Secondo il Pg della cassazione “la ‘ndrangheta ha un controllo quasi totale del porto di Gioia Tauro”

porto gioia tauro in mano a ndrangheta

L’avesse scritto un giornalista sarebbe già stato querelato. Anche se a pensarla come il giornalista sarebbero stati – per primi – i querelanti. In Italia, si sa, quando uno non ha argomenti contrari al buon senso – che, come si sa, non è dimostrabile ma è in re ipsa – querela. Così, tanto per (provare a) intimidire.

 

L’ha scritto – nero su bianco – oggi in apertura di anno giudiziario Gianfranco Ciani, Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione a pagina 115, da riga 4 e voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di querelarlo.

Cosa ha scritto Ciani? E’ presto detto. Anzi: presto scritto. A voi. «Sotto il profilo degli interessi del crimine organizzato calabrese, le indagini hanno evidenziato la perdurante posizione di assoluta primazia della ’ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti, che continua a generare imponenti flussi di guadagni in favore della criminalità organizzata calabrese, la quale può avvalersi del controllo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro (tra il giugno 2012 ed il luglio 2013 quasi la metà della cocaina sequestrata in Italia – circa 1.600 kg. su circa 3.700 complessivi – è stata ivi intercettata) e reinveste, specie nel settore immobiliare, i proventi di tale attività».

Nero su bianco: la ‘ndrangheta si avvale del controllo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro. Lo avesse scritto un giornalista sarebbe stato querelato.

Non esiste al mondo un porto sicuro come questo – penseranno gli indignati querelanti in pectore  – ed è per questo motivo che i sequestri di cocaina non sono un sintomo della pervasività delle cosche. Nossignori: al contrario testimoniano e dimostrano all’intero globo terracqueo, l’efficienza e l’efficacia dei controlli delle Autorità portuali italiane, delle Forze dell’Ordine, dei finanzieri e dei doganieri. Poco ce ne cala – ripeteranno i fautori della querela in canna – che a pensarla diversamente sia il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione.

Il richiamo – drammatico e chi non se ne accorge fa il gioco dei sistemi criminali – di Ciani, è particolarmente importante ora che il Governo e le autorità internazionali hanno deciso di far giungere a Gioia le 560 tonnellate di armi chimiche siriane.

Non esiste al mondo un porto sicuro come questo – ripetono i fautori dell’arrivo della nave– ed è per questo motivo che giungeranno in Calabria.

Ma il punto non è questo. Il punto è che la Piana di Gioia (a partire dal suo porto) hanno bisogno di essere messi al centro dello sviluppo socio-economico italiano.

Viceversa si continueranno a leggere giudizi dai più alti consessi, come quello odierno, ma qualcuno si sentirà sempre autorizzato a dire: «Ciani chi?».

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