Omicidio Moro, il parlamento vuole l’ennesima (inutile) commissione d’inchiesta: siamo alla farsa

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La proposta, primi firmatari Giuseppe Fioroni e Gero Grassi del Pd, è supportata da parlamentari di tutti i colori politici. A “stimolare” l’ennesima nonché inutile commissione d’inchiesta l’ultimo libro di Imposimato, in cui l’ex magistrato scrive nero su bianco che lo Stato sapeva della morte dello statista democristiano prima della telefonata delle brigate Rosse.

 

Dopo 35 anni l’omicidio di Aldo Moro continua ad interessare la politica. E’  per questa ragione che a seguito delle rivelazioni rese pubblica in un libro, secondo cui lo Stato era a conoscenza del decesso dello statista democristiano prima della telefonata delle Br, spunta la proposta di istituire una Commissione d’Inchiesta per poter far luce su quanto avvenuto il 9 maggio del 1978.

A sparare a zero ci ha pensato ancora una volta il magistrato Ferdinando Imposimato secondo il quale “L’uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri”,  ad oggi tutti deceduti. 

Per questo motivo i due deputati del Pd, Giuseppe Fioroni e Gero Grassi, hanno presentato la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta per far luce sull’accaduto. L’istanza è stata sottoscritta anche da Renato Brunetta, Pierluigi Bersani, Bruno Tabacci, Raffaele Fitto,  Giorgia Meloni e molti altri.

Quella che si andrebbe a istituire ora non sarebbe altro che la seconda commissione d’inchiesta sull’accaduto. La prima operò dal 1979 al 1981. Fu allora che Romano Prodi dichiarò il nome di via Gradoli dove si trovava il terrorista Moretti che avrebbe partecipato anche a una seduta spiritica.

 

Come è stata motivata la richiesta dei due deputati Pd? Lo si può leggere nell’intro secondo cui è necessario “impegnarsi per ricercare tutta la verità sia uno dei migliori servizi che come deputati possiamo fare per il rafforzamento e la credibilità delle nostre istituzioni. Ricercare tutta la verità vuol dire continuare a rendere giustizia ad Aldo Moro, alla sua famiglia e a tutti coloro che credono e amano la democrazia e la libertà e proprio per questo non temono la verità”, proseguono. “Spiace purtroppo constatare che, fatti salvi alcuni importanti servizi radiotelevisivi e molti libri scritti sull’evento, ancora oggi esiste una reticenza generale a discutere del ‘Caso Moro’, di cui si parla solo in occasione delle ricorrenze del 16 marzo e 9 maggio. Nonostante il trascorrere degli anni permane un senso di colpa su quello che lo Stato poteva e doveva fare per la liberazione dello statista Dc e che invece non ha fatto o non ha fatto completamente.”

Sapremo finalmente tutta la verità? Difficile da dirsi 35 anni dopo, quando molti dei protagonisti della vicenda sono deceduti. 

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