ZUCCHERIFICIO/ Salvato dalle associazioni, ma i problemi restano: i sindacati dormono e Perna…

di Michele Mignogna

Dopo l’inchiesta di Infiltrato.it , che ha svelato le oscure trame della famiglia Perna, lo Zuccherificio del Molise, unico nel Sud Italia e per questo ancora più strategico, è stato oggetto dell’interrogazione parlamentare di Fabio Granata, l’ex fascista che ora fa sue le posizioni no-global di Fli. E pochi giorni fa lo stesso Zuccherificio è stato salvato dalle associazioni bieticole, che hanno trovato l’accordo con la dirigenza. Ma i problemi restano. E sono tanti, forse troppi perché “certa stampa taccia”. A maggior ragione se i sindacati dormono e permettono il “demansionamento” degli operai. Che significa? Niente di buono

Soddisfatte le associazioni dei bieticoltori per l’accordo firmato pochi giorni fa con la dirigenza dello stabilimento saccarifero molisano,Remo Perna e lo zucchero, una storia in chiaroscuro che prevede un pegno zucchero, come è stato definito, per poter pagare ai bieticoltori il prodotto consegnato negli anni 2009 e 2010.

In sostanza l’accordo prevede che i soldi  dello zucchero venduto in questo periodo vadano direttamente in un conto corrente intestato alle associazioni dei bieticoltori, le quali a stretto giro di posta provvederanno a pagare agli agricoltori le spettanze dovute.

“Si tratta di un’operazione – dichiara il responsabile molisano del Consorzio Nazionale Bieticoltori, Giuseppe Lapalombara – che permetterà agli agricoltori che credono ancora in questa coltura di poter procedere alle semine autunnali, con le spettanze saldate man mano che lo stabilimento vende lo zucchero prodotto”.

Un'immagine dall'alto dello Zuccherificio del MoliseNon solo, sempre in base a  questo accordo le associazioni hanno spuntato anche un consistente aumento del prezzo delle barbabietole, pagate fino a questa campagna 45 euro a tonnellata, mentre grazie alla contrattazione delle associazioni, gli agricoltori avranno un aumento di 10 euro a tonnellata già dalla prossima campagna; un aumento, commentano le associazioni, che non si era mai registrato.

Per questo “lo Zuccherificio del Molise va tutelato come un piccolo gioiello” dice Michele Di Stefano, presidente nazionale dell’ ANB, ma va tutelato, secondo il consorzio, anche perché è l’unico Zuccherificio del sud, e per questo motivo, può essere un volano di sviluppo economico per l’intera zona, mentre per il futuro l’amministratore delegato Francesco Perna ha detto di voler arrivare a ben 14 mila ettari di terreno coltivato a barbabietole per aumentare la produzione di conseguenza il fatturato del quale tutti beneficeranno a fronte degli 11 mila attuali.

Ma non si fermano qui le associazioni dei bieticoltori, che lamentano anche il mancato intervento del Governo nazionale, nello sblocco di 9 milioni di euro, mai arrivati nelle casse della società, nonostante gli sforzi che facciamo per mantenere in piedi una coltura che può essere alternativa in territori dove ormai il settore agricolo è letteralmente con l’acqua alla gola.

Parole di elogio quelle pronunciate dalle associazioni nei confronti della dirigenza dello Zuccherificio, impensabili solo alcuni mesi fa, quando proprio i pagamenti delle spettanze erano diventati motivo di forti contrapposizioni interne, tanto che il pegno zucchero è stato imposto proprio per questo.

Ma la conferenza stampa è diventato anche motivo di forti critiche nei confronti di “certa stampa” e “certa politica” che mettono in La conferenza stampa: da sinistra, Lapalombara, Francesco Perna e Salvatore Montanarocattiva luce l’operato dello stabilimento. Non importa nulla se la famiglia Perna ha acquistato le quote private con i soldi pubblici, come raccontato da una inchiesta di Infiltrato.it . A nulla importa se lo Zuccherificio del Molise ha ricevuto negli ultimi tre anni oltre 70 milioni di euro di soldi pubblici, soldi dei contribuenti molisani; a nulla importa se le ditte esterne sono state estromesse affidando tutti i lavori nelle mani di una sola cooperativa, guarda caso con sede ad Isernia.

Ma vi è di più e di seriamente sconcertante: appena assunti, decine di stagionali si sono visti “demansionare” la figura professionale, o meglio, sono state declassate le categorie assegnate ad ognuna delle persone assunte. Per fare un esempio scendiamo nel concreto: seda anni, un dipendente stagionale veniva assunto con il livello 3, ora, in questa campagna, tramite una raccomandata e con l’accordo dei sindacati interni – che nulla hanno fatto per contrastare questo comportamento chiaramente anti sindacale – le stesse persone si sono viste inquadrate con il livello 4.

Non contento, Perna ha rispolverato anche il 5° livello, quello più basso in assoluto che prima era stato abolito: cosa significa? Che oltre a perdere soldi dallo stipendio, l’operario subisce un taglio considerevole anche sulla indennità di disoccupazione.

Una storia, questa, che anche i sindacati – CGIL compresa – si sono guardati bene dal far emergere. E la cosa sconcertante è che l’80 per cento dei dipendenti che hanno ricevuto questo (mal)trattamento sono donne.

Ebbene queste informazioni che la stampa dà, alla dirigenza dello Zuccherificio, associazioni comprese, non piace: da qui l’invito ad una “comune visione delle cose”, perché la “stampa dovrebbe esserci vicina in questi momenti di difficoltà”.

Talmente vicina da avere il dovere di scovare le notizie e renderle pubbliche. Senza filtri o annacquature…

 

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