Se Totò “U Curtu” apre bocca i palazzi del Potere tremano: ma Riina sta rischiando grosso

totò riina contro lo stato FILEminimizer

Dopo anni finalmente si è lasciato scappare qualche frase sibillina sulla trattativa Stato-Mafia e su alcune spinose vicende del passato italiano. E se parla anche lui, grande “profeta” dell’omertà, c’è qualcosa che non torna.

 

Nonostante gli anni passati in carcere la sua influenza non è di certo diminuita e le sue parole continuano a pesare come macigni in caduta libera. Totò Riina, ex boss dei boss aveva sempre dato l’impressione di essere uno di quegli esponenti della “cupola” da cui non si poteva ricavare nessun tipo di informazione, ne utile ne inutile. 

Basta vedere alcuni scorci dei suoi confronti con i vari pentiti che lo accusavano, per rendersi conto che il boss dei boss mai avrebbe parlato e mai avrebbe aiutato lo Stato continuando a difendere a spada tratta quell’organizzazione criminale in cui ha sempre creduto, la Mafia. 

Dopo anni passati in regime del 41 bis ed aver resistito senza farsi scappare una virgola dalla bocca, complice forse l’età e probabilmente il fatto che ora sa che l’Italia “è pronta” per sentire certe cose si è “convinto” a lasciarsi scappare poche ma importantissime dichiarazioni. Sono infatti del 31 maggio scorso alcune rivelazioni che Riina avrebbe fatto, durante il processo sulla trattativa che si teneva all’Ucciardone di Palermo. 

L’ex boss dei boss era in videoconferenza dal carcere Opera di Milano e sollecitato a parlare da un agente che gli domanda :”È vero che lei ha baciato Andreotti?”, “Appuntato, lei mi vede che possa baciare Andreotti?”, fu la risposta. “Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato dell’area andreottiana da sempre”. E poi: “Appuntato, ha visto? Sono ancora un orologio svizzero, anche se mi sono fatto vecchio”.

Poche dichiarazioni che vengono subito raccolte in un verbale depositato dai Pm e messe agli atti del processo. Nel verbale stilato si procede a ritroso nella parole di Riina e si legge che è proprio lui ad essere stato cercato da “loro” (persone non ben definite n.d.r.) e non il contrario, puntando il dito contro il suo “successore”, Provenzano, accusandolo di averlo messo in guardia dallo stringere alleanze con l’allora sindaco di Palermo, Ciancimino. 

“Io glielo dicevo sempre a Binu di non mettersi con Ciancimino“. Tanto più che, a suo dire, furono loro a farlo arrestare “e non come dicono i carabinieri”. Riina prosegue nel suo racconto spiegando di non sapere assolutamente nulla riguardo al “papello” e anzi ribatte di andare a chiedere a colui che per primo nominò questa cosa, Giovanni Brusca. 

Parlando a proposito dell’omicidio del giudice Borsellino dice: “C’è la mano dei servizi segreti“, “La stessa cosa vale anche per l’agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perché non vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare l’agenda. In via D’Amelio c’erano i servizi”.

L’ex boss continua a sferrare il suo attacco allo Stato dicendo che Io, sono stato 25 anni latitante in campagna senza che nessuno mi cercasse. Com’è possibile che sono responsabile di tutte queste cose?””la vera mafia sono i magistrati e i politici che si sono coperti tra di loro.” “Loro scaricano ogni responsabilità sui mafiosi”, aveva detto “La mafia quando inizia una cosa la porta a termine.” 

Insomma abbiamo dovuto aspettare anni prima di sentire parlare Totò “u curtu” ma com’era prevedibile le sue sono parole pesanti, pesanti come massi in caduta libera.

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