SEXYGATE, 1/ Molise, scandalo prostituzione a Isernia:"La mia vicina è una squillo. E la domenica va a messa..."

Scritto da Andrea Succi |
Pubblicato Martedì, 06 Marzo 2012 00:00

Isernia si è trasformata. Sembra di stare nella Genova di Faber, con una sottile ma fondamentale differenza: nessun romanticismo, nessun idealismo. Solo fottere a cosce aperte e soldi, il tutto nella massima velocità. Time is money, baby. Tra una Princesa e Bocca di Rosa, ci siamo infiltrati nell’oscuro mondo della prostituzione locale, dove la torta è equamente divisa tra ragazze dell’est, donne dell’Africa nera e sudamericane. “Ma le italiane restano sempre le più ricercate”, ci dice la nostra fonte, che per ovvi motivi resterà anonima. E la crisi economica ha spinto sulla più antica strada del mondo anche persone insospettabili, mamme di famiglia che per sbarcare il lunario alzano la gonna. Non per piacere, sia chiaro. Evoluzioni dell’Italia post-moderna. Intanto il giro d’affari per chi gestisce il business della prostituzione cresce di giorno in giorno. Già, ma chi? Tra camorra e politica…


di Andrea Succi

SEXY_GATE_MOLISE_prostituzione_iserniaVengono tutte le mattine in edicola, aprono il giornale e controllano se c’è il loro annuncio. E io ho imparato a identificarle dalle cifre finali del numero di cellulare: la 25, la 38, la 57…”. A parlare è l’edicolante della Via del Campo molisana, alias Corso Marcelli. Siamo a Isernia, in pieno centro storico, dove una volta gli artigiani vendevano cimeli, le signore facevano il tombolo e i contadini portavano frutta e verdura dalla campagna.

Ora, se voltiamo lo sguardo troviamo solo una matrona dai capelli bianco-grigio color ferro, stesa – quasi piegata dalla fatica di stare al mondo – sul marciapiede, nella speranza che qualche cliente s’affacci sulle cassette di lattuga, pomodori e peperoncini. Antiche rughe le solcano il volto, svelando a chi la osserva quanto sia faticoso e poco redditizio il mestiere del contadino.

Io mi ammazzo di lavoro. Mica come a quelle…”, sputa veleno la vecchia commerciante.

Quelle sono le “puttane di sott’à ‘Sernia”, che albergano nella parte bassa della città (e non solo, come vedremo), trasformandola in un bordello a cielo aperto. Possibile?

Eh, ma lo sanno tutti, che ti credi?” incalza il tizio con l’aria di uno che la sa lunga. E in effetti tutti quelli che incontriamo, e a cui chiediamo informazioni, sono a conoscenza della nuova movida isernina. Ma, ancora una volta la scena più cinematografica e impattante ce la regala il proprietario dell’edicola, che è sì un punto vendita ma soprattutto un porto di mare, dove soffiano spifferi inascoltati e palpitano gli umori di una città in bianco e nero.

La domenica vengono pure a messa, chissà, forse in cerca di clienti”, azzarda. Eccolo, “l’amore sacro e l’amor profano” esaltato in “Bocca di Rosa”, eccolo spuntare anche nei vicoli della seconda provincia molisana, quella Isernia che negli ultimi periodi finisce sempre più spesso agli onori (e oneri) delle cronache nazionali. Ospedale, auditorium e paleolitico gli ultimi scandali in ordine di tempo. Ed ora arriva quest’immagine di “puttane e sposeche mangiano la stessa ostia e vengono benedette con la stessa acqua. Nostro Signore non fa ancora distinzioni di questo tipo, ma è chiaro che “le comari del paesino” - perché Isernia, nonostante i suoi 25 mila abitanti resta sempre un paesino – pur non “brillando certo in iniziativa” riescono ancora a mettere su un chiacchiericcio degno di nota.

Che è rimbalzato fino alle orecchie delle forze dell’ordine, sempre molto attente a non disturbare fino a quando non ci scappa il morto, come nel caso di Marinalba Costa Silva, la prostituta brasiliana uccisa nel marzo 2008 in un monolocale dove riceveva i clienti. E che si trovava proprio nel cuore del centro storico di Isernia. Da allora niente è cambiato e nonostante le retate (di facciata?) viene da pensare che chi dovrebbe controllare in realtà è poco incline a mettere le mani nella melma che sta soffocando mezza città.

Il centro storico sta diventando uno schifo, tra immigrati e prostitute non sappiamo più cosa fare”, racconta un’anziana residente qui dalla nascita. “Noi siamo vecchi, i ragazzi vanno via perché non trovano lavoro e le case vengono affittate al primo che passa, senza alcun controllo.

A questo punto è il caso di farci un giro tra i vicoli e raggiungere il nostro obiettivo. Andare a bussare in uno di questi famosi monolocali. La nostra fonte ci fa da guida, scendiamo lungo Corso Marcelli, ci lasciamo distrarre dal profumo che esce da una storica panetteria del posto e, dopo qualche metro, svoltiamo a destra.

In fondo a quel vicolo c’è quello che cercate, ma io in questa storia non ci voglio entrare”. Cicerone alza i tacchi e se ne va. Noi facciamo qualche passo nel vicolo e scoviamo subito il portone “incriminato”. La soffiata era giusta.

Non resta che citofonare.

CONTINUA...

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