Sciacallaggio di Stato: prestiti di denaro (con interessi) ai terremotati di Emilia, Lombardia e Veneto

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Il comunicato del Ministero dell’Economia parla chiaro: quello che lo Stato italiano si appresta a fare non è un dono ai terremotati di Emilia, Lombardia e Veneto, ma si tratta – piuttosto – di denaro, quello che verrà elargito, da restituire. Con gli interessi. Così come accadrà per quelle imprese che vorranno far rinascere l’economia bloccata dalle calamità naturali. Per gli abruzzesi, poi, non è contemplato nemmeno il prestito. Siamo di fronte ad un Stato sciacallo che sfrutta le tragedie per prestare denaro ai cittadini colpiti. E, quindi, guadagnarci con gli interessi.

 

Lo ha annunciato il Ministero dell’Economia e delle Finanze con un comunicato emesso nelle scorse ore. I cittadini dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e del Veneto che ricorrono ai prestiti previsti in conseguenza degli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012, coperti dal credito di imposta per i danni alle abitazioni e alle imprese e disciplinati dalla convenzione tra la Cassa Depositi e Prestiti e l’Associazione Bancaria Italiana, non corrono alcun rischio in merito alle condizioni dei finanziamenti.

Il Governo infatti garantisce la stabilità e la continuità del quadro normativo e regolamentare vigente e livelli di tutela per il beneficiario adeguati per l’intero importo e durata del finanziamento, senza alcun rischio nel tempo. Ossia i cittadini non verranno vessati con le scadenze per la restituzione del prestito.

L’impegno dell’esecutivo a rispettare le condizioni dei prestiti è stato ribadito anche dalla recente approvazione di una disposizione, contenuta nel decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76 (quello sugli aiuti a chi assume i non diplomati ndr) , che assicura la detassazione di contributi, indennizzi e risarcimenti a qualunque titolo ottenuti in relazione al sisma.

LO STATO SCIACALLO – Il comunicato del Ministero dell’Economia parla chiaro: quello che lo Stato italiano si appresta a fare non è un dono ai terremotati dell’Emilia Romagna. Si tratta di denaro, quello che verrà elargito, che i cittadini dovranno restituire e con gli interessi. Non è certamente un regalo per le imprese che vorranno insediarsi lì e magari far rinascere una popolazione bloccata da una calamità naturale.

Dovranno restituire i soldi indietro anche quelle persone che si faranno finanziare per recuperare sul danno subito. Oltre a questo quindi si aggiunge anche la beffa. Vediamo però ora come funziona nel dettaglio la cosa.

L’agevolazione fiscal  è concessa nei limiti e alle condizioni previste dalle decisioni della Commissione europea C(2012) 9853 final e C (2012) 9471 final del 19 dicembre 2012. Ora vedremo come mai sarà molto difficile da capire quanto i cittadini dovranno ridare allo Stato e di conseguenza quanto lo Stato ci guadagna dall’operazione terremoto.

L’aiuto è pari alla differenza tra il tasso fissato dall’istituto di credito e il tasso di riferimento calcolato in base alla comunicazione della Commissione relativa alla revisione del metodo di fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione. Parole molto tecniche che spiegano poco o nulla. Soltanto che per sapere quale è il tasso del prestito bisogna consultare anche le tabelle Moodys.

Insomma un calcolo complicato dal quale è quasi impossibile venirne fuori e sapere con certezza quanti soldi lo Stato ci guadagna nello specifico. Di certo non noccioline considerando che le opere da finanziare, come specifica il decreto legge del Ministero del Lavoro, non riguarda soltanto i due terremoti del 20 e del 29 maggio ma anche i paesi che nel frattempo sono stati vittime della tromba d’aria del 3 maggio di quest’anno in territori che ha interessato i comuni già martoriati dal sisma.

Un decreto quindi che vale sia per case e attività distrutte un anno fa sia per quelle messe in ginocchio sessanta giorni fa. Con un’unica cosa in comune: dover restituire tutto allo Stato quando si è in condizione di farlo. Della serie ai poveri e disastrati nessuno regala niente.

ABRUZZO ESLCLUSO – E siamo alle solite: nei decreti del Ministero dell’Economia e in quello del Lavoro non ci sono tutte le popolazioni colpite dal sisma. All’appello manca l’illustre escluso, il territorio colpito dal sisma del 6 aprile 2009 all’Aquila. Gli emiliani almeno dovranno restituire le somme ricevute per gli investimenti. Gli abruzzesi invece non hanno nemmeno il privilegio di essere aiutati.

Tutto questo nonostante l’ex premier Silvio Berlusconi dice di aver ricordato al Governo Letta che la ricostruzione dell’Aquila è ancora un cantiere aperto.

Secondo il Cavaliere ci vorrebbero rifinanziamenti per un miliardo di euro all’anno. Non tenendo conto però che nel decreto per favorire le misure di sviluppo lavorativo per i più giovani esiste un capitolo dedicato alla defiscalizzazione nei territori colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio dell’Emilia Romagna che interessano anche il Veneto e la Lombardia. Territori certamente meno colpiti dell’Abruzzo ma situati al Nord.  

La parola Abruzzo invece non è stata nemmeno menzionata. Come se L’Aquila fosse ripartita tutta e anche la vita regolare dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile del 2009. Ci vorrà un’altra protesta come quella del sindaco Massimo Cialente, quando si tolse la fascia da sindaco e tolse il tricolore dagli uffici pubblici per ristabilire l’equità? Speriamo proprio di no perché lo Stato in questo caso ha dimostrato di agire come una banca che presta solo a chi offre determinate garanzie. Chi per qualsiasi caso è fuori non potrà mai vedere la sua economia ripartire. 

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