SANITA’ MOLISE/ “Quo vadis Michele?”

Ennesimo appuntamento della saga “sanità molisana”. Ed ennesima bocciatura per Michele Iorio. Non è, infatti, un periodo facile questo per il nostro Governatore. Dopo un’estate turbolenta per gli scontri accesi con il nemico di sempre Aldo Patriciello (anche se, pare, oggi si stiano riavvicinando. Come dire: in tempo di guerra …), dopo la mala gestione nella ricostruzione terremoto (anche dalla Corte dei Conti, che lo ha condannato, il 9 febbraio 2010, alla pena pecuniaria di 3.200 euro), per Iorio ecco anche la “grana” sanità. Facciamo il punto della situazione.

Trenta settembre: termine ultimo per la consegna al tavolo interistituzionale del Piano di Rientro. Michele Iorio riceve un sonoro “no” da parte di Neuromed e Cattolica. I due centri, infatti, sarebbero andati incontro a tagli esorbitanti (6 milioni di euro per la Neuromed, 21 per la Cattolica) che di certo non convenivano alla loro fama e alle loro prestazioni.

iorio5Passa una settimana. Otto ottobre: nuovo tavolo tecnico e nuova bocciatura. Michele Iorio, però, giunge ad accordi con gli uomini del Governo affinché non fossero applicati gli aumenti delle tasse e delle imposte, previsti dalla legge per le Regioni che hanno un disavanzo in campo sanitario. Il Governo accetta: proroga di venti giorni.

Ma non è finita. Negli stessi giorni altra batosta per il povero Governatore: il Tar concede la sospensiva a Cattolica e Neuromed, che erano ricorse al Tribunale Amministrativo dopo che, prima della pausa estiva, la Regione (già allora) aveva deciso di stabilire un tetto per i finanziamenti regionali in loro favore. Con la seguente motivazione: i centri di ricerca della Cattolica e di Neuromed non possono avere tetti di spesa perché istituti riconducibili a natura pubblica” e dunque i tagli sono illegittimi.

Intanto trascorrono i venti giorni di proroga concessi dal Governo. Ventinove ottobre: la sanità molisana non ha fatto alcun passo in avanti. Proroga totalmente inutile e nuova bocciatura per Michele Iorio. Tant’è che di lì a poco il Tavolo tecnico sentenzierà: il Molise è l’unica regione tra le quattro in rosso (con Calabria, Campania e Lazio) che non avrà diritto ad accedere ai fondi FAS. In più, come annunciato da uno studio UIL, è in arrivo una ministangata Irpef che prevede per il Molise un’addizionale pari a 58 euro che dovrà essere saldato nel mese di marzo, come ha stabilito l’Agenzia delle Entrate.

E arriviamo a ieri: Iorio è comparso davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, presieduta dall’On. Leoluca Orlando (Idv). Ma la musica è sempre la stessa: il Governatore non ha soddisfatto i parlamentari che hanno riscontrato “sotto il versante finanziario numerose disfunzioni, anomalie e irregolarità”.

E Michele Iorio? Qual è stata la sua linea difensiva in questi anni? Nessuna. Ha parlato di “cassandre” che gettano fango sull’amministrazione molisana. Si è nascosto dietro dichiarazioni reiterate secondo cui “in Molise il deficit sanitario non è frutto di anni di cattiva gestione o di depauperamento della professione sanitaria”, ma è stato prodotto “dalla modernizzazione del sistema”. Dev’essere stata una grande “modernizzazione”, viene da pensare, se si parla di un disavanzo che si aggira sui 90 milioni di euro.

Anche nell’incontro di ieri d’altronde Michele Iorio ha dichiarato che la situazione molisana è stata rappresentata “in maniera non adeguata da alcuni giudizi negativi espressi” proprio perché non si è tenuto conto della “tecnologia all’avanguardia”, dell’“offerta di servizi variegata” e della “capacità di azione qualitativamente e quantitativamente elevata”.

Eppure, nonostante questa (presunta) mastodontica “modernizzazione”, la Commissione (più che giustamente) ha fatto riferimento anche ad un caso di disfunzione sanitaria: il decesso di Antonio Del Corpo, un cinquantenne di Pozzilli, morto per un infarto senza essere stato soccorso dal 118 di Venafro. A tal riguardo ricordiamo che sono stati aperti due filoni di indagini, uno dalla Procura di Isernia riguardo il ritardo di cure immediate; l’altro dall’Asrem che intende accertare per quale ragione la centrale operativa del 118 non ha risposto alla chiamata telefonica con la quale il figlio di Del Corpo chiedeva il soccorso (anche se Fedele Clemente, direttore del 118, ha affermato, all’epoca dei fatti, che “dai nostri tabulati non risultano telefonate in entrata tra le 4 e le 5 del 15 settembre”). Ma la questione rimane aperta, anche considerando il fatto che comunque l’ambulanza si è presentata sotto casa di Del Corpo un’ora e mezza dopo il malore che aveva colpito il 65enne, quando non c’era già più nulla da fare.

Vedremo come andrà a finire.

Ma per ora una certezza c’è: questa presunta (assolutamente presunta) “modernizzazione” non ha dato i risultati sperati se queste sono le conseguenze, caro sig. Michele Iorio. Che ne dice, dopo tutte queste bocciature, si prendersi una buona volta le sue sacrosante responsabilità? Grazie.

 

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