Caso Ruby, B. assolto in via definitiva. Ma nel processo censurati nomi legati a P2 e Mafie: perchè?

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Ieri la Corte di Cassazione ha assolto, in via definitiva, Silvio Berlusconi dalle accuse per per concussione e prostituzione minorile. La Cassazione, dopo una camera di consiglio durata oltre 9 ore, ha confermato la sentenza di appello che il 18 luglio scorso, aveva ribaltato quella di primo grado, in cui l’ex premier era stato condannato dal tribunale di Milano a 7 anni. Nelle motivazioni della sentenza di Luglio si leggeva che “la conoscenza della minore età” di Ruby “da parte di Silvio Berlusconi” è “circostanza non assistita da adeguato supporto probatorio”. Quindi B. poteva non sapere. Ma l’aspetto scioccante è un altro: è stata “acquisita prova certa dell’esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate in cui partecipò Karima El Mahroug”. Per la prima volta nel mondo occidentale viene dimostrato che un Premier esercitasse attività prostitutiva nella sua residenza. Nonostante questo, ci sono ancora personaggi nell’ombra, i cui nomi non vengono fuori ma che legano il caso Ruby a P2 e Mafie. Ecco chi sono e perchè le loro figure vengono censurate dai media.

 

Ritornano in mente con forza le parole di Veronica Lario subito dopo lo scandalo “Noemi”, quando parlò di “un uomo malato”. Se, infatti, i magistrati appurassero quanto riportato nei documenti resi noti, ci si dovrebbe chiedere come mai un uomo decide di correre tanti rischi – vista la sua posizione  – per “rilassarsi” con belle donne. Se ne dedurrebbe uno stato di salute segnato per lo meno da uno scarso autocontrollo.

Nonostante questo, tuttavia, il caso “Ruby”, a differenza dei precedenti (vedi Noemi e la D’Addario) rimane pervaso da un alone di mistero, di dubbio imperscrutabile su alcune vicende che sembrerebbero contingenti, ma forse – chissà – contingenti non sono.

Iniziamo, ad esempio, col ricordare quanto accadde alla fine di agosto. In quel periodo, infatti, “sconosciuti forzano la porta del capo dei Gip, Laura Manfrin – si legge in una nota AGI di quei giorni – e cercano di aprire l’armadio dove sono custodite alcune carte dell’inchiesta. Due giorni dopo, nel mirino, finiscono porta e armadi dell’ufficio del Gip, Cristina Di Censo, titolare dell’indagine”. Insomma, sconosciuti hanno cercato di rubare e manomettere documenti delle indagini. La domanda sorge spontanea: perché mai? E soprattutto: chi è stato? La Procura, allora, cercò di capirlo aprendo un’inchiesta a carico di ignoti. I controlli, però, non portarono a nulla e alla fine il caso venne archiviato. Ma i sospetti rimangono. Soprattutto se si tiene presente che alcune voci interne alla Procura, già allora, confermarono che i documenti in questione fossero quelli riguardanti proprio le dichiarazioni di Ruby alle feste ad Arcore.

Ma non terminano qui le stranezze della vicenda. A prescindere, infatti, dai possibili rilievi giudiziari, le notti brave del nostro premier si potrebbero tingere di altri particolari da non sottovalutare. Sullo sfondo si potrebbe profilare l’ombra delle criminalità organizzate. A cominciare dalla ‘ndrangheta. Al centro della vicenda Lele Mora, indagato per favoreggiamento della prostituzione. Come rivelato anche da “Il Fatto Quotidiano”, il talent-scout è “più volte citato in una serie d’informative sull’attività dei clan campani e calabresi nel nord Italia”. Non è un caso, allora, che, quando nel 2009 Giuseppe Scopelliti sale in Lombardia per accordarsi con Mora affinché gli fornisca qualche artista per la notte bianca della città di cui era sindaco (Reggio Calabria), lo stesso Mora non si presenta all’incontro, ma manda un suo fido socio, Paolo Martino, cugino del boss della ‘ndrangheta Paolino De Stefano, ucciso nel 1985.

Martino, d’altronde, non è da meno al cugino: precedenti per mafia, traffico di droga e, secondo molti, ruolo determinante nella latitanza di Franco Freda, il terrorista nero processato per la strage di piazza Fontana. Ed oggi Martino continua ad essere un uomo di peso degli affari al Nord. Scrive “Il Fatto”: “a Milano ci è arrivato (anzi tornato), nel 2006 con un compito preciso: gestire gli affari della criminalità organizzata calabrese in Lombardia”.

Ma cosa c’entra Martino con Mora? È proprio quello che gli inquirenti vorrebbero scoprire. Soprattutto se si tiene conto che Lele Mora è passato da una situazione economica drammatica (dopo Vallettopoli la sua società – la LM Management – aveva un buco di quasi 20 milioni di euro) ad una rinascita coi controfiocchi: lui stesso, infatti, ha ammesso di essere proprietario di 40 appartamenti nei quali ospita le ragazze della sua agenzia. Dove ha preso il denaro Mora? E perché è Martino – e non Mora – a discutere di eventi da realizzare in Calabria? Probabilmente le due domande (e le due risposte) sono legate.

E Silvio Berlusconi, cosa c’entra? Probabilmente nulla, probabilmente sono questioni che toccano soltanto Lele Mora. Eppure il dubbio rimane: in uno degli ultimi video-messaggi il Presidente del Consiglio dichiara di aver “aiutato” il talent-scout “in un momento di grande difficoltà economica […] e so che quando potrà mi restituirà quanto gli ho prestato”. Senza peraltro dimenticare che il nome di Mora compare anche in altre carte processuali, quelle sulla nuova P2 (evidentemente legata a Berlusconi). Si legge nelle relazioni: “Pasquale Di Martino (imprenditore campano, vicino al clan camorristico dei Sarno, ndr) ha instaurato rapporti con Lele Mora e Flavio Carboni e, dal tenore di molte conversazioni intercettate, tali contatti sembrano essere finalizzati a realizzare, tramite tali personaggi, importanti iniziative imprenditoriali verosimilmente nel settore dei casinò”. È sul casinò, infatti, che questi uomini pare stiano investendo: “fino al 2007 – rivela ancora “Il Fatto” – Martino è stato socio della Lucky World, una srl […] specializzata in compravendita di videopoker. Al suo fianco sedeva Francesco Lampada, arrestato il primo luglio per mafia, mentre amministratore della Lucky era un collaboratore di Mora, Stefano Trabucco […] socio della Stella srl, assieme a altre persone poi coinvolte nell’indagine sulla cocaina all’Hollywood: la discoteca in cui Lele ha officiato le serate seduto su un trono dorato”. Insomma, intrecci su intrecci. Non solo sesso pare.

E d’altronde non sarebbe nemmeno la prima volta che si parla di questa miscellanea di soldi, sesso, criminalità. Appena uscita la notizia dello scandalo Ruby a novembre, infatti, anche a Palermo alcuni magistrati, impegnati da tempo in un’indagine su narcotraffico, giunsero nuovamente al nome di Berlusconi legato a festini, donne, soldi, sesso. Al centro di questa filone le rivelazioni di Perla Genovesi, attivista di Forza Italia e assistente parlamentare di Enrico Pianetta, senatore lombardo del Pdl. È lei a parlare di festini “orgiastici” organizzati nelle ville di esponenti del Pdl in Sicilia, ma anche al Nord.

Ma soprattutto Perla Genovesi era anche e soprattutto in contatto con persone vicine al clan mafioso di un paese in provincia di Trapani, Campobello di Mazara, come Vito Faugiana e Paolo Messina, da molti ritenuto esponente di spicco del clan di Campobello e uno di quelli che proteggono la latitanza di Matteo Messina Denaro, boss di Cosa Nostra. I due – Faugiana e Messina – insieme alla stessa Perla Genovesi, nel 2010 vennero arrestati per associazione a delinquere finalizzata all’importazione e commercio internazionale di sostanze stupefacenti, aggravata dal fatto che venne costituito un’organizzazione criminale operativa a livello internazionale.

Senza dimenticare, infine, il caso Noemi e il possibile ruolo del padre negli affari camorristici. Come riportato anche da un’inchiesta de “La voce delle voci” (da noi ripresa), “a Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell’ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano”.

Ma ora è tutto finito e Berlusconi, come lui stesso ha dichiarato, “è pronto a tornare in campo.”

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