SENZA CENSURA/ Affaire Stazione Isernia, Alberto Gentile denuncia illegittimità

Nelle precedenti puntate si era parlato di presunti favori alle FS, da parte del duo Voria-Melogli, e di minacce, accuse e interessi che inquinano il Comune di Isernia e spingono per la cementificazione.

foto di fernandobel

ISERNIA_FERROVIA

Ma il caos non termina qui. Ci sono altre stranezze che circondano l’affaire stazione, alcune irregolarità denunciate con forza da un cittadino molto attivo quando si tratta di martellare su questioni che rivelano la “mala gestio” dell’amministrazione comunale. Stiamo parlando di Alberto Gentile, uomo politico di lungo corso nella città di Isernia e, a detta di molti, possibile candidato alle prossime comunali.

Bene, Alberto Gentile ha presentato, in più e più occasioni, alcuni esposti al Procuratore della Repubblica di Iserniatutti puntualmente archiviati – in cui si riportano articoli di diversi giornali che, quantomeno, fanno nascere dubbi sui motivi del progetto su cui tanto stanno premendo Voria e Melogli. Dubbi che anche noi, nei precedenti articoli, abbiamo cercato di sollevare.

Ma Alberto Gentile è andato oltre nelle sue denunce: “ho realizzato una relazione con l’aiuto di un urbanista in cui si mettono in evidenza – ma da verificare – alcune illegittimità”. E quali sarebbero queste illegittimità? Se ne contano più di qualcuna.

Con la proposta di deliberazione presentata sono stati stabiliti parametri molto precisi. Ne citiamo alcuni: “Uf” (Indice di Utilizzazione Fondiaria) pari a 1,2 mq/mq (equivalente a 3,6 mc/mq); “N” (numero massimo dei piani) pari a 5 (compreso il piano terra). Parametri, dunque, come detto, molto precisi. Ma attenzione: nelle norme tecniche di attuazione del P.R.G., all’art.17, per quanto riguarda l’ “area stazione FS” si legge che per “tale area non vengono assegnati parametri urbanistici preliminari dipendendo questi dalle risultanze dello studio del piano particolareggiato”.

In pratica, dunque, sono stati stabiliti parametri precisi, in barba a quanto previsto dal Piano regolatore. Quale sarebbe, allora, l’iter che bisognerebbe seguire? Ce lo dicono gli articoli 8, 9, 10 della legge nazionale n.1150 del 1942 che, in pratica, stabilisce che ogni cambiamento al P.R.G., salvo alcuni casi previsti, deve essere comunicato “al Ministero dei Lavori Pubblici nei successivi quindici giorni”. Il Comune, in pratica, può lavorare solo in base a ciò che il Piano Regolatore stabilisce. Ogni alterazione, ogni cambiamento non può avvenire a discrezione e per i comodi di alcuni, ma tutto deve essere riportato ufficialmente nel Piano, anche per permettere ai privati eventuali osservazioni o eventuali lavori. E l’iter per modificarlo è un iter molto lungo, in quanto è necessaria anche l’approvazione della Regione che esamina le proposte del Comune e le vara, nel caso pensa siano modifiche opportune. Tutto questo, come abbiamo visto, non è avvenuto.

Ma andiamo avanti. C’è un Decreto Ministeriale, il numero 1444 del 1968, che essenzialmente attribuisce una sigla per ogni area. Stando alle norme tecniche del Piano Regolatore “l’area stazione FS” è considerata zona “C”, la quale zona indica quelle “parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate” o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunga precisi limiti di superficie e densità. Dunque certamente l’area della stazione è un’area destinata a “nuovi complessi insediativi”, ma, come chiarito anche prima, bisogna modificare il Piano Regolatore per effettuare qualsiasi cambiamento.

Ora attenzione: nella scheda normativa al punto 2 (“Zonizzazione dell’ambito”) si indicano le tipologie di zone in relazione all’area della stazione. Molti penseranno: sarà certamente zona “C”, come specificato nelle norme tecniche, siccome non c’è stata alcuna variazione al Piano Regolatore. E invece no: si fa riferimento  ad una zona edificabile (“B/1 .1”), una zona per attrezzature e servizi sociali e culturali (“F/7”) e una zona per verde pubblico (“F/4”). Gentile, nella sua relazione, arriva anche a due possibili conclusioni visto il “pasticcio” messo in piedi dall’amministrazione: si potrebbe pensare al “tentativo di indurre in errore i consiglieri comunali”, oppure “si è inteso variare la zona da ‘C’ a ‘B/1.1’ e ‘F’”. Ma, se così fosse, questa variazione non potrebbe essere arbitraria, ma, come ribadito, dovrebbe essere soggetta ad un iter lungo e molto e molto preciso.

Finita qui? Assolutamente no.

 

continua

 

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