SAN GIULIANO DI PUGLIA/ Fanghi e veleni

di Pasquale Di Bello e Michele Mignogna

In attesa che le analisi dell’ARPA Molise ci dicano quali sono i livelli di arsenico e piombo presenti nei terreni di San Giuliano di Puglia, il sindaco del comune, Luigi Barbieri, cerca di buttare acqua sul fuoco attaccando l’inchiesta dell’Infiltrato. Purtroppo a San Giuliano di Puglia, nel recente passato, sono stati diversi gli episodi legati allo smaltimento dei rifiuti, segnatamente alle macerie derivanti dagli abbattimenti. La vicenda della discarica della società LAND group srl è in tal senso emblematica e sullo stesso sindaco Barbieri si addenserebbe più di qualche nube.

San Giuliano di Puglia, tra barbari e Barbieri

sangiulianodipugliaricostruzioneQuod non fecerunt barbari fecerunt “Barbierini”. Verrebbe da commentare così, con le parole dedicate dal popolo romano a papa Urbano VIII (della famiglia Berberini) il sibillino messaggio che il sindaco di San Giuliano di Puglia, Luigi Barbieri, ha inteso dedicare (non citandolo) all’Infiltrato e all’inchiesta da noi condotta sulla presenza di veleni (arsenico e piombo) rilevati nel centro fortorino simbolo del sisma del 2002. Barbieri, seguendo uno schema molto popolare tra i politici molisani, quello di commentare le notizie date da una testata su altre testate, scrive in una sua nota stampa (recapitata a tutti, tranne che a noi):  si stigmatizza l’atteggiamento di alcuni organi di stampa che – approfittando della cassa di risonanza che garantisce San Giuliano di Puglia – già costruiscono scenari apocalittici sulla base di accertamenti ancora in fase di elaborazione.si stigmatizza l’atteggiamento di alcuni organi di stampa che  – approfittando della cassa di risonanza che garantisce San Giuliano di Puglia – già costruiscono scenari apocalittici sulla base di accertamenti ancora in fase di elaborazione”.

Ora, noi comprendiamo l’irritazione del sindaco Barbieri ma il mestiere del giornalista è quello di raccontarle le storie, non di tacerle sotterrandole come probabilmente è avvenuto per i fanghi sversati a San Giuliano di Puglia. Purtroppo, la cassa di risonanza di cui egli parla nasce dalle casse da morto delle piccole vittime e della maestra uccise dal crollo della scuola “Jovine”; questo, Barbieri, dovrebbe ricordarlo tutti i giorni a se stesso, evitando volgari strumentalizzazioni al contrario. Se fosse provato che qualcuno a San Giuliano di Puglia, utilizzando come discarica i cantieri della ricostruzione, ha smaltito, sotterrandoli, fanghi tossici, senza alcun rispetto delle regole e procedure previste in tali casi, quelle vittime sarebbero da considerare uccise due volte: dal terremoto e dalla bava degli sciacalli capaci di ordire una simile operazione. Perché il punto dell’inchiesta – che porteremo avanti senza subire intimidazioni – è questo: capire se qualche bandito ha usato San giuliano di Puglia come pattumiera. Il tema dei valori di arsenico e piombo, sulla cui presenza non v’è dubbio, è tema accessorio. Va capito innanzitutto, lo ripetiamo, come essi siano giunti a San Giuliano di Puglia, poi se essi siano presenti in valori medi, alti o addirittura nocivi. Se fosse provato che qualche tagliagole ha usato San Giuliano di Puglia come discarica, Luigi Barbieri, soggetto attuatore della ricostruzione, e quindi deputato ai controlli, non potrebbe restare un minuto in più sulla poltrona di sindaco.

Detto questo, va ricordato che il comune di San Giuliano di Puglia non è del tutto estraneo  a vicende legate allo smaltimento dei rifiuti.  La questione, sulla quale grava una cappa omertosa di piombo, gira tutta intorno ad una società, la LAND GROUP srl, che con una velocità stratosferica riesce ad avere in soli 11 giorni tutti i permessi necessari per aprire e gestire una discarica di materiali inerti in quel di San Giuliano, permessi dalla Regione e dalla Provincia arrivati in un niente. Non a caso, in questi anni, i rifiuti, anche questi rifiuti, sono diventati una risorsa, per chi li sa trattare ma soprattutto per chi sa imporre pratiche quanto meno discutibili.

Ma a andiamo con ordine, e torniamo per un momento alla ricostruzione del piccolo centro basso molisano.San Giuliano è stata completamente rasa al suolo e ricostruito, per questa ragione c’era bisogno di smaltire tutto il materiale di risulta degli abbattimenti, materiale che deve essere recuperato seguendo alcuni passaggi in centri autorizzati ma soprattutto qualificati. L’amministrazione comunale, eletta nel 2004, vede come sindaco Luigi Barbieri, mente della ricostruzione e delle grandi opere del paese. Barbieri è dipendente della Comunità montana di Campobasso, dove svolge la mansione di geometra. Forte di questa esperienza e circondatosi in Comune di persone che lavorano con lui alla Comunità montana, Luigi Barbieri fiuta l’affare ed inizia a pensare a come poter fare per smaltire le tonnellate di macerie che da li a poco copriranno quel che resta della vecchia San Giuliano. Il primo passo che fa è quello di assumere nell’ufficio tecnico per l’edilizia del comune, quello per intenderci che gestisce l’intera fase della ricostruzione, il suo collega della comunità montana, l’ingegnere Domenico Di Iorio, cacciando, letteralmente, quelli che erano stati assunti dalla vecchia amministrazione. Insieme a Di Iorio, i soggetti principali di questa storia sono: Antonio PaduloLino Sabelli, architetto e progettista. Il 27 marzo del 2007, i due finiscono in manette con accuse, a vario titolo, di falso ideologico continuato in atti pubblici, abuso d’ufficio, discariche non autorizzate o comunque gestite in modo irregolare. Ad emettere i provvedimenti fu il GIP di Larino Luca Venturi, al termine di una indagine serrata che aveva messo in risalto le anomalie sulla nascita della discarica.

Ma quali sono le anomalie? Innanzitutto non si capisce come una qualsiasi impresa impiega mesi prima di avere un autorizzazione per questo tipo di discarica, mentre questa società, come detto, ha impiegato solo 11 giorni. C’è poi la produzione di falsa documentazione legata alla società in questione, amministrata dal signor Antonio Padulo, dipendente del comune, e che gestiva insieme al Di Iorio, l’ufficio tecnico per la ricostruzione. Insomma tutto fatto in famiglia, come usa dire. Tuttavia, l’aspetto grave di questa vicenda è che ancora oggi, in contrada Posticchia, luogo della discarica, si vede all’interno del recinto una cisterna che una volta serviva al trasporto del latte, e che in effetti se è ferma in quel posto non sappiamo a cosa possa essere servita, o meglio, secondo voci ben informate, in quella discarica sarebbero arrivati anche rifiuti diversi da quelli per cui era nata.

I retroscena di questa storia fanno capire, come ed in che modo, certi affari potevano essere gestiti a San Giuliano, anche con la compiacenza delle Istituzioni. Un esempio in tal senso, e cioè di come tutto venisse programmato a tavolino, lo troviamo nella vicenda legata alla ditta “Mangifesta”.

Le basi del futuro affare della LAND srl nascono dal repentino licenziamento della ditta “Mangifesta”, quella che fino a quel momento aveva lavorato alle “macerie”, per sostituirla con la più affabile ATI di Di Biase, impresa edile molto attiva nella ricostruzione di San Giuliano. Questa Associazione d’Imprese ebbe il compito di completare il piano degli abbattimenti, la rimozione dei cumuli di macerie, la ripulitura del sito-discarica. E di quale società si avvaleva Di Biase per “smaltire” le macerie? Manco a dirlo: la LAND srl. Subito dopo la sua nascita è lo stesso Di Biase che comunica al Comune e al Soggetto Attuatore che per l’esecuzione dei lavori si sarebbe avvalso, manco a dirlo, della Società LAND Group S.r.l., una società, questa, che in effetti fece le cose come si deve in ogni campo.  Curando gli aspetti finanziari e quelli dei costi dell’investimento, predefinendo un assetto societario con una larga partecipazione al femminile, la LAND ha potuto accedere ai contributi previsti dallo specifico piano regionale agganciato all’articolo 15 e con l’aiuto degli amici politici, a livello regionale, anche questi finanziamenti sono puntualmente arrivati, ancorché doverosamente revocati dopo gli eventi del 27 marzo 2007 e poi bloccati dalla Magistratura a seguito dell’inchiesta. Stiamo parlando di circa 100 mila euro per la partenza della società.

Un intreccio di affari e politica, dunque, che getta altre ombre sulla questione dei rifiuti a San Giuliano. Con una macchina imprenditoriale oliata all’occorrenza per far soldi sullo smaltimento delle macerie e con la materiale disponibilità di una discarica e la sicurezza di farla franca è lecito porsi alcune domande. Possibile che il primo cittadino non fosse al corrente di ciò che si stava muovendo in paese intorno ai rifiuti? E perché è stato impegnato in prima persona nell’organizzazione stessa della società? È vero o no che nel 2006 il sindaco ha usufruito di un congedo dal mandato di 15 giorni e che li ha trascorsi immerso nei documenti in Comune? A questi retroscena, quelli di un’inchiesta che riguarda lo smaltimento dei rifiuti a San Giuliano e che ha portato all’arresto di tre persone, uno dei quali, l’architetto Lino Sabelli, che è stato il progettista della casa del sindaco, e all’indagine su altre sei per complicità nella storia, se ne potrebbero aggiungere adesso di ulteriori.

Una storia che se verificata dimostrerebbe la volontà di alcune persone di utilizzare le Istituzioni come bancomat per i propri interessi. Sempre al fine di inquadrare nell’esatto contesto l’attuale fatto di cronaca, è utile ricordare anche un altro episodio, quello che in sostanza fa partire tutta l’operazione. Per costruire il villaggio provvisorio, la Protezione Civile si avvalse dell’opera di un consorzio di imprese, locali e del circondario, che in 80 giorni realizzarono il villaggio con tutti i servizi: L’accordo con la Protezione Civile, era che lo stesso consorzio, per recuperare anche delle somme di cui era creditore, doveva gestire anche i servizi del villaggio e lo smaltimento delle macerie. Il credito che vantava il consorzio, e che ancora vanta, è di 600 mila euro che sarebbero stati recuperati, seppur in parte, con questi lavori. Ebbene, appena eletto il sindaco Barbieri convinse il cittadino onorario, Guido Bertolaso, che quei lavori li doveva gestire direttamente il Comune, ciò in senso opposto alla prassi attuale che è quella di affidare all’esterno i lavori. A San Giuliano invece non è stato cosi: per affidare direttamente i lavori alla LAND il Comune prima li riacquisì e poi li conferì alla società. Una storia, questa, che purtroppo non viene raccontata da nessuno. Sulla vicenda, al solito, è scesa una cortina fumogena e il processo non sappiamo né se, né quando si farà.

Noi queste storie le raccontiamo, sindaco Barbieri, anche in memoria di quelli che non ci sono più. Altro che “cassa di risonanza”!; e come con una citazione abbiamo aperto con una citazione chiudiamo:  Le nostre vite cominciano a finire il giorno che iniziamo a tacere sulle cose che contano”. La frase è di Martin Luther King e noi, come giornalisti e come cittadini, vorremmo fosse scolpita sulla porta di ogni molisano.

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