“Politica manovrata”. Nella nuova legge di stabilità stanziati 40 mln per navi da guerra

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Il portavoce dei Verdi contro i 3 miliardi in vent’anni che la finanziaria destina alla “difesa degli interessi nazionali nel settore marittimo”. “Questo mentre si tagliano i servizi essenziali. E non regge il sostegno al settore strategico: neanche una parola quando hanno chiuso Irisbus e le imprese che facevano innovazione tecnologica. Investendo sulla messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico si creerebbe lavoro per 200mila persone”

 

Mentre, passata la tempesta mediatica, prosegue placida la navigazione africana della portaerei “Cavour”, riconvertita in “spazio espositivo” del campionario della migliore produzione bellica nostrana la legge di Stabilità al Senato licenzia un paio di commi per “la difesa degli interessi nazionali nel settore marittimo, oltre che per sostenere l’industria naval-meccanica”. In sintesi, soldi per la costruzione di nuove navi da guerra. Così, mentre la pressione fiscale si mantiene a livelli di asfissia e si taglia dappertutto, il governo destina 40 milioni nel 2014, 110 del 2015 e 140 dal 2016 e per i successivi vent’anni alla “difesa” di quegli “interessi nazionali” (comma 21), a cui si sommano 400 milioni di “sostegno” al settore aereo navale (comma 22). Tre miliardi di euro da qui al 2033, una media di 150 milioni annui. Inaccettabile per il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, una decisione scaturita dalla politica della mediazione del governo di larghe intese. Che rivela, dietro i discorsi di facciata, una assoluta mancanza di attenzione per il futuro del Paese e delle sue nuove generazioni.

Bonelli, cosa c’è dietro?
“C’è che quel settore è costituito di ‘untouchables”, intoccabili. Tre miliardi di euro in vent’anni, un enorme investimento pluriennale che, per una legge del 2003, deve necessariamente essere diviso tra i ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico. Ma lo dimostrano anche altri numeri. In questi anni i fondi della Difesa sono stati esenti da qualsiasi spending review. Nel 2013 quei fondi ammontano a 14,4 miliardi di euro, 800 milioni in più del 2012, in cui non sono considerati i soldi per i carabinieri. Mentre si taglia sui servizi essenziali al cittadino, sanità, trasporto pubblico locale, il bilancio della Difesa aumenta vertiginosamente. L’Italia investe su sistemi d’arma che arrivano a toccare i 40 miliardi di euro. Se pensiamo ai caccia Eurofighters, 21 miliardi che ricadono nel bilancio del Ministero dello Sviluppo economico. Gli

F-35, altri 12 miliardi. I gadget elettronici per i cosiddetti ‘soldati del futuro’, 800 milioni di euro. Gli elicotteri NH90, quasi 4 miliardi di euro. L’Italia è dentro il progetto del satellite-spia Cosmo-Skymed, che ci costa 229 milioni di euro. Cifre incredibili”.
 
Presidio del Mediterraneo, impegni Nato, missioni di pace. Si possono considerare “normali” simili investimenti?
“Penso che in questa finanziaria sia presente una evidente questione morale. Quando si chiedono sacrifici agli italiani, si tagliano i servizi. C’è un trasporto pubblico ormai al collasso. Mentre a Parigi, Londra e Berlino si investono nel trasporto pubblico cifre imparagonabili a quelle destinate in Italia al settore, a Napoli le corse della Circumvesuviana vengono ridotte del 50%. Per non parlare dei trasporti di Roma, la Capitale, e di tante altre città. Con un’evidente implicazione ambientale: senza un trasporto pubblico ecologico, circolano tante auto. E lo smog uccide. Mi indigna che in questa finanziaria vi sia un atteggiamento di assoluta mancanza di attenzione per le future generazioni. L’Italia va verso il collasso territoriale. Investendo su un piano di messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico si creerebbe lavoro per 200mila persone. Invece…”.

Ecco, il lavoro. Un argomento a difesa dell’investimento militare è quello che considera il settore navale un asset strategico del sistema industriale italiano. Finanziandolo, quindi, si sostiene l’impresa e l’occupazione. L’Ilva, ad esempio.
“Non mi convince, non regge. Abbiamo permesso la chiusura di altri asset fondamentali senza che nessuno dicesse una parola. Irisbus, che produceva autobus ecologici. Nelle energie rinnovabili, imprese che producevano inverter per il fotovoltaico se ne sono andate in Spagna. Chiudono piccole e medie imprese che facevano innovazione tecnologica. E nessuno dice niente. Nel settore dei trasporti si possono fare altri investimenti in grado di mettere in moto il Paese. Autobus ecologici e metropolitane, che rendano le città più vivibili e più belle. Invece le città cadono nel degrado per l’assenza di una politica industriale. Il settore delle armi, invece, è in grado di condizionare la politica. E per capire fino a quale livello basta guardarsi le carte di recenti inchieste ( 

Finmeccanica, ndi), in cui si parla di tangenti. Ricordo le parole di un grande presidente, Sandro Pertini: “è necessario svuotare gli arsenali e riempire i granai”.

Un prezzo pagato per la stabilità dell’esecutivo?
“Non è solo una questione di sostegno al governo. Il sistema delle armi ha condizionato anche il centrosinistra fortemente, almeno una parte. L’Italia ha bisogno di una nuova politica in materia di difesa. Se l’Italia in Europa fosse portatrice di una posizione forte per costituire un solo esercito continentale, anziché averne tanti nazionali, si potrebbero liberare fondi con cui rilanciare la cooperazione e aiutare i Paesi poveri. Altro dato inaccettabile: il recente segnale di allarme per una polizia sotto organico, e quindi in difficoltà nella lotta alla criminalità. Queste sono la priorità, ma il governo delle larghe intese subisce la mediazione, non è politicamente forte. E all’interno del centrosinistra convivono posizioni che si sovrappongono a quelle del centrodestra”.

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