Pagare con il bancomat? L’eterno balletto del Governo ci fa perdere milioni di euro

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Da gennaio chi vende prodotti o servizi si sarebbe dovuto dotare del Pos. Senza eccezioni. Poi la norma si è impantanata. Il risultato è che i consumatori perdono una comodità e l’Italia subisce un danno da milioni di euro

 


No, nemmeno questo gennaio potremo pagare ovunque con il bancomat, nonostante lo prevedesse una norma vecchia già di un anno. I consumatori perdono una comodità e l’Italia subisce un danno stimabile in alcuni miliardi di euro, secondo il Politecnico di Milano.

La colpa è di un balletto di decreti, impantanati tra due ministeri (Sviluppo economico ed Economia e finanze). Un po’ per la burocrazia un po’ per un’eccezionale dose di prudenza da parte dei decisori, dato che la novità potrebbe scuotere parecchio gli equilibri tra molti soggetti: le banche, gli esercenti e i professionisti.

Eppure sembrava una rivoluzione possibile, quando nel decreto Sviluppo bis convertito in legge nel dicembre 2012 una norma imponeva da gennaio 2014 l’obbligo di accettare carte di debito a tutti coloro che vendevano prodotti o servizi. Negozianti, baristi, tassisti, idraulici e dentisti: tutti costretti a dotarsi di lettore Pos.
Macché: perché tutto questo diventi realtà manca ancora un decreto attuativo (a firma dei due ministeri). E non ci sono più i tempi tecnici per farcela in tempo prima della scadenza di gennaio.

È andata così. Il decreto attuativo ora è in bozza presso lo Sviluppo economico che attende, per emanarlo, un altro decreto. Anche questo è a opera dei due ministeri e metterà mano alle commissioni bancarie, come previsto dal Salva Italia di maggio 2012. Le due norme devono andare di pari passo perché, a quanto riferiscono allo Sviluppo economico, sarebbe inopportuno imporre i Pos a tutti senza prima sistemare i costi connessi, che sono più alti della media europea e spesso anche poco trasparenti. Il decreto prevede l’obbligo per le banche di rendere visibili le diverse componenti di costo. Stabilisce anche il principio secondo cui i costi totali debbano calare di anno in anno e che ci siano commissioni ad hoc per i micro pagamenti (così da permettere di comprare il giornale con moneta elettronica).

A quanto risulta, anche questo secondo decreto è ora nelle mani dello Sviluppo economico. Il problema è un parere negativo (non vincolante) espresso dal Consiglio di Stato su un aspetto: la norma abolisce la gratuità delle commissioni sui pagamenti ai benzinai fino a 100 euro. Secondo il Consiglio di Stato serve un’altra norma, ad hoc, per farlo. Il rischio è che il decreto venga subito impugnato, con successo, dalle associazioni di categoria. Il ministero dell’Economia ha deciso di andare avanti lo stesso e ora spetta allo Sviluppo economico sciogliere la prognosi. 

Peccato: ogni mese di ritardo, sulla data di gennaio, pesa circa 1-2 miliardi di euro. «Supponendo che le misure del Governo incrementino l’acquisto con le carte del 50 per cento, possiamo stimare che l’Italia recupererebbe almeno 17 miliardi di euro dalla lotta all’evasione e 800 milioni di euro dalla riduzione dei costi di sistema causati dal grande uso del contante nel nostro Paese», dice Valeria Portale, degli Osservatori Ict del Politecnico di Milano.

«È l’ennesima norma disattesa per la lotta al contante. Pensiamo che a frenare i decreti attuativi ci siano le categorie spaventate dall’introduzione dei Pos, i quali renderebbero tracciabili tutti i pagamenti», dice Rita Camporeale, responsabile dei servizi di pagamento di Abi. «Siamo favorevoli ai Pos, che aumenterebbero la sicurezza degli esercenti e la tracciabilità. Ma aspettiamo prima un decreto che riduca le commissioni, ora davvero troppo alte in Italia», ribatte Marco Venturi, presidente di Confesercenti. «I costi caleranno quando aumenteranno i livelli di pagamento elettronici, ora troppo bassi in Italia», aggiunge Camporeale.

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