“Pompei vergogna nazionale e simbolo del decadimento”, la Germania attacca l’Italia. Ma non ha torto

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Il titolo è una citazione del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, che teme una “cattiva figura”. Il feuilleton della tedesca Sueddeutsche Zeitung parla di Pompei e bastona l’Italia: “Vergogna nazionale – si legge nel sottotitolo -: a Pompei crollano muri, e il degrado diventa simbolo del malfunzionamento del Paese”.

 

Il caso di Pompei, come quello dell’Aquila, si legge nel testo, fornisce “la misura di quanto lo Stato italiano sia in grado di agire in modo risoluto ed efficiente”. L’articolo riferisce di come il passaggio da un governo all’altro abbia inciso negativamente sui progetti di manutenzione dell’antica città romana. Citando il cambio ai vertici dell’organizzazione che avrebbe dovuto occuparsi del sito archeologico, “il grande progetto Pompei” sotto il governo Monti, il giornale spiega che le nomine effettuate non sono mai diventate operative, e “così non si è arrivati neppure a formare la squadra di 30 archeologi e tecnici di cui ci sarebbe stato bisogno. Poi è cambiato il governo. E i muri sono crollati”.

Ogni crollo per me è un’enorme sconfitta“, dice il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hahn, che sottolinea di fare molta “pressione sul governo italiano perché si occupi di Pompei”. “Quando il presidente della Regione Stefano Caldoro – scrive ancora Sz – riconosce ‘corriamo il pericolo di non fare una bella figura’, manifesta, per quanto in modo molto italiano, quanto lui prenda a cuore questa critica politica.

E allora è da capire anche la fretta del ministro della Cultura Dario Franceschini, che appena 10 giorni dopo l’insediamento ha convocato una conferenza stampa su Pompei: ‘So bene che gli occhi della comunita’ internazionale osservano cosa siamo in grado di fare a Pompeì”. Sono stati messi a disposizione 2 milioni di euro per Pompei negli ultimi giorni, continua il giornale. La burocrazia potrebbe complicare la strada degli investimenti: per quanto questa serva “a evitare la corruzione”

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