Papa Francesco sta mettendo a rischio i “buoni rapporti” tra Chiesa e mafia. E a qualcuno non piace

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John Dickie  è studioso di Studi italiani all’Università di Londra e autore di “Cosa Nostra, Storia della mafia siciliana”.

 

 

Dickie non ha esitato a fare un excursus storico spiegando come mai le due “istituzioni”, mafie e Chiesa hanno sempre avuto buoni rapporti e, fino ad oggi, hanno tirato avanti mediante una tolleranza reciproca.

Per lo studioso, la Chiesa si è sempre macchiata di una sola colpa: il silenzio tenuto in decenni di crimini. Per decenni la mafia ha agito in modo indiscriminato sia in Italia, sia all’estero e questo è avvenuto senza che i vari Papi proferissero parola. “Non giudicare o sarai giudicato” disse Gesù.

E la Chiesa ha seguito l’insegnamento alla lettera,  non giudica, di più,  perdona i crimini della mafia laddove non può far finta di ignorarne i gesti.

 E così Dikie prosegue nel suo racconto: “Durante la guerra fredda, la Chiesa si trovava saldamente nel campo anti-comunista. I boss mafiosi avevano tutto l’interesse a porsi come baluardi contro la minaccia rossa, e ciò è avvenuto fino all’avvento della Democrazia Cristiana – il partito politico cattolico che ha tenuto il potere fino al 1994. Nel 1964, il cardinale arcivescovo di Palermo ha denunciato qualsiasi discorso mafioso, come un complotto comunista per infangare la Sicilia. Nel 1982, Giovanni Paolo II visitò Palermo nel bel mezzo di una guerra di malavita che ha visto centinaia uccisi, e lui non ha usato una sola volta la parola “Mafia”..

Dikie aggiunge che “i mafiosi hanno imparato a parlare il linguaggio religioso e usarlo per i propri fini”, non a caso “i gangster italiani sono credenti”.

Lo studioso, per aggiungere altre argomentazioni alla sua teoria, dice di aver “visitato molti dei bunker fortificati che ‘boss ndrangheta hanno costruito” per nascondersi e non ce n’era uno senza “crocifissi,  statuette di santi e dipinti della Vergine Maria”.

Secondo Dickie, fu lo stesso Giovanni Paolo II che si recò in Sicilia durante la guerra di mafia, a porre la parola “fine” a questi rapporti di reciproca tolleranza. La mafia uccise il sacerdote Puglisi (ma anche don Peppe Diana ucciso dalla Camorra) oltre ai giudici Falcone e Borsellino. Inoltre era finita la guerra fredda e il pericolo rosso era stato ormai annientato.

”Da allora, il Vaticano ha radicato la sua presa di posizione contro la mafia. Un importante gesto simbolico è venuto all’inizio di quest’anno, quando don Pino Puglisi, sacerdote di Palermo ucciso da Cosa Nostra nel 1993, è stato beatificato”.

Ma oggi la mafia ucciderebbe davvero papa Bergoglio? Secondo Dickie, la pulizia che il Papa ha fatto nello Ior potrebbe aver colpito gli interessi della mafia, ma è difficile pensare che la criminalità organizzata possa macchiarsi di un simile crimine, sia per timore delle ripercussioni, sia perchè ormai ha imparato a confidare nella discrezione della curia romana.

Se tutti i capitali sporchi potranno essere ripuliti senza far troppo rumore, il papa non correrà rischi eccessivi.

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