Napolitano Jr, il principe ereditario e quello strano intreccio di amicizie e parentele

giulio napolitano il principe che cresce ta strane amicizie e intrecci

Professore universitario dalle amicizie importanti: come scrive Linkiesta è lui il Gianni Letta della Terza Repubblica?

 

Giulio Napolitano, figlio di Clio e del presidente Giorgio, vanta già numerosi soprannomi sebbene abbia appena 44 anni. Ne compirà 45 a luglio, ma nei palazzi romani c’è già chi lo definisce il “principe ereditario dell’aristocrazia comunista” o anche il “Gianni Letta della rottamazione”, nel senso che appare già come il candidato naturale per quel lavoro di tessitura economico-politica bipartisan, appaltato nella prima e nella seconda Repubblica all’ex direttore del Tempo.

Nella Terza Repubblica targata Matteo Renzi e Enrico Letta s’inserisce Giulio insieme con il fraterno amico e avvocato Andrea Zoppini, titolare dell’omonimo studio legale tra i più importanti di Roma, attivi entrambi in questa fase così confusa per la Repubblica Italiana, tra cambi di governo in corsa e una partita sulle nomine nelle aziende pubbliche, da Eni a Finmeccanica, che toglie il sonno a tanti boiardi di Stato. Del resto il giovane Napolitano conosce bene la pubblica amministrazione e sa muoversi nel regno dell’apparato statale con grande disinvoltura. 

Insegna diritto amministrativo all’Università Roma Tre, ateneo pubblico dai maligni anche definito “l’università dei Ds”. L’appellativo deriva da un incrocio di circostanze più o meno casuali che fanno dei palazzi lungo l’Ostiense una sorta di Quirinale bis. Da queste parti non è mai stato dimenticato il rettore Guido Fabiani, vero e proprio simbolo dell’ateneo capitolino. In carica per quattro mandati – celebre ancora oggi il voto in senato accademico con cui modificò lo statuto che ne consentiva al massimo due – ha lasciato nel 2013 dopo essere stato nominato assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico della giunta regionale del Lazio di Nicola Zingaretti.

Fabiani è sposato con Talia Binotti, sorella di Clio Napolitano, quindi cognato del Capo dello Stato. La figlia Anna Fabiani, cugina di Giulio, insegna Scienze Biologiche sempre a Roma Tre, mentre suo marito Alberto Tenderini è responsabile delle iniziative sportive nella stessa Università. A questo si aggiunga una nota di colore: nel medesimo ateneo si è mossa Clara Fraticelli, oggi avvocato e ieri dottoranda di ricerca in diritto amministrativo nota alle cronache del gossip per una storia d’amore proprio con Napo Junior.

Generazione quarant’anni, quindi, ma il curriculum di Giulio è tutt’altro che timido: un dottorato alla scuola Sant’Anna di Pisa, un contratto di ricerca alla Sapienza e poi il posto da professore associato all’Università della Tuscia. Nel mezzo una decina di volumi pubblicati per Il Mulino, paper, riviste scientifiche, commissioni di studio e consulenze per i ministeri. Gli vengono riconosciute «eccellenti competenze giuridiche», si muove tra regolazione di servizi pubblici, semplificazione amministrativa, enti sportivi e autorità indipendenti. Nel 2007 Roberto Tomei, dirigente Istat che aveva partecipato al concorso di professore associato in Molise con Napolitano, si rivolse al Tar perché sosteneva che la commissione esaminatrice avesse sopravvalutato i titoli presentati dal figlio del presidente della Repubblica. Il Consiglio di Stato gli diede ragione, ma non ci fu nulla da fare. «Mi arrendo a Napolitano junior» disse in un’intervista a Italia Oggi. Del resto sono in tanti, tra uomini e donne, a essersi arresi al secondogenito dell’ex dirigente del Pci.

Oltre al lavoro però ci sono le passioni, in primis quella per il calcio. La fede laziale di Giulio ha scandito la quotidianità del padre Giorgio. Anni Ottanta: si racconta che al termine di una delicatissima riunione del Pci Napolitano confessò di dover scappare a casa per consolare il figlio amareggiato dalle delusioni della squadra biancoceleste. Crescendo, la professione di fede non viene meno e Giulio continua a seguire la Lazio anche allo stadio Olimpico dove peraltro fu paparazzato al fianco dell’ex fidanzata Marianna Madia. L’attuale ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione prova a far chiarezza: «Con lui cominciai una storia sentimentale quando suo padre Giorgio era ancora solo un ex e illustre dirigente del Pci, poi sono stata a cena al Colle una sola volta». 

Donne a parte, la passione di Giulio per lo sport si è trasformata in lavoro: in questi mesi il presidente del Coni Giovanni Malagò gli ha affidato la riscrittura della riforma della giustizia sportiva. Nel 2012 è stato nominato commissario ad acta della Federcalcio da Giancarlo Abete. «Si è messo subito al lavoro – faceva sapere l’ufficio stampa – per procedere all’adeguamento dello statuto federale». In un momento di tensione per il palazzo del calcio il compito era quello di sbrogliare la matassa della ripartizione dei seggi al Consiglio Federale. Il commissario Napolitano ha dovuto «individuare nell’ambito delle proprie competenze i nuovi pesi ponderati e i livelli di rappresentanza all’interno del consiglio».

Andando a ritroso si arriva nel 2006, quando Giulio ha preso parte alla Commissione per la riforma della disciplina delle società sportive, mentre un anno prima era membro della Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport che ha condannato il campione della terra rossa Adriano Panatta per una vicenda legata a sponsorizzazioni con la Federazione Italiana Tennis. Esperienza, quella della Camera di conciliazione, portata avanti con il «gemello» Andrea Zoppini, che all’epoca vestiva i panni di avvocato della Fit.

Zoppini ha lo studio legale attualmente più forte sulla piazza romana. Il suo studio è stato consulente di Poste Italiane nell’aumento di capitale di Alitalia. In passato ha avuto a che fare anche con Ferrovie dello Stato, già sottosegretario alla Giustizia del governo Monti fu costretto alle dimissioni perché indagato per frode fiscale in un’inchiesta poi archiviata dalla procura di Verbania. Aziende statali sembra essere la parola d’ordine per la coppia Zoppini-Napolitano. Nel caso di Giulio oltre all’università c’è stato spazio per incarichi come quello alla presidenza dell’Organo di Vigilanza in Telecom Italia.

I maligni sussurrano che negli ultimi mesi l’attivismo del secondogenito dei Napolitano sia mal digerito dallo stesso Renzi. Già molto calda, la situazione diventerà rovente a metà aprile quando ci sarà la lista dei nomi per le 600 poltrone nelle grandi aziende statali dove un tempo decideva Letta, spesso in combinata con il faccendiere Luigi Bisignani.

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