverso la spending review – l’aumento dell’Iva fino al 25,5%, tassando ancora di più i consumi e costringendo il Paese a un futuro alquanto nefasto.”

Il giudizio dell’Ufficio Studi Confcommercio, contenuto nel Rapporto sul terziario, è netto e lamenta il fatto che “in una manovra proposta come orientata al taglio delle tasse, ci sono purtroppo previsioni di incrementi netti d’imposta“, ovvero il generalizzato aumento delle aliquote Iva, sia di quella ridotta del 10% sia di quella ordinaria del 22%, a partire dal 2016.

Si tratta, scrive ancora la Confcommercio, di un incremento che tra il 2016 e il 2018 porterebbe le aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 25,5%.

Se l’uomo dei tagli, il Commissario alla Spendig Review Carlo Cottarelli, è stato fatto fuori da Renzi proprio per impedirgli di portare a termine il suo lavoro, come si può pensare di raggiungere risparmi tali da evitare la “clausola di salvaguardia”?

Prepariamoci, quindi, a un nuovo aumento dell’Iva.

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