SAN GIULIANO DI PUGLIA/ L’ombra della doppia morte. Arsenico e piombo nel sottosuolo. |
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| Inchieste - Molise | |||
| Scritto da Pasquale Di Bello e Michele Mignogna | |||
| Mercoledì 23 Novembre 2011 18:28 | |||
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di Pasquale Di Bello e Michele Mignogna Veleni a San Giuliano di Puglia, anche sotto la nuova scuola. Questa la sconvolgente indiscrezione che sta camminando nelle ultime ore. Quantità pericolose di arsenico e di piombo, a seguito di specifici controlli, sarebbero state rinvenute nel sottosuolo del piccolo centro molisano noto purtroppo al mondo per il crollo della scuola Jovine e per la conseguente morte di 27 bambini e della loro maestra. L’intervento sul posto dell’ARPA Molise e dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico sembrano avvalorare in queste ore il grave sospetto di un inquinamento da percolato. Il “modello Molise”, quello tanto caro al governatore Michele Iorio, appare sempre più un esempio in negativo. Oltre agli sperperi per la ricostruzione, oggi s’intravede sul sisma del 2002 anche l’ombra lunga del malaffare, della malavita e delle cricche.
Proprio all’ombra della ricostruzione, per capirci, qualcuno avrebbe fatto affari loschi causando il grave inquinamento che sta venendo alla luce. Fonti accreditate parlano della presenza di un alto quantitativo di arsenico e piombo. L’arsenico è una sostanza chimica velenosa e cancerogena che difficilmente si riscontra in natura, specie in zone dove non esistono grandi insediamenti produttivi. Ma la cosa inquietante è che l’arsenico, in grandi quantità, è contenuto anche nei fanghi di depurazione, quei fanghi cioè che rimangono alla fine del processo di depurazione del percolato da discarica. Secondo alcuni cittadini, durante la ricostruzione delle strade, della nuova scuola e di altre opere pubbliche, alcune imprese avrebbero mischiato rifiuti tossici con altre materie edili, in modo da risparmiare sui costi dello smaltimento. “Si vedevano autobotti in continuazione” - ci dice uno di loro - “e abbiamo sempre pensato che fosse del materiale edile che loro utilizzavano per i lavori, però aveva un forte odore”. Non si tratta semplicemente del liquido che si usa prima di asfaltare una strada, come ci fa capire sempre lo stesso cittadino: “Scaricavano (dalle autobotti n.d.r.) questo materiale e lo mischiavano con la terra ed altri materiali da risulta, dopo di che lo utilizzavano per fare le strade, o la nuova rotonda addirittura”. Siamo evidentemente davanti a una storia che qualora fosse confermata svelerebbe risvolti davvero inquietanti. Il solo immaginare che a San Giuliano di Puglia, paese simbolo del sisma molisano, qualcuno abbia “sversato” rifiuti tossici è già di per se un orrore nell’orrore, un dramma nel dramma. E poi, se così fosse: da quale discarica o da quale depuratore sono arrivati questi rifiuti che hanno avvelenato i terreni? Insomma, cosa si nasconde dietro al “modello Molise”, quello che ha avuto per protagonista, proprio a San Giuliano di Puglia, quel Claudio Rinaldi ben noto alle cronache giudiziarie? Era proprio lui, l’uomo della “cricca”, il soggetto attuatore per la ricostruzione delle opere pubbliche. LEGGI LA SECONDA PUNTATA DELL'INCHIESTA LEGGI ANCHE MASSONERIA IN MOLISE/ San Giuliano Di Puglia: la mano tesa del Grande Oriente d'Italia RICOSTRUZIONE SAN GIULIANO 2/ Appalti e favori: come far lievitare i costi della ricostruzione ECOMAFIA in MOLISE/ I retroscena, gli affari, le rotte e i nomi che scottano nel Molise (eco)mafioso
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