Sanità e Regione Molise: perché il taglio dei posti letto?

La leva di cui si abusa è il taglio dei posti letto, spacciato come panacea di tutti i mali e – in realtà – inutile per il cittadino ma utile per la lobby.

 

 

di Andrea Succi

L’infiltrato nel sistema     sanitario della Regione Molise scopre la lobby che vuole la sanità     privata. Inchiesta senza censura, parte 5.

Il secondo strumento di gestione per mantenere un equilibrio di bilancio è il controllo della spesa sanitaria: la leva di cui si abusa è il taglio dei posti letto, spacciato come panacea di tutti i mali e – in realtà – inutile per il cittadino ma utile per il sistema sanitario.

Nel 2004, la classifica del Ministero della Salute sul numero di posti letto vedeva al primo posto il Lazio, 5.8 per mille abitanti – seguito a ruota dal Molise, 5.6 – e in ultima posizione la Campania, con un valore di 3,8.

Anche se il dato risale oramai a cinque anni fa, un dubbio s’insinua: come si può credere che il numero dei posti letto influisca sulla riduzione del debito, sapendo che Lazio e Campania – prima e ultima della classifica – sono le due regioni più indebitate d’Italia? Eppure dal 1994 al 2004 la percentuale nazionale di posti letto pubblici è diminuita del 36% – da 303.012 a 188.426 – a fronte di continui disavanzi.

Spesso sono i dettagli che fanno la differenza e in una Regione come il Molise, grande quanto un quartiere di Roma, vengono a galla immediatamente. Dal 1997 al 2006 sono stati tagliati 315 posti letto pubblici. Ulteriori tagli (361) sono previsti dal PSR 2008-2010, per un totale di 676 posti letto in meno dal 1997 ad oggi. Dal 2002 al 2008 il disavanzo cumulato è di 600 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere l’extra deficit 2008 di 39 milioni di euro e il deficit 2009 di 90 milioni di euro , per un totale di 739 milioni di euro.

Più si taglia, più il debito aumenta.

E aumenta nonostante la spesa sanitaria delle famiglie sia passata dai 55 milioni di euro del 1992 ai 118 del 2003, quasi raddoppiata quindi, ma in linea con la tendenza che ha coinvolto l’intera nazione. Se per curarsi le famiglie spendono di più, vuol dire anche che ci si ammala di più. Più malati, più spesa. Ci guadagnano in tanti: multinazionali, privati, soggetti pubblici…Del resto le persone sane non producono Pil, nè spendono in farmaci, quindi non spingono l’economia. Pensiamo al Molise: se per assurdo da domani tutti i molisani fossero sani come pesci, la Regione registrerebbe una caduta del Pil pari al 12%, praticamente una Waterloo dell’economia regionale, la Grande Depressione in salsa locale.

Malato. Molto meglio se malato. Se poi malato cronico, magari di tumore, ancora meglio. Dovrà curarsi per vivere e vivere per curarsi.

Il Rapporto Ceis Sanità 2006 “segnala uno zoccolo duro di oltre 1 milione e 200 mila nuclei familiari che impoveriscono e sostengono spese catastrofiche. Sopra i 65 anni aumenta del 50% la probabilità di un impoverimento causato da spese sanitarie out of pocket.” Per spese out of pocket si intendono le prestazioni interamente a carico dell’utente. “C’è da chiedersi se la presenza di una quota importante di prestazioni a pagamento non debba leggersi come un affievolimento dei livelli di garanzia dei servizi essenziali”.

Se si è costretti a pagare per ciò che dovrebbe essere garantito, IL DIRITTO ALLA SALUTE, allora è chiaro che qualcosa non funziona. La spesa sanitaria privata – che oggi rappresenta circa il 23 % della spesa totale ed è stimata in 29 miliardi, di cui l’82% out of pocket  – vive un trend molto positivo in tutta Italia non solo in Molise, dove i posti letto privati sono passati dagli 88 del 1997 ai 226 del 2006.

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