Rapporto Dna 2013, “Le bombe di Reggio nel 2010 non sono solo ‘ndragnheta”…

rapporto dna 2013 le bombe di rfeggio non sono solo ndragheta

Roberto Galullo esamina e affronta così a lettura di una delle parti più interessanti della relazione del sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio, confluita nel Rapporto di fine 2013 della Dna e spedita il 24 gennaio alle Istituzioni in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2014.

 

Se mi avete seguito nel precedente articolo sapete che una parte fondamentale della relazione di Curcio è quella dedicata a Giovanni Zumbo, che Curcio descrive soavemente come «commercialista/custode giudiziario/massone/collaboratore dei servizi d’informazione/ amico della ‘ndrangheta».

La vicenda Zumbo consente di misurare quale sia il livello al quale è giunta la capacità d’infiltrazione della ‘ndrangheta. Che per Curcio supera i pure preoccupanti (ed endemici) rapporti fra livello mafioso e livello politico locale, o fra elementi, anche di rilievo, del sodalizio mafioso ed appartenenti a qualche struttura periferica degli apparati statali. «Qui il contesto è diverso – spiega infatti Curcio a pagina 127 della relazione – .

 

Parliamo di un appartenente al ceto professionale della borghesia cittadina, che coniugando i normali rapporti che un professionista può avere con la classe dirigente anche statale, con quelli con la ‘ndrangheta, riusciva a fare da trait de union fra la parte malata della prima e la seconda. E che il caso non sia isolato è confermato da numerose e rilevanti indagini sviluppate nel periodo in esame da cui è risultato che non trascurabili settori della borghesia professionale e dell’imprenditoria che per ragioni professionali e sociali erano in grado di avere rapporti con esponenti delle Istituzioni, della Magistratura, della politica, erano, contemporaneamente, proni alla Mamma di Polsi».

 Devo dire che, sapendo che le indagini sono affidate a magistratiCurcio (e anche altri, sia ben chiaro) e a due Procure come quelle di Reggio Calabria e quella nazionale di Roma guidate da capi come Federico Cafiero De Raho e Franco Roberti, i motivi di speranza nell’andare oltre gli stereotipi mafiosi sono alti.

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