Soldi sporchi allo Ior, spuntano 140 conti che puzzano di riciclaggio: Bergoglio, ci sei o ci fai?

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La notizia, riportata da Francesco De Dominicis per Liberoquotidiano, è di quelle da far sobbalzare persino uno calmo e tranquillo come Papa Francesco. Che non si capisce se ci è o ci fa. Dai documenti riservati dell’Aif, l’ente antiriciclaggio del Vaticano, emergono circa 140 conti dello Ior che puzzano di riciclaggio. Uno scandalo finanziario che rischia di travolgere il nuovo corso di Bergoglio.

 

Oltre il Tevere, nello Stato del Vaticano, c’è grande agitazione. Tutta colpa, ancora una volta, dello Ior, la Banca di Dio (o del Diavolo…) che nasconderebbe – questa l’accusa che emerge dai documenti riservati dell’Aif – 140 conti in odore di riciclaggio.

Come ha raccontato a Liberoquotidiano una fonte interna alla Santa sede, si tratta di “conti «fuori legge» perché i titolari non hanno i requisiti per avere depositi nel Torrione di Niccolò V. E se due indizi fanno una prova, come spiega la fonte, è assai probabile che le operazioni segnalate siano riconducibili a quattrini riciclati: in ballo ci sono, in effetti, «strani» movimenti di soldi transitati su depositi di clienti sgraditi.”

Non è dato sapere se quei 140 nomi rientrino nella lista dei 1.200 clienti che avevano ricevuto – nel dicembre scorso – la lettera del Presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, con l’invito a chiudere il conto. Nulla si è mosso, anche perché la burocrazia vaticana è piuttosto lenta quando si tratta di perdere denari facili e quantitativamente corposi.

Questa situazione di totale immobilismo ha spinto i vertici di Bankitalia ad accusare la Santa Sede e l’Aif stessa di “collaborazione poco soddisfacente”.

Anche perché quel denaro sporco è ancora al chiuso dello Ior e rischia di sparire senza lasciare ulteriori tracce. A meno che non decida di intervenire Bergoglio in prima persona per fare chiarezza su una vicenda inquietante che va avanti da troppo tempo. Ma non dovevano chiuderlo lo Ior?

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