Mps, in arrivo due nuove inchieste su Jp Morgan e rapporti banca-politica: terremoto in vista?

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Le inchieste su Mps e Antonveneta sono state concluse. E’ ora di andare avanti. Come ha sottolineato Sara Monaci su il Sole 24 ore, si punterà a far emergere la spartizione degli affari del potere tra centrodestra e centrosinistra, a Siena e in tutta la Toscana, oltre a capire quale sarà il ruolo di Jp Morgan nell’acquisizione dell’istituto di credito padovano.

 

Un’indagine, quella sull’Mps, che potrebbe far venir fuori nuovi scenari oltre a quelli che sono ormai già noti. Sono proprio relativi all’acquisizione di Antonveneta, sui manager infedeli e  le loro creste. In questo caso la banca potrebbe essere parte lesa.

Il primo dossier su Antonveneta è stato chiuso una settimana fa. La procura di Siena sarebbe pronta a utilizzate materiale non ancora analizzato per sviluppare nuove indagini su due filoni diversi. Dalla maxinchiesta di 30 mila pagine sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps emergono essenzialmente reati societari e finanziari. Tra questi l’ostacolo alla vigilanza, la manipolazione del mercato e il falso in prospetto e in bilancio.

Per questo motivo la domanda che si pongono ora la procura di Siena e la Guardia di Finanza è questa: partendo dall’acquisizione di Antonveneta dal Santander da parte di Mps nel 2007 per 9,3 miliardi di euro, ci si chiede il perché la Fondazione si indebitò riducendo il patrimonio da 6 miliardi a uno solo per supportare l’operazione mantenendo la maggioranza della banca.

Da questa inchiesta emergerebbero contenuti che vanno oltre l’aspetto penale che mostrerebbero il contesto sociopolitico entro il quale i vertici di Mps operavano. Dai verbali si capisce che la Fondazione in se prese poche decisioni ma piuttosto fece da eco alle scelte dei vertici del Monte in primis dell’ex presidente Giuseppe Mussari. Che seguiva di persona quello che il mondo politico voleva dal centrosinistra di Siena e di Roma.

LA POLITICA IN TOSCANA VA OLTRE MPS – Da uno dei filoni di inchiesta potrebbe emergere proprio questo: in Toscana, e non solo a Siena, il mondo politico potrebbe aver messo bocca non solo nell’affare Mps ma allargando la spartizione di affari e potere in modo consociativo da centrodestra a centrosinistra.

Un’inchiesta che potrebbe vedere la collaborazione tra la procura di Siena e quella di Firenze. E potrebbe allo stesso modo tirare in ballo nomi come l’ex deputato Pd Franco Ceccuzzi e il coordinatore del Pdl Denis Verdini finiti già in un fascicolo fiorentino sugli accordi tra i due schieramenti politici.

Il secondo dossier potrebbe riguardare ancora il modo in cui Mps ha reperito fondi per acquistare Antonveneta. Sotto la lente degli inquirenti il ruolo di Jp Morgan che ha sottoscritto parte dei titoli Fresh (obbligazioni convertibili in azioni) senza dichiarare alla vigilanza che il rischio di un mancato pagamento delle cedole sarebbe ricaduto sul Monte. Nell’inchiesta sono finite per questo due indemnity side letter, che Mps avrebbe firmato con la banca americana (una ad aprile e una ad ottobre 2007), raggirando i controlli di Bankitalia. In virtù di questi accordi illeciti Jp Morgan ha ricevuto da Mps circa 250 milioni in 4 anni. La banca risulta già indagata per illecito amministrativo.

LA “NUOVA” FONDAZIONE – Nel frattempo, come riporta ancora una volta il Sole 24 ore, la Fondazione tenta di rifarsi un volto. E si affida all’avvocato torinese Angelo Benessia che potrebbe affidare la nuova presidenza a Francesco Maria Pizzetti.

Chi è? E’ un altro piemontese nato ad Alessandria nel 1946. La sua candidatura è una scelta di rottura ma anche di continuità, sotto certi aspetti quasi un ritorno all’antico. Considerato che il primo presidente della Fondazione senese fu, nel 1995, il costituzionalista Giovanni Grottanelli de’Santi.

Dopo i mandati di Giuseppe Mussari e Gabriello Mancini, con una connotazione politica molto marcata (Pd ex Ds il primo, ex Margherita il secondo), Pizzetti rappresenterebbe davvero una svolta e una presa di distanza dalle beghe locali dei partiti. Bisogna però tener presente che l’ex leader dell’Autorità per la privacy è stato infatti consigliere giuridico di Romano Prodi e di Franco Bassanini. E proprio con Bassanini collabora ancora all’interno del centro studi Astrid, di cui fa parte anche Giuliano Amato. Un club d’élite con buone radici in terra di Toscana. Insomma cambiare tutto per non cambiare effettivamente nulla. 

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