Slot machine, quando lo Stato è biscazziere e medico. Ti svuota le tasche e poi ti cura

slot machine piaga sociale lo stato medico e biscazziere

Da un lato nuove concessioni per sale Bingo e 7 mila slot machine, inserite nella legge di Stabilità. Dall’altro il governo che sponsorizza le cure per la ludopatia. Ecco la denuncia choc di Quifinanza.

Slot machine. Da una parte lo Stato promuove, sulle spalle degli enti locali, cure di vario genere contro la ludopatia, autentico allarme sociale dell’ultimo quinquennio specie nelle fasce d’età più alte; dall’altra però non esita però a fare cassa sul “disagio” utilizzando la non indifferente leva fiscale basata sul gioco. E’ quanto risulta, nel calderone di norme che riguardano innumerevoli ambiti, dalla legge di Stabilità, che promuove trenta nuove concessioni per sale Bingo e soprattutto per 7mila nuove videolottery, divenute ormai una sorta di bancomat statale. Uno stato sostanzialmente biscazziere che non ha però colore politico, giacchè la tendenza ad utilizzare questo tipo di leva si registra dai governi di D’Alema e Berlusconi fino a quello attuale, a precindere da quanto larghe siano le intese.

LE NUOVE SLOT

Passate sostanzialmente inosservate, le nuove concessioni dovranno portare nell casse dell’erario non meno di 150 milioni, di cui una quarantina dal rinnovo delle attuali concessioni e oltre 100 dalle 7mila nuove Videolottery, che vanno ad aggiungersi alle oltre 50mila già esistenti. Queste ultime, peraltro, così come le Slot Machines sono collegate in rete e hanno la possibilità di incassare financo banconote da 500 euro. Una soglia oggettivamente pericolosa.

IL CONTENZIOSO

Il tema è peraltro tutto fuorchè nuovo; nel 2008 la procura della Corte dei conti aveva stabilito un risarcimento da 98 miliardi di euro nei confronti dello Stato da parte dei signori delle slot, che non collegarono le loro macchine ai sistemi informatici del ministero. Il procedimento è ancora pendente, ma lo Stato ha scelto la strada più breve del tipo “pochi, maledetti e subito” con una richiesta da 700 milioni, meno dell’1% di quanto stabilito dalla Corte. Se non una sanatoria poco di diverso, con inevitabili accuse politiche al governo.

I DATI

Per cogliere meglio il fenomeno è utile dare un’occhiata ai dati. La spesa degli italiani per il gioco è salita da 15,4 miliardi di euro nel 2003 a 84,4 nel 2015, con un incremento di oltre il 50% l’anno ed un fatturato totale che vale il 5% del pil. La spesa media degli italiani maggiorenni è stata di oltre 1.500 euro nel 2011, ossia il 13,5% del reddito.

IL PARADOSSO DELLE CURE AI LUDOPATICI

Il tutto mentre lo Stato finisce per “scaricare” sugli enti locali l’onere delle cure per la ludopatia, decretata fenomeno da allarme sociale. E lo scaricabarile, oltre che economico, è sostanziale, perchè sono i comuni e le regioni a preoccuparsi in questo senso dei cittadini-giocatori. La regione più virtuosa in questo senso è l’Emilia Romagna, che ha aperto servizi di cura praticamente in tutte le città principali, obbligando peraltro le sale da gioco ad esporre opuscoli sulle possibilità di cura del cosiddetto “gioco compulsivo”. Lo Stato centrale, ovviamente, promuove e appoggia iniziative di questo tipo, ma al contempo invita ad entrare nelle sale e giocare con nuove concessioni. Perchè tutto fa brodo per presentare a Bruxelles conti in ordine, persino il nonsense.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.