Papa Francesco caccia un prete accusato di pedofilia: era il riferimento di CL in Lombardia

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Parliamoci chiaro: se continua su questa strada – giustissima – Bergoglio rischia di fare una brutta fine. Come l’ultimo Papa che ha provato a combattere i Poteri Forti, quell’Albino Luciani scomparso misteriosamente dopo soli 33 giorni dalla sua elezione. Questa volta Papa Francesco attacca Comunione e Liberazione, cacciando il suo riferimento lombardo: un prete accusato di pedofilia…

 

Con una missiva senza appello Bergoglio ha fatto fuori don Mauro Inzoli, prete di riferimento di Cl in Lombardia, accusato di pedofilia: “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale“.

Via per sempre dalla Chiesa. Ma Bergoglio ci va giù ancora più duro, scrivendo che Don Mauro Inzoli “non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l ’ Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo“.

Come riporta l’Huffington Post, Inzoli non è un prete qualsiasi perché “è stato per vent’anni uno dei punti di riferimento di Comunione e liberazione in Lombardia, animatore della Onlus “Fraternità“, associata della Compagnia delle opere e da anni presente al Meeting di Rimini”.

Fino alla missiva di Papa Francesco si è parlato semplicemente di “presunti abusi” per colui che – secondo il Corriere della Sera – sarebbe stato “il confessore di Roberto Formigoni”, ex presidente della Regione Lombardia e storico esponente di Comunione e Liberazione.

C’è da dire, però, che la verità su Don Inzoli è esplosa il 26 giugno scorso, quando il vescovo di Crema, Oscar Cantoni, ha scritto una lettera in cui sottolineava – proprio in riferimento alla vicenda di Inzoli – che “in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza“.

A queste parole, pesantissime, ha risposto Franco Bordo, onorevole di Sinistra Ecologia e Libertà, che ha “provveduto a depositare presso la procura della Repubblica di Cremona un esposto in merito alla vicenda che coinvolge un sacerdote di Crema, esponente di rilievo di una realtà come Cl, presidente per anni del Banco Alimentare, che le Autorità religiose e il Vaticano ritengono coinvolto in atti di abuso nei confronti di minori, per capire se esistono anche iniziative a favore della legalità da parte dell’autorità giudiziaria italiana e delle nostre forze dell’ordine.”

E adesso si è mosso anche il sindaco di Crema Stefania Bonaldi: “Con riferimento a quanto in oggetto ed apprese con sgomento dalla stampa notizie in merito ad “abusi su minori” accertati dalla autorità ecclesiastica da parte del sacerdote Mauro Inzoli, per anni presidente della Associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà da parte di Codesta Spett.le Azienda, sono a chiedere che si proceda ad una puntuale ed immediata indagine, anche eventualmente attraverso figure professionali esterne, presso i minori affidati negli anni in cui la Associazione era presieduta dal suddetto don Inzoli, al fine di fugare ogni dubbio rispetto ad eventuali abusi subiti dai minori affidati.

Questo è certamente un grande passo avanti della Chiesa Cattolica, guidata da Papa Francesco, nella lotta contro la piaga dei preti pedofili.

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