Schedare le Forze dell’Ordine, ecco il provvedimento del Governo atteso dalla piazza

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Telecamere sui caschi o codice identificativo? Da una parte i sindacati di polizia, dall’altra alcuni parlamentari di M5S, Sel e Pd: ecco cosa sta succedendo dopo la presentazione del disegno di legge per identificare e schedare le Forze dell’Ordine.

 

Il disegno di legge “incriminato” è il n° 803, ha l’eloquente titolo di “Disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle Forze dell’ordine” ed è arrivato in Senato, dov’è in corso di esame in Commissione Affari Costituzionali.

Il provvedimento, presentato da Marco Scibona del M5S, relatore Vito Crimi, è appoggiato da quella maggioranza tanto cara a Pierluigi Bersani e che comprende il Movimento 5 Stelle, Sel e la sinistra del Pd.

Il disegno di legge prende spunto da alcuni fatti di cronaca piuttosto eclatanti – “Carlo Giuliani, ucciso nel luglio del 2001 da un proiettile sparato da un esponente delle Forze dell’ordine, durante gli scontri a Genova per il G8; Federico Aldrovandi, morto dopo un pestaggio nel 2005; la vicenda delle perquisizioni alle scuole Diaz e Pascoli, sedi degli uffici del Genoa Social Forum” – durante i quali, secondo le accuse mosse dai relatori del provvedimento, “alcuni esponenti delle Forze di polizia si sono resi protagonisti di fatti gravissimi che è più che mai necessario accertare e chiarire per quanto attiene alla responsabilità politica, oltre che personale.”

Per prevenire una volta per tutte altri epidodi simili, e ricordando che “l’Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui le Forze di polizia non sono dotate di codici identificativi sulla divisa e sul casco, codici utili per individuare i singoli agenti e responsabilizzarli nel corso del servizio di ordine pubblico”, i firmatari del disegno di legge ritengono “necessario introdurre espressamente per legge l’obbligatorietà dei contrassegni identificativi individuali sulla divisa e il casco del personale di Polizia in servizio di ordine pubblico, per far sì che sia più difficile che eventuali abusi commessi da singoli restino impuniti.”

Come riporta l’articolo 3 del Provvedimento, “il casco di protezione e le divise indossati dal personale delle Forze di polizia devono riportare un codice alfanumerico, visibile a distanza, finalizzato a consentire l’immediata identificazione dell’operatore che lo indossa”; “i codici alfanumerici devono comunque essere di materiale atto a consentirne la visibilità da almeno 15 metri di distanza o in condizione di illuminazione insufficiente”; “l’amministrazione di appartenenza tiene un registro aggiornato degli agenti, funzionari, sottufficiali o ufficiali ai quali sono stati assegnati il casco e l’uniforme.”

I sindacati di categoria ribattono, però, che “il registro con i caschi numerati sarebbe a rischio: chi potrebbe scongiurare con certezza una fuga di notizie?”.

Il segretario nazionale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, fa notare che il giorno successivo alle proteste di piazza “ci sarebbero centinaia di segnalazioni, anche false, con relative denunce, che intaserebbero i tribunali. Si determinerebbe un clima di terrore, da caccia alle streghe, tra i colleghi. In un contesto di guerriglia è facile confondere un numero o una lettera…”.

La soluzione che il Sap propone è quella di è installare le telecamere sui caschi degli agenti, “invece i firmatari del ddl”, denuncia Tonelli, “all’articolo 5 introducono il divieto, per il personale, di portare con sé strumenti non previsti o autorizzati dai regolamenti di servizio”.

Nonostante questo, il disegno di legge continua ad avanzare senza intoppi e nell’ultima seduta in commissione Affari costituzionali, andata in scena il 2 dicembre scorso, c’è stata una positiva discussione degli emendamenti che non ha chiuso le porte – anzi – all’obiettivo di portare al più presto in Aula il disegno di legge. Con il benestare del viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico del Pd, che ha presenziato in commissione.

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.

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