Sanità, follia in Molise: così il Presidente renziano gioca sulla pelle dei cittadini.

Sanità, a sinistra il Presidente del Molise Frattura e Matteo Renzi

Sanità, a sinistra il Presidente del Molise Frattura e Matteo Renzi

La sanità pubblica, in Italia e soprattutto in Molise, ha vissuto tempi migliori. Ma quel che accade a Isernia ha dell’incredibile e mette in grave pericolo la salute dei cittadini. Con evidenti vantaggi per il settore privato. Ecco cosa succede nella regione governata dal Presidente Paolo Di Laura Frattura, renziano doc.

Giulio soffriva da tempo di problemi di cuore. La sua congenita cardiopatia gli aveva causato spesso, nel corso degli anni, dei micro infarti, da cui si è salvato solo grazie ad un pronto intervento ricevuto nella struttura del Pronto Soccorso di Isernia.

Piera è una splendida bambina di 5 anni, viva per miracolo. Un giorno d’estate, punta da un’ape, ha subito uno shock anafilattico e solo grazie al pronto intervento ricevuto nella struttura del Pronto Soccorso di Isernia è riuscita a salvarsi.

Dario è un ragazzone di 20 anni, nel pieno delle forze e dell’entusiasmo giovanile. Ricorderà per tutta la vita quel maledetto incidente in auto, la corsa folle in ospedale e le ore in rianimazione. Dario era finito in coma dopo il tremendo botto contro una vettura guidata da una persona con un tasso alcolico troppo alto. I genitori di Dario, al suo risveglio, avevano abbracciato i medici del Pronto Soccorso di Isernia per avergli restituito la gioia di veder crescere il proprio figlio.

Giulio, Piera e Dario – nomi di fantasia dietro storie vere – sono i miracoli viventi del servizio sanitario pubblico, almeno di quello che funziona e che, in alcuni casi come quello del Ps di Isernia, ha mantenuto negli anni standard di eccellenza.

LA DECISIONE SCELLERATA

Nonostante questo i dirigenti dell’Asrem regionale, probabilmente male indirizzati dal Commissario per la Sanità Paolo Frattura – che è anche il Presidente renziano della Regione, in carica dal 2013 – vogliono depotenziare la struttura del Ps di Isernia.

Il motivo ufficiale è legato a una razionalizzazione della spesa, da compiere ovviamente sulla pelle dei cittadini; il motivo ufficioso, invece, ha ragioni politiche e nasconde l’intenzione di svuotare la struttura pubblica in favore di quella privata, con una manovra pericolosa e sottile.

Proviamo a fare chiarezza.

I dirigenti dell’Asrem vorrebbero smantellare l’attuale struttura del Ps di Isernia – affluenza media di oltre 24.000 pazienti l’anno – e obbligare i pochi medici e infermieri in servizio a coprire il lavoro anche nella struttura di Venafro, piccolo comune a circa 20 chilometri da Isernia, dove l’affluenza al Pronto Soccorso è di 6.000 pazienti l’anno, quindi 4 volte inferiore.

Parliamo di una decisione folle visto che, già così, a Isernia lavorano al limite: turni di 6 ore durante il giorno e di 12 durante la notte, turni in cui ogni medico deve seguire – mediamente e in contemporanea – almeno venti pazienti, con il rischio concreto e umano di confondersi e combinare guai irreparabili.

E se fino ad oggi nessuna disgrazia è mai accaduta bisogna ringraziare lo spirito santo e l’enorme professionalità di questa equipe di stakanovisti.

Come si può pretendere da quegli stessi medici che a Isernia seguono venti pazienti contemporaneamente di “coprire” anche la struttura di Venafro?

Se la sono posti questa domanda i dirigenti dell’Asrem?

EROI INSTANCABILI

E ancora: la cronica carenza di posti letto di cui soffre la regione Molise obbliga sovente gli “eroi” del Pronto Soccorso a trattenere i pazienti più gravi, quelli per cui viene previsto il ricovero, su barelle e lettini. Chissà quante volte vi è capitato di entrare in un Pronto Soccorso e trovarvi davanti scene di pazienti lasciati nei corridoi o “ammucchiati” negli anfratti più improponibili e insalubri. Bene: sappiate che non è colpa del personale del Pronto Soccorso ma di chi vuol destrutturare e distruggere la sanità pubblica in favore di quella privata.

Oltre il danno pure la beffa: non solo quei pazienti sono costretti a stare per ore, almeno finché non si libera un posto letto, su una barella ma non possono nemmeno ricevere cure dedicate da personale specializzato in interventi notturni. Perché manca.

A questa carenza strutturale fanno fronte gli “eroi” del Pronto Soccorso, e chi se no?, che pur di garantire un livello essenziale di assistenza si impegnano allo stremo delle forze. Con tutti i rischi che un tale sovraccarico di lavoro comporta.

LA LOBBY DELLA SANITÀ PRIVATA

Purtroppo la destrutturazione della sanità pubblica in Molise va avanti da anni: Michele Iorio, l’ex ras berlusconiano ora decaduto a semplice consigliere regionale, ne ha combinate di cotte e di crude. Ma il suo successore, Paolo Frattura, nonostante gli annunci (elettorali) di un netto cambio di rotta, ha disatteso le promesse.

L’attuale Presidente della Regione Molise durante la campagna elettorale aveva garantito ai cittadini molisani un miglioramento della sanità pubblica e nessuna concessione ai privati. Risultato: sta accadendo l’esatto opposto.

La medicina vicina al cittadino”, scriveva nel programma elettorale Frattura, che annuncia urbi et orbi: “Avvicineremo la sanità ai cittadini tra interventi tempestivi e centri di prima emergenza, accorgeremo i tempi d’attesa”. Risultato: sta allontanando la medicina dai cittadini, depotenziando una struttura che lavora in favore di una che non lavora, e i tempi di attesa saranno ancora più lunghi, visto che gli stessi medici dovranno coprire due strutture.

GLI ATTACCHI A FRATTURA

Frattura aveva raccontato la sua favoletta programmatica talmente bene da far andare in brodo di giuggiole persino la deputata del Pd Laura Venittelli, una poco incline ai facili entusiasmi, che accoglieva “con fiducia e soddisfazione la presa di posizione del presidente della giunta regionale del Molise che ha dichiarato pubblicamente come l’obiettivo del nuovo piano sanitario sarà quello di riequilibrare e rendere più efficiente la sanità pubblica, senza smantellarla a favore del privato”. Risultato: oggi la Venittelli vede Frattura come il cane vede il gatto. Non certo con amore.

Ancora più duro è l’altro deputato molisano del Pd, il dissidente Danilo Leva, che ha sostenuto la candidatura di Frattura ma ora gli fa le pulci perché vede che le cose non vanno come dovrebbero: “Non puoi continuare a dire che declassare l’Ospedale di Campobasso da DEA di II livello a DEA di I livello e gli Ospedali di Isernia e Termoli da DEA di I livello ad ospedali di base è praticamente la stessa cosa rispetto alla situazione attuale. Non è così, perché nel declassamento da DEA di II livello a DEA di I livello si andrebbero certamente a perdere : cardiochirurgia, neurochirurgia, terapia intensiva neonatale, chirurgia vascolare e chirurgia toracia; mentre, nel declassamento da DEA di I livello a ospedale di base si perderebbero: medicina generale, chirurgia generale, ortopedia, unità di terapia intensiva cardiologica, laboratorio diagnostica per immagini. Tutto questo significherebbe rinunciare ad avere un sistema sanitario pubblico di eccellenza che una volta svuotato non farà altro che rafforzare i privati: questa è l’amara realtà, ma evidentemente questa resta la tua idea di sanità”.

A gettare benzina sul fuoco ci hanno pensato i tecnici del Ministero della Salute che hanno giudicato totalmente deficitario il lavoro del Commissario Paolo Frattura, tanto è vero che il 18 dicembre scorso – come riportato dall’Ansa – ne hanno richiesto a gran voce la sostituzione. Bocciato senza appello sia dai politici che dai tecnici. Oltre che dai cittadini, sempre più sul piede di guerra come dimostrano le svariate manifestazioni e proteste che si succedono oramai da mesi a scadenze regolari.

TRA BLACK BLOCK E RISSE DA BAR

Non si può certo dire che il Presidente Frattura goda di consenso. Ma del resto se le va a cercare.

In questa situazione di disastro generale i dirigenti Asrem – pungolati dal Commissario – stanno pensando bene di togliere medici da una struttura di iper afflusso, Isernia, per mandarli a girarsi i pollici in una struttura dove l’afflusso è quattro volte inferiore, Venafro.

Per fare un esempio d’impatto è un po’ come se se durante gli scontri NoExpo i dirigenti delle Forze dell’Ordine avessero mandato gli uomini migliori a sedare una rissa da bar anziché a proteggere i cittadini milanesi dalle violenze dei black block. Una follia.

Ma non è finita qui e l’aspetto più pericoloso e drammatico ve lo dobbiamo ancora raccontare.

Vi ricordate dei “miracolati” Giulio, Piera e Dario, i nostri amici salvi solo grazie al pronto intervento del Ps di Isernia? Sono vivi perché il nosocomio di Isernia è provvisto di tutti i reparti di emergenza: chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia e rianimazione.

Venafro, invece, non ha questi reparti: se il Ps di Isernia fosse già stato depotenziato, ora Giulio, Piera e Dario sarebbero morti. E chi li avrebbe questi morti sulla coscienza?

EUTANASIA DELLA SANITÀ PUBBLICA

Purtroppo negli anni passati la Giunta Iorio ha “ucciso” l’ospedale di Venafro, privandolo dei reparti di chirurgia, ginecologia e pediatria. Non c’è un cardiologo nell’arco delle 24 ore e la rianimazione viene effettuata non con medico presente ma con medico reperibile. Questo significa che un paziente con codice rosso da rianimare immediatamente deve aspettare che il medico arrivi in ospedale. E se non è già morto potrà comodamente ricevere le cure necessarie. Frattura vorrebbe forse completare l’opera di Iorio? Dopo Venafro ora tocca a Isernia?

È francamente sconcertante sapere che la salute dei cittadini viene messa così a repentaglio da dirigenti, strapagati, che invece dovrebbero tutelarla.

Sarebbe il colmo se un cardiopatico o una donna incinta arrivassero nel Pronto Soccorso di Venafro e si sentissero rispondere: “Andate a Isernia perché qui non possiamo curarvi”. Ma questo accadrà perché è impensabile curare un cardiopatico senza reparto di cardiologia o assistere una donna incinta senza un reparto di ginecologia.

Non sappiamo se questo articolo riuscirà a fermare l’assurda decisione e non sappiamo se dare la colpa di questa decisione ai dirigenti dell’Asrem o al Commissario dell’Asrem Paolo Frattura.

Quando in gioco ci sono le vite dei cittadini si pensa solo a lanciare l’allarme e sperare che qualcuno rinsavisca.

Ma c’è una domanda, o meglio un dubbio, che ci sfiora da quando siamo venuti a conoscenza del “fattaccio”: quale ragione può mai spingere un uomo sano di mente a compiere una follia simile?

Lo abbiamo detto, ufficialmente si tratta di ragioni economico-finanziarie: le vite dei cittadini molisani verrebbero sacrificate sull’altare della spending review.

Ma dietro questa ufficialità c’è dell’altro.

DUBBIO LEGITTIMO: ACCORDI POLITICI SOTTOBANCO?

Viene il dubbio che si voglia distruggere, con cinico raziocinio, la sanità pubblica in favore di quella privata.

C’è qualche legame tra questa “strategia” e il rapporto politico-elettorale che il Presidente e Commissario Paolo Frattura ha con Aldo Patriciello, europarlamentare di Forza Italia e ras della sanità privata in Molise con il colosso Neuromed?

Il dubbio potrebbe essere legittimo, visto e considerato che Aldo Patriciello ha fortemente sostenuto la candidatura (di centrosinistra) di Paolo Frattura e che il cognato di Patriciello, Vincenzo Cotugno, sostiene apertamente la maggioranza di centrosinistra con la lista Rialzati Molise. In casa Patriciello il Patto del Nazareno è arrivato con largo anticipo.

E il dubbio diventa ancora più forte quando si viene a conoscenza del progetto della Neuromed di aprire un pronto soccorso. Così i pazienti che a Isernia e Venafro non troverebbero più adeguati livelli di assistenza andrebbero a finire direttamente tra le care braccia della sanità privata.

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