Via col vento: il Sole 24Ore e la camorra in Molise

Infiltrato.it lo denuncia dal primo giorno di vita on-line: la criminalità organizzata investe in Molise. Il Sole 24 Ore parla dell’eolico.

EOLICO_CAMORRA

Tratto da Il Sole 24 Ore

 

Il 18 settembre, lo avesse detto a Trapani o a Crotone e non a Cortina d’Ampezzo, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti avrebbe ricevuto critiche nell’affermare che «il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi e la quota di maggioranza francamente non appartiene a noi».

Parole dure che però, alla prova dei numeri e delle inchieste giudiziarie, rispecchiano la realtà. L’Italia, dopo 10 anni dall’installazione delle prime pale, è al terzo posto in Europa con 5,3 GW di potenza installata a giugno 2010, poco sopra Francia (4,5 GW) e Regno Unito (4 GW) ma molto dietro Germania (25,8 GW) e Spagna (19,1 GW). La parte del leone – per ragioni naturali – la fa il Sud che da solo detiene il 98% della potenza installata. La stima è di Nomisma Energia che, con l’Osservatorio WindIt, ha appena analizzato il settore. In Puglia (72), in Campania (54) e in Sicilia (49) si concentrava a fine 2009 il 60% degli impianti eolici, anche se il tasso di crescita più interessante fra 2008 e 2009 è stato quello della Calabria con un +131,8%. Significativi anche quelli di Molise (+45%), Sicilia (+44,5%), Puglia e Sardegna (entrambe + 33,7%) mentre la media nazionale si è attestata ad un +38,5% (si veda il grafico con la distribuzione percentuale della potenza installata a fine 2009).

Il Sud continua ad attrarre investimenti, nonostante lentezze legislative e ritardi della burocrazia che rischiano di allontanare l’Italia dall’obiettivo di 16 GW al 2020 indicato nel piano di azione nazionale inviato a Bruxelles.
Il volume d’affari raggiunge livelli sempre più elevati, alla luce degli investimenti in corso e di quelli programmati nella realizzazione di nuove centrali eoliche. Se si considerano i circa 1.400 MW installati nel solo 2009, in termini finanziari gli investimenti – tra capitali privati e bancari – hanno raggiunto la cifra di 2,5 miliardi, quasi esclusivamente destinati alla realizzazione di centrali eoliche nel Mezzogiorno. Una manna per le mafie e gli affaristi, a partire da molti “sviluppatori” che ricercano i siti di potenziale interesse, elaborano progetti preliminari e, una volta ottenuta l’autorizzazione, con in mano un progetto cantierabile, passano alla collocazione sul mercato.

«Un mercato di carta, con remunerazioni che si aggiravano nel 2008 intorno agli 8 milioni per un’autorizzazione unica alla costruzione di un impianto da 40 MW – spiega Giuseppe Mastropieri, direttore dell’Osservatorio WindIT – ma oggi per effetto concomitante della crisi finanziaria e della riduzione delle aspettative reddituali dagli investimenti eolici, il mercato delle autorizzazioni si è sgonfiato e i prezzi stanno evolvendo verso soglie più congrue rispetto all’effettivo valore generato».

Sviluppatore, a esempio, era Vito Nicastri, di Alcamo, re del vento in Sicilia e in Calabria, ritenuto dagli inquirenti la longa manus imprenditoriale del boss latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, al quale il Tribunale di Trapani il 14 settembre ha sequestrato un patrimonio di circa 1,5 miliardi. A Trapani, come altrove in Sicilia, non è la prima inchiesta sul business mafioso del vento e non sarà l’ultima. Lo stesso giorno – nel silenzio più assoluto – la procura di Crotone indaga su due funzionari degli uffici tecnici dei Comuni di Melissa e Strongoli e un dirigente della Regione Calabria, che avrebbero fatto carte false per agevolare un investimento eolico con il fiato sul collo della ‘ndrangheta. Due giorni fa, sempre in Calabria, le prefetture hanno deciso di coordinare gli interventi per arginare la cosiddetta “faida dei boschi”, che oltre a mietere vittime, punta al controllo dell’eolico.

In Puglia, dove le mani della Sacra Corona Unita si sporcano sempre di più, lo scorso anno, a Sant’Agata di Foggia, due pale furono fatte saltare con la dinamite. Scene simili accadono in Campania, dalla quale la camorra allunga i tentacoli fino al Molise. Di fronte a uno scenario del genere non c’è da meravigliarsi se esattamente un anno fa l’ex governatore della Regione Sardegna, Mauro Pili, inizialmente inascoltato, gridò allo scandalo dell’eolico sull’isola e agli appetiti delle mafie su questo business. Le successive inchieste sulla cosiddetta P3 qualche ragione sembrano dargliela e da due giorni, per un terreno concesso a un’impresa campana, indaga anche la procura di Cagliari.

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