Report ci svela il mondo (oscuro) che si cela dietro le nomine nelle aziende pubbliche

 gabanelli report finme

Così come per ministri e sottosegretari, nemmeno per scegliere i vertici delle società di Stato competenza e qualità sembrano i requisiti essenziali. L’imbarazzo del vice-ministro dell’Economia e tutti i casi che lasciano perplessi: da Ciucci a De Gennaro.

 

Quando mancano le risposte, meglio appellarsi al «treno che parte». Incalzato dalle domande di Report sui criteri di selezione delle nomine ai vertici delle aziende pubbliche, Stefano Fassina ha tentato di cavarsela con una banale motivazione, per evitare di rispondere alla domanda su De Gennaro a Finmeccanica, scatenando la reazione non certo benevola dei commentatori sui social network. Non era la sola risposta imbarazzata: a questa si aggiungono quelle su diverse decisioni prese dal governo Letta, per quanto riguarda le scelte sui vertici delle società di proprietà dello Stato. 

REPORT E LE MANCATE RISPOSTE DI FASSINA SULLE NOMINE – Sono passati pochi mesi da quando, lo scorso giugno, il Ministero dell’Economia ha varato una nuova direttiva per selezionare i vertici manageriali delle oltre32 società partecipate dallo Stato. Le prime nomine sono arrivate la scorsa estate: dall’Anas ad Invitalia, passando per Ferrovie dello Stato e Finmeccanica, dove è sbarcato – non senza polemiche – l’ex capo della polizia ai tempi della Diaz Gianni De Gennaro. Ma quali requisiti sono necessari per scegliere i nuovi top manager? Così come nel caso delle nomine di ministri, vice-ministri, sottosegretari e presidenti di commissione, ancora una volta non sembrano essere qualità e competenza i criteri richiesti, né i risultati aziendali. Report lo dimostra con una “fotografia” che analizza quelli che dovrebbero essere i “gioielli” di Stato. A partire dall’Anas, società per azioni con un unico socio, il Ministero dell’Economia. Dal 2006 a guidarla, in veste di Presidente e amministratore delegato, èPietro Ciucci – storico sostenitore del Ponte sullo Stretto di Messina – , che gestisce i 24mila chilometri della rete delle strade statali e autostradali. Come spiega Marco Filippi, del Pd, Ciucci è stato in grado di “consumare tutto l’avanzo d’amministrazione dell’azienda”. Del miliardo e 300 milioni di euro circa del 2006, sono rimasti appena dieci milioni di euro. «Ma come è stato possibile?», chiede l’inviato Luca Chianca. Di certo non per le opere pubbliche, ma soltanto  per «contenziosi registrati su lavori in corso, varianti suppletive, interventi progettuali non previsti». In pratica, costi lievitati rispetto a quanto previsto. Tutto mentre la rete autostradale italiana lascia a desiderate, tra cantieri infiniti e lavori dai costi impazzisti, con il simbolo negativo della Salerno-Reggio Calabria, l’eterna incompiuta. Senza parlare di altri collegamenti, come la E-45, o della stessa partita sul Ponte dello Stretto, con Report che ricorda come – durante la gestione Ciucci – sia stata stabilita l’ingente penale (dai 300 agli 800 milioni) a favore del consorzio Eurolink in caso di mancata ultimazione dei lavori. Eppure il 9 agosto Ciucci è stato confermato alla guida di Anas, proprio comeMauro Moretti alle Ferrovie dello Stato (confermato anche il presidente Lamberto Cardia, ex Consob ai tempi del crack Parlmalat). Conferme anche per Domenico Arcuri e Giancarlo Innocenzi (ex Agcom e vicino a Berlusconi) a Invitalia.

REPORT E QUELLE NOMINE CONTESTATE – Ma per le nuove nomine come hanno scelto? Incalzato da Luca Chianca, a (tentare di) rispondere è il viceministro dell’Economia Stefano Fassina: «Sono stati confermati quei manager che si riteneva avessero lavorato bene», spiega. E il caso Ciucci? Fassina si difende: «Lei mi attribuisce responsabilità che non ho», si limita a replicare. Fassina parla di “rinnovamento da attuare”, ma quando c’è stata l’occasione, come spiega Chianca, non è stato cambiato nulla. «Da esponente del Pd ho le mie opinioni, ma non decido io», continua il vice-ministro, ricordando come nel governo di larghe intese ci fosse anche il Pdl. Eppure a Giugno il Ministro delle Finanze ha varato una direttiva per selezionare i manager migliori, basata sulla trasparenza. Ma Scelta civica non l’ha votata. Le ragioni le spiega Linda Lanzillotta: «Non sono stati votati due emendamenti. Il primo era quello che vietava la nomina di ex parlamentari e consiglieri regionali, se non fosse passato prima un anno dal termine del mandato. L’altro prevedeva che chiunque non poteva rivestire la carica di amministratore all’interno delle società per più di tre mandati (nove anni)». Un emendamento ad hoc per Paolo Scaroni (Eni), Fulvio Conti (Enel), Massimo Sardi (Poste italiane), che l’anno prossimo potrebbero essere nominati per la quarta volta. Fassina si difende: «Prima di questa direttiva non c’era alcuna trasparenza».

IL CAPITOLO DE GENNARO – Poi c’è il caso De Gennaro, arrivato tra non poche polemiche alla guida di Finmeccanica. La sua nomina è passata attraverso la direttiva? Fassina parla di “scelta politica”, peccato che Letta avesse detto il contrario, facendo proprio alla stessa direttiva sulla trasparenza. Chi l’ha voluto? «Sono scelte che compie il governo», ripete Fassina. Ex capo della polizia, commissario ai rifiuti in Campania, sottosegretario ai servizi segreti, non si capiva quali competenze De Gennaro avesse per ricoprire il ruolo nella holding di Finmeccanica. Un mese prima della sua nomina, era stato Luigi Bisignani a fare il suo nome. «Non lo so, non leggo le dichiarazioni di Bisignani», si limita a rispondere Fassina, non prima di aver cercato di rifuggire alla domanda, con una motivazione banale: «Ho un treno in partenza», aveva spiegato Fassina, imbarazzato. C’è anche il passaggio sulla centrale di Porto Tolle, chiusa da qualche anno. Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Enel, e Fulvio Conti, oggi a capo dell’azienda partecipata dallo Stato, sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Rovigo. Il motivo? I vertici sono accusati di disastro ambientale, per lo sversamento in atmosfera di sostanze superiori a quelli che sono i quantitativi consentiti dalla legge. Senza dimenticare Mauro Moretti: ”rinviato a giudizio per il disastro ferroviario di Viareggio”, si spiega. Tutti sono rimasti però al loro posto. Per loro niente “decadenza”.

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