Scuola Molise: morire di precariato

Continua l’inchiesta di Infiltrato.it sul mondo della scuola: oggi parliamo della situazione in Molise (si è partiti tra le proteste) dove si muore di precariato.

Scuola Molise: morire di precariatoMariastella Gelmini, alcuni mesi fa, mentre in Parlamento imperversavano le discussioni sulla manovra finanziaria, aveva assicurato: “Nessun taglio per università e ricerca”. Come volevasi dimostrare. I numeri, a livello nazionale, sono tragici: si parla addirittura di 135.000 posti da tagliare entro l’anno. E questa mannaia si abbatterà anche sul nostro Molise, regione già colpita dai tagli dell’anno scolastico 2009/2010.

Si parla, infatti, di un’ulteriore riduzione di 350 posti. Ma perché questo spaventoso taglio, se nelle scuole molisane ci sono stati quest’anno ben 245 pensionamenti? Si potrebbe pensare che un numero così alto di pensionamenti favorisca il lavoro: gente che se ne va libera (o dovrebbe liberare) spazio per nuovi docenti. Niente affatto: il numero dei pensionamenti resta comunque troppo inferiore rispetto al ridimensionamento previsto dalla legge 133/08 (primo atto della Riforma Gelmini che prevede un taglio di 8 miliardi in tre anni). E allora via con le riduzioni: quest’anno, come detto, ne sono previste 350 (tra docenti e personale Ata). In soli due anni, dunque, ben 837 posti in meno nelle scuole molisane (solo nell’anno scolastico precedente, infatti, ci sono stati 487 licenziamenti).

 E il dramma non finisce qui. Come più volte denunciato dalla Flc-Cgil, il precariato si sta espandendo a macchia d’olio.  Ad essere precari nelle scuole sono i supplenti, coloro che aspettano con trepidazione ogni anno di ottenere un posto fisso. Sergio Sorella, segretario regionale Flc-Cgil, ci spiega qual è la situazione: “L’investimento nella scuola pubblica è l’investimento più basso a livello europeo. L’ultima indagine Ocse ci dice che noi investiamo il 4,5% del prodotto interno lordo. Noi siamo, insieme alla Slovacchia, fanalino di coda di questa classifica”. E’ bene partire, dunque, da questo dato: noi non investiamo nella scuola. A questo punto, però, ci tocca andare oltre e risulta chiaro che c’è soltanto una politica di tagli da parte di questo Governo: in tre anni noi dobbiamo risparmiare 8 miliardi per la scuola pubblica.

Dopo la tragedia anche la beffa dunque: “Come si fa a risparmiare ulteriormente se voi già date poco?” – si chiede Sorella – “E’ chiaro che così facendo poni le condizioni per un disastro”.

Ma attenzione, non è finita qui. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che dal Governo Prodi c’era la promessa di immettere in ruolo ben 150 mila persone nella scuola italiana in tre anni. Bene, siamo passati da questa promessa alla riduzione di posti per 140 mila persone. Una situazione, è evidente, diametralmente opposta a quanto promesso. “Il precario – conclude Sorella – prima fiducioso per questa promessa, con la Gelmini si ritrova nell’impossibilità di avere una stabilità”.

E se scendiamo più dettagliatamente nella nostra Regione? “La situazione è molto drammatica” – ci dice Sergio Sorella.  Molti, infatti, sono quelli che arrivano da precari all’età del pensionamento. Abbiamo anche diversi esempi di persone che sono morte senza mai ottenere una cattedra: “L’anno scorso una signora morì mentre stava per prendere il pullman. E anche lei era una precaria della scuola, aveva 56 anni e ancora andava in giro per le scuole del Molise per supplenze in Educazione Tecnica”. E poi, ancora, abbiamo il Prof.Nicola Cetrangolo, di cui ha parlato pochi giorni fa “Il quotidiano del Molise”, scomparso prematuramente all’età di 46 anni. E anche lui ancora era un precario. Da 20 anni.

Ma non c’è mai limite al peggio: per via di pochissime immissioni in ruolo, non si è posto alcun freno al fenomeno del precariato, ma anzi viene favorito. Vediamo di capirci meglio: le immissioni quest’anno sono state 105 (46 Ata e 59 docenti), ma i pensionamenti, come ricordato prima, sono molto più elevati (245). A confronto, dunque, le immissioni sono una miseria, vista la grande disponibilità di posti. Posti che nella migliore delle ipotesi saranno ricoperti, appunto, da precari. In altri casi, addirittura, le ore potrebbero essere distribuite tra gli insegnanti di ruolo rimasti, con la conseguenza di un sovraccarico di lavoro e, dunque, probabilmente una minore qualità nell’insegnamento.

Le conseguenze di quanto detto appaiono più chiare dalle parole della Professoressa Giovanna Ciotola, docente di Storia dell’Arte, che si definisce una “futura precaria”, perché, a causa della riforma, non ha più una cattedra, ma “dopo le sceneggiate fatte in provveditorato ho una cattedra da D.O.P. che non è niente male, però so che le ore che ho avuto in più sono state tolte ad un precario, che resta senza lavoro”. Che cosa vuol dire cattedra D.O.P? “Essere D.O.P. significa poter insegnare su più discipline. A me non dispiace insegnare anche Disegno allo Scientifico, ma ho la vaga impressione che se non recupero una cattedra a tempo pieno, tempo due o tre anni, inizieranno a far fuori anche noi”.

Paura più che legittima perché più passa il tempo e sempre peggio va per la scuola italiana e, nella fattispecie, molisana. Basta citare qualche dato. Prendiamo le statistiche reperibili sul sito del Ministero dell’Istruzione. Anno scolastico 2004/2005: tra docenti a tempo indeterminato, a tempo determinato e altro personale educativo, in Molise avevamo un personale che contava 5.492 persone. Oggi abbiamo un organico di diritto che arriva a 3.721 persone. Un deficit che sfiora le duemila unità in soli sei anni.

Altra questione relativa alla difficile situazione dei precari, infine, è relativa alle nomine annuali. Anche qui uno spaventoso decremento. Stando a quanto si legge su una nota della Cgil, i precari che troveranno un posto annuale saranno, in tutta la regione, 300 Ata e non più di 200 docenti, per un totale di 500 posti. Numeri al ribasso rispetto a quelli che caratterizzavano le aperture degli anni passati quando  si arrivava anche a 1200 nomine annuali (dati Miur).

Conclusione: il precariato aumenta e non si è fatto nulla per frenare il fenomeno. Anzi, molti precari rimarranno senza lavoro quest’anno. “Proprio oggi ho incontrato una mia amica precaria – ci dice Giovanna CiotolaAlla domanda: “dove sei, quest’anno?”, ha risposto “sono a casa, se volete potete venirmi a trovare!”. E intanto aspetta che qualcuna vada in maternità. Altri, quelli in basso alle classifiche hanno perso ogni speranza”.

E le proteste, più che legittime, continuano a salire, il malcontento aumenta. Molto eloquente, ad esempio, quanto accaduto mercoledì primo settembre davanti alla Prefettura di Campobasso: i precari si sono incatenati per sottolineare la loro assoluta contrarietà alle misure adottate dal Governo nell’ambito della scuola.

E la mobilitazione, però, ha ripagato la pazienza e gli sforzi di quanti si stanno battendo per salvare il salvabile: il prefetto di Campobasso, infatti, ha ricevuto le organizzazioni sindacali alla presenza anche dell’Assessore all’Istruzione Filoteo Di Sandro per discutere della situazione critica della scuola molisana. “Abbiamo presentato al Prefetto la situazione della scuola molisana, dato che lui rappresenta il Governo a livello territoriale – ci ha detto Sergio Sorella –  e lui si è impegnato che farà presente al Governo le difficoltà che ci sono per garantire una scuola pubblica adeguata al territorio regionale”.

Vedremo come andrà a finire, ma intanto le organizzazioni sindacali, i precari, le famiglie che vedono a rischio il futuro dei propri figli non abbassano l’attenzione: “La mobilitazione – ci assicura Sorella – continuerà finché non avremo risposte certe”.

E intanto la Regione come si sta muovendo?

Mariastella Gelmini, alcuni mesi fa, mentre in Parlamento imperversavano le discussioni sulla manovra finanziaria, aveva assicurato: “Nessun taglio per università e ricerca”. Come volevasi dimostrare. I numeri, a livello nazionale, sono tragici: si parla addirittura di 135.000 posti da tagliare entro l’anno. E questa mannaia si abbatterà anche sul nostro Molise, regione già colpita dai tagli dell’anno scolastico 2009/2010.

Si parla, infatti, di un’ulteriore riduzione di 350 posti. Ma perché questo spaventoso taglio, se nelle scuole molisane ci sono stati quest’anno ben 245 pensionamenti? Si potrebbe pensare che un numero così alto di pensionamenti favorisca il lavoro: gente che se ne va libera (o dovrebbe liberare) spazio per nuovi docenti. Niente affatto: il numero dei pensionamenti resta comunque troppo inferiore rispetto al ridimensionamento previsto dalla legge 133/08 (primo atto della Riforma Gelmini che prevede un taglio di 8 miliardi in tre anni). E allora via con le riduzioni: quest’anno, come detto, ne sono previste 350 (tra docenti e personale Ata). In soli due anni, dunque, ben 837 posti in meno nelle scuole molisane (solo nell’anno scolastico precedente, infatti, ci sono stati 487 licenziamenti).

 E il dramma non finisce qui. Come più volte denunciato dalla Flc-Cgil, il precariato si sta espandendo a macchia d’olio.  Ad essere precari nelle scuole sono i supplenti, coloro che aspettano con trepidazione ogni anno di ottenere un posto fisso. Sergio Sorella, segretario regionale Flc-Cgil, ci spiega qual è la situazione: “L’investimento nella scuola pubblica è l’investimento più basso a livello europeo. L’ultima indagine Ocse ci dice che noi investiamo il 4,5% del prodotto interno lordo. Noi siamo, insieme alla Slovacchia, fanalino di coda di questa classifica”. E’ bene partire, dunque, da questo dato: noi non investiamo nella scuola. A questo punto, però, ci tocca andare oltre e risulta chiaro che c’è soltanto una politica di tagli da parte di questo Governo: in tre anni noi dobbiamo risparmiare 8 miliardi per la scuola pubblica.

Dopo la tragedia anche la beffa dunque: “Come si fa a risparmiare ulteriormente se voi già date poco?” – si chiede Sorella – “E’ chiaro che così facendo poni le condizioni per un disastro”.

Ma attenzione, non è finita qui. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che dal Governo Prodi c’era la promessa di immettere in ruolo ben 150 mila persone nella scuola italiana in tre anni. Bene, siamo passati da questa promessa alla riduzione di posti per 140 mila persone. Una situazione, è evidente, diametralmente opposta a quanto promesso. “Il precario – conclude Sorella – prima fiducioso per questa promessa, con la Gelmini si ritrova nell’impossibilità di avere una stabilità”.

E se scendiamo più dettagliatamente nella nostra Regione? “La situazione è molto drammatica” – ci dice Sergio Sorella.  Molti, infatti, sono quelli che arrivano da precari all’età del pensionamento. Abbiamo anche diversi esempi di persone che sono morte senza mai ottenere una cattedra: “L’anno scorso una signora morì mentre stava per prendere il pullman. E anche lei era una precaria della scuola, aveva 56 anni e ancora andava in giro per le scuole del Molise per supplenze in Educazione Tecnica”. E poi, ancora, abbiamo il Prof.Nicola Cetrangolo, di cui ha parlato pochi giorni fa “Il quotidiano del Molise”, scomparso prematuramente all’età di 46 anni. E anche lui ancora era un precario. Da 20 anni.

Ma non c’è mai limite al peggio: per via di pochissime immissioni in ruolo, non si è posto alcun freno al fenomeno del precariato, ma anzi viene favorito. Vediamo di capirci meglio: le immissioni quest’anno sono state 105 (46 Ata e 59 docenti), ma i pensionamenti, come ricordato prima, sono molto più elevati (245). A confronto, dunque, le immissioni sono una miseria, vista la grande disponibilità di posti. Posti che nella migliore delle ipotesi saranno ricoperti, appunto, da precari. In altri casi, addirittura, le ore potrebbero essere distribuite tra gli insegnanti di ruolo rimasti, con la conseguenza di un sovraccarico di lavoro e, dunque, probabilmente una minore qualità nell’insegnamento. Le conseguenze di quanto detto appaiono più chiare dalle parole della Professoressa Giovanna Ciotola, docente di Storia dell’Arte, che si definisce una “futura precaria”, perché, a causa della riforma, non ha più una cattedra, ma “dopo le sceneggiate fatte in provveditorato ho una cattedra da D.O.P. che non è niente male, però so che le ore che ho avuto in più sono state tolte ad un precario, che resta senza lavoro”. Che cosa vuol dire cattedra D.O.P? “Essere D.O.P. significa poter insegnare su più discipline. A me non dispiace insegnare anche Disegno allo Scientifico, ma ho la vaga impressione che se non recupero una cattedra a tempo pieno, tempo due o tre anni, inizieranno a far fuori anche noi”. Paura più che legittima perché più passa il tempo e sempre peggio va per la scuola italiana e, nella fattispecie, molisana. Basta citare qualche dato. Prendiamo le statistiche reperibili sul sito del Ministero dell’Istruzione. Anno scolastico 2004/2005: tra docenti a tempo indeterminato, a tempo determinato e altro personale educativo, in Molise avevamo un personale che contava 5.492 persone. Oggi abbiamo un organico di diritto che arriva a 3721 persone. Un deficit che sfiora le duemila unità in soli sei anni.

Altra questione relativa alla difficile situazione dei precari, infine, è relativa alle nomine annuali. Anche qui uno spaventoso decremento. Stando a quanto si legge su una nota della Cgil, i precari che troveranno un posto annuale saranno, in tutta la regione, 300 Ata e non più di 200 docenti, per un totale di 500 posti. Numeri al ribasso rispetto a quelli che caratterizzavano le aperture degli anni passati quando  si arrivava anche a 1200 nomine annuali (dati Miur).

Conclusione: il precariato aumenta e non si è fatto nulla per frenare il fenomeno. Anzi, molti precari rimarranno senza lavoro quest’anno. “Proprio oggi ho incontrato una mia amica precaria – ci dice Giovanna Ciotola – Alla domanda: “dove sei, quest’anno?”, ha risposto “sono a casa, se volete potete venirmi a trovare!“. E intanto aspetta che qualcuna vada in maternità. Altri, quelli in basso alle classifiche hanno perso ogni speranza”.

E le proteste, più che legittime, continuano a salire, il malcontento aumenta. Molto eloquente, ad esempio, quanto accaduto mercoledì primo settembre davanti alla Prefettura di Campobasso: i precari si sono incatenati per sottolineare la loro assoluta contrarietà alle misure adottate dal Governo nell’ambito della scuola.

E la mobilitazione, però, ha ripagato la pazienza e gli sforzi di quanti si stanno battendo per salvare il salvabile: il prefetto di Campobasso, infatti, ha ricevuto le organizzazioni sindacali alla presenza anche dell’Assessore all’Istruzione Filoteo Di Sandro per discutere della situazione critica della scuola molisana. “Abbiamo presentato al Prefetto la situazione della scuola molisana, dato che lui rappresenta il Governo a livello territoriale – ci ha detto Sergio Sorella –  e lui si è impegnato che farà presente al Governo le difficoltà che ci sono per garantire una scuola pubblica adeguata al territorio regionale”.

Vedremo come andrà a finire, ma intanto le organizzazioni sindacali, i precari, le famiglie che vedono a rischio il futuro dei propri figli non abbassano l’attenzione: “La mobilitazione – ci assicura Sorella – continuerà finché non avremo risposte certe”.

E intanto la Regione come si sta muovendo? Continua …

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