Santa Romana Chiesa S.p.A., indulgenze in vendita: il tariffario dei sacramenti e il Nuovo Medioevo

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E con questa siamo ufficialmente tornati al buio periodo medievale: corruzione, epidemie, disastri naturali, società divisa tra padroni e schiavi, tra chi vende le indulgenze e chi le compra. La Santa Romana Chiesa S.p.A. considera la vita e la morte due aspetti da valutare, non spiritualmente, bensì economicamente. E sul tariffario dei sacramenti c’è di tutto: ecco l’elenco delle voci.

 

Per rivestire le sedie in plastica della chiesa con un telo bianco la spesa è di 200 euro, per rivestire l’inginocchiatoio a sposi e testimoni ne servono altri 30. A questo va aggiunta “l’offerta libera”, che per chi viene da fuori Roma non è inferiore a 150 euro. La parrocchia fornisce una lista di fioristi e addobbatori convenzionati, unici che possono decorare tutta la chiesa.”

Questa è l’accusa, riportata da Alessio Schiesari sul Fatto Quotidiano, nei confronti di una Chiesa che il Papa vorrebbe “povera fra poveri” e che che cardinali e galoppini al seguito fanno di tutto per lasciare così com’è: vale a dire una fantastica e produttiva multinazionale. Santa Romana Chiesa S.p.A.

Anche al mausoleo di Santa Costanza e a Santa Croce di Gerusalemme, a Roma, la cerimonia nunziale costa 150 euro: 30 euro per la pratica, 120 per la celebrazione. Si scrive offerta libera ma in realtà è un’obbligo, un’indulgenza da acquistare altrimenti sull’altare non ci vai, come sanno perfettamente le coppie che hanno tentato di rompere gli schemi.

Nel giugno scorso, come denunciato dall’Ansa, lo scandalo del tariffario sacramentale scoppiò per colpa del parroco di Villa Baggio, nel pistoiese. L’omuncolo stilò un vero e proprio listino: 190 euro per le nozze, 90 per battesimi e funerali. Vita e morte, appunto, messe in vendita dagli “spacciatori” di indulgenze della Santa Romana Chiesa S.p.A.

Anche il parroco di San Francesco di Assisi a Termoli è finito nella bufera per aver stilato un documento in cui “suggeriva” ai fedeli una serie di pratiche, come riportato dai giornali locali: “Onde evitare – si leggeva nella velina sacerdotale – spiacevoli disguidi o dimenticanze, l’offerta minima per la preparazione e celebrazione del matrimonio è fissata a euro 150, 00 (30 euro al momento della chiusura della pratica e 120 al momento della celebrazione. Gli sposi che svolgono le pratiche matrimoniali in questa parrocchia e celebrano il sacramento del matrimonio fuori parrocchia dall’offerta minima di 30 euro.

“Strozzini”, l’epiteto più benevolo lanciato nei confronti del pretaccio.

A Venezia e Milano le nozze costano circa 400 euro, a Bari si scende a 370, a Napoli si può arrivare anche a 800.

Offerte libere. Offerte spontanee. La realtà è un’altra ma il gioco di parole serve a tenere lontana l’apparenza di contrattazione e commercio che rovinerebbe, così come già successo, l’immagine della Chiesa.

Eppure, secondo una wedding planner di successo, “quasi tutte le chiese più gettonate offrono un pacchetto completo: 350 euro con coro e organista.”

La reazione di Papa Francesco, che ogni volta sembra cascare dal pero, non si è fatta attendere: “Basta con il tariffario dei sacramenti”, ha intimato in un’omelia alla Domus Santa Marta. E poi ha chiuso con un aneddoto: “Ero con un gruppo di universitari e una coppia di fidanzati volevano sposarsi. Erano andati in una parrocchia ma volevano farlo con la messa e lì, il segretario parrocchiale ha detto ‘non si può’ perché ci sono altri turni”. Di fronte all’insistenza della coppia che voleva celebrare il matrimonio con una messa, ha riferito Papa Francesco, quel segretario di parrocchia ha intimato loro ‘pagate due turni’. E per sposarsi con la messa hanno dovuto pagare due turni. Questo – ha denunciato con forza Francesco- è peccato di scandalo”. Un peccato talmente grande che, come ha ricordato: “Noi sappiamo quello che dice Gesù a quelli che sono causa di scandalo: ‘Meglio essere buttati nel mare’”.

Occhio, pretacci, più che un monito sembra una vera e propria minaccia.

Buona domenica.

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