SANITA/ Molise, l’Hospice di Larino nelle mani della Chiesa

di Michele Mignogna

Le mani  della Chiesa  sull’Hospice di Larino. Questo quello che sta succedendo nel reparto per malati terminali dell’ospedale di Larino, dove un frate cappuccino padre Giorgio Ramolo, con il bene placito del primario del reparto Il dottor Mariano Flocco, gestisce tutto, dai soldi che i parenti dei malati lasciano come offerte, alla vita quotidiana del reparto, escludendo di fatto, l’associazione che dal 2006, è titolata a fare questo.

L’associazione in questione porta lo stesso nome del reparto, Madre Teresa di Calcutta, nata nel 2006, un anno dopo chehospice_larino è nato il reparto, ed è l’unica onlus titolata e autorizzata dai vertici dell’ASREM, ad occuparsi dell’aspetto, diciamo cosi, sociale del reparto. In questi anni l’associazione ha raccolto le offerte dei parenti dei deceduti, reinvestandoli in suppellettili per il reparto, come i 6 materassi anti piaghe, acquistati e utilizzati nei letti dei pazienti, ha formato volontari da utilizzare in reparto, mette a disposizione una autoambulanza per il trasporto dei malati, pagandola con i propri fondi e  pertecipa a diversi progetti a livello nazionale con le associazioni che si occupano di cure paliative.

Una realtà insomma, che nel puro spirito di volontariato, lavora all’interno dell’Hospice di Larino, l’Hospice di Larino in sostanza è un reparto per malati terminali, soprattutto oncologici, in cui i malati vengono accompagnati con l’aiuto delle cure paliative fino alla fine dei giorni.

Ma a qualcuno questa cosa proprio non va giù, ed è un frate cappuccino del convento di Larino, che d’accordo con il primario del reparto il dottor Mariano Flocco, ha deciso che l’associazione deve esser fatta fuori, innanzitutto non gestendo più i soldi delle offerte, che qualcuno consegna direttamente nella mani del frate senza sapere nemmeno a che titolo, una seconda rivoluzione è stata la filodiffusione del rosario quotidiano che viene trasmesso nell’intero reparto, cosi come la messa del sabato, alla quale partecipano anche cittadini che non hanno a che fare con il reparto, nonostante in reparto sia presente una cappella naturalmente dedicate a queste attività, ed anche in questo caso, tutti i malati del reparto sono costretti ad ascoltare, non importa se qualcuno non è cattolico, la messa te la devi sentire.

Ma chi è padre Giorgio? Padre Giorgio è una figura austera e fredda, e somiglia a Sean Connery del nome della rosa, è una figura che colloquia bene e spesso, con i vertici politici locali e con la dirigenza dell’ospedale, ed è grazie a questi rapporti che riesce a far pressioni affinchè l’associazione venga mandata via, come ad esempio in un colloquio con Giovanni Quici, dirigente dell’ospedale e vice sindaco della città, in cui senza mezzi termini il fate dice “ma che aspetti a mandare via quell’associazione?” questi sono gli atteggiamenti che da alcuni mesi regnano all’interno di un reparto che per il lavoro che svolge è fondamentale, non solo per il lavoro, ma anche per giustificare la presenza dell’ospedala a Larino ormai in via di chiusura. Mandare via l’associazione Madre Teresa di Calcutta significa spostarla dalle stanze che occupa in reparto, con l’autorizzazione, scritta, di Angelo Percopo, direttore dell’ASREM, ad altri locali distanti dal reparto, in altra struttura addirittura.

Ma perchè voler far fuori una associazione che in questi anni ha dimostrato professionalità e competenza? Semplice, il frate con l’autorizzazione del Vescovo di Termoli e Larino vuole realizzare una fondazione con le regole delle fondazioni e con personale scelto da loro, e per fare quello che vogliono. Ma c’è un problema, ovvero, può la Chiesa gestire direttamente un reparto ospedaliero, che fino a prova contraria è pubblico? Può una fondazione gestire offerte che i parenti dei deceduti danno per gestire la parte ludica del reparto? E parliamo di somme importanti che come abbiamo visto, l’associazione reinveste in reparto. Insomma se da una parte mettere in piedi una fondazione richiede un patrimonio importante che mette a disposizione la Chiesa, dall’altra si interviene pesantemente su quella che è la gestione di un ospedale pubblico, uno scontro tra due poteri dunque, che rischia di danneggiare pesantemente ciò che finora è stato fatto, ma la cosa sconcertante è che qualcuno glielo permette.

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