Scandalo Mps, arriva la stangata: nel dossier bomba anche nomi che scottano

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Dopo mesi di indagini i Pm di Siena stanno per stringere il cerchio. E nella rete potrebbero finire nomi importanti insieme a personaggi politici.

 

Oltre 20 mila pagina per un dossier bomba. Quello stilato dai Pm Antonio Nastasi, Giuseppe Grosso e Aldo Natalini potrebbe avere effetti è una ricostruzione vera e propria che collega perfettamente tutti i passaggi del più grande crack finanziario italiano. Le indagini riguardano soprattutto l’acquisizione della Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, inchiesta che si intreccia con quella della procura di Milano sulla banda del 5%, una vera e propria organizzazione finanziaria che avrebbe “mangiato” sulle operazioni sfruttando triangolazioni con finanziarie italiane e straniere. I reati ipotizzati sono ostacolo alla vigilanza, manipolazione del mercato, falso in bilancio e in prospetto.

Per qualcuno degli indagati le responsabilità sarebbero solo parziali, per altri riguarderebbero invece tutte e tre le contestazioni. Domani mattina i Pm faranno partire le notifiche di conclusioni delle indagini con annessi rinvii a giudizio per gli indagati. Nel registro degli indagati al momento sembrano iscritti 8 persone:  l’ex presidente Giuseppe Mussari  accusato di concorso per falso in prospetto e concorso in manipolazione del mercato, l’ex dg Antonio Vigni (concorso in falso prospetto e ostacolo all’ autorità di vigilanza), il mantovano Daniele Pirondini, ex direttore dell’area finanza del gruppo bancario senese (concorso in falso in prospetto e in manipolazione di mercato), Raffaele Giovanni Rizzi (concorso in falso in prospetto), Marco Morelli (concorso in ostacolo alla vigilanza), Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti (gli ultimi tre ex componenti del collegio sindacale, tutti indagati in concorso per ostacolo all’autorità di vigilanza).

Inoltre in base alla legge 231 risulta indagata anche la banca Mps per responsabilità di impresa ma, ovviamente da domani potrebbero essere contestate anche altre accuse. Il nome che fa più scalpore, tra quelli presenti nel registro degli indagati, è quello di Giuseppe Mussari, per oltre 11 anni “signore” indiscusso di Siena e l’uomo alla cui porta bussavano tutti. L’ex presidente di Mps, ha passato una vita in politica muovendosi tra le fila di Pci, Pds, Ds e poi Pd, ma il salto lo fece nel 2001 quando venne nominato Presidente della Fondazione, stracciando la concorrenza del suo ex collega di partito Pierluigi Piccini.

Da quel momento la sua carriera subisce una notevole impennata e il suo ufficio spesso e volentieri ospitava politici, locali e nazionali, allacciando numerosi rapporti, divenendo un punto di riferimento della sinistra ma stringendo amicizie anche con personaggi dell’altro schieramento politico, come Giulio Tremonti. Ma nessuno, nemmeno lui forse avrebbe potuto prevedere un crollo così repentino. Da gennaio scorso, infatti, Mussari  è stato costretto a dimettersi anche da Presidente dell’Abi (associazione bancaria italiana) costringendolo a “ritirarsi” sulle colline senesi, visto che tra l’altro sembra diventato il colpevole di tutto.

Altri grandi imputati del processo sono l’ex Dg Antonio Vigni e l’ex capo dell’area finanza Gianluca Baldassarri. Sono accusati di ostacolo alle Autorità di vigilanza  in quanto accusati di aver nascosto il mandate agreement stipulato con la società giapponese di Nomura che avrebbe causato centinaia di milioni di perdite al Monte. Ma l’inchiesta strada facendo potrebbe allargarsi e toccare nomi ancora più altisonanti, visti i rapporti che intrattenevano i tre.

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