Omicidio Alpi-Hrovatin, la scoperta di Wired: “Traffico d’armi dalla Somalia a Gaeta”

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L’inchiesta realizzata da Andrea Palladino e Andrea Tornago per Wired ha analizzato i nuovi documenti declassificati dall’intelligence militare riguardo all’omicidio Alpi-Hrovatin. Quello che viene fuori è qualcosa di sconvolgente: “Traffico d’armi dalla Somalia a Gaeta”. Ecco tutti i dettagli.

 

La nostra intelligence militare, il Sismi, all’omicidio casuale di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non ci ha mai creduto. Decine di documenti classificati, da “riservato” a “segreto”, raccontano quel fiume di armi gestito dai trafficanti italiani, che sbarcava sulle coste somale durante la guerra civile.

Un messaggio dal centro di controspionaggio del Sismi di Trieste datato 15 giugno 1994 – classificato “riservato” spiega: “La giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore sarebbero stati uccisi a Mogadiscio perché avevano scoperto un traffico di armi nel Porto di Bosaso (…). Il traffico sarebbe gestito dalla Libia ed i responsabili avrebbero navi di una compagnia marittima di cui è responsabile tale Mugne, cittadino italo-somalo”.

Ovvero quel “Munye” annotato sul quaderno della giornalista del Tg3. Notizia che il primo ottobre viene confermata da un altro messaggio proveniente dal centro Sismi di Firenze: “Il braccio armato dei Fratelli mussulmani in Somalia sarebbe il destinatario, fra gli altri, di ingenti quantitativi di materiali di armamento (…). Sarebbero emerse notizie secondo le quali le motivazioni che avrebbero determinato l’uccisione in Somalia della giornalista della Rai Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, andrebbero ricercate nei citati traffici di armi”.

A chi erano dirette? E chi materialmente organizzava i traffici? È forse questo il punto più delicato che emerge dai documenti declassificati, rimasto fino ad oggi sotto un cono d’ombra.

L’organizzazione indicata dal Sismi, che faceva riferimento alla flotta Shifco – strettamente legata ad ambienti italiani, con sede a Gaeta, in provincia di Latina – fino al maggio 1993 era fedele all’alleato dell’ONU e degli Usa in Somalia, Ali Mahdi.

In un rapporto reso pubblico nel 2003 delle Nazioni unite, relativo ai traffici di armi del 1992, la flotta italo somala era indicata come vettore di armi dirette proprio alla fazione anti Aidid. Ma per i servizi segreti militari italiani qualche mese dopo le alleanze cambiano: “Munye, direttore della Shifco, avrebbe trasferito il proprio sostegno al generale Aidid”.

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