“Campobasso, l’Università dei parenti”. Ecco l’inchiesta completa pubblicata su l’Espresso

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Qualche giorno fa si è avuta notizia dell’inchiesta di Riccardo Bocca, pubblicata sull’Espresso, dal titolo emblematico: Campobasso, l’Università dei parenti. Una valanga di mogli, zii e cognati che affollano gli uffici. E una ragnatela di contratti esterni per i prof amici. Indagine sul singolare ateneo del Molise. Ecco l’inchiesta completa…

 

Parenti, parenti e ancora parenti. Tutti insieme appassionatamente negli uffici dell’Unimol, l’università del Molise fondata nel 1982. Alla sede centrale di Campobasso, per dire, il direttore amministrativo vicario si chiama Valerio Barbieri ed è sposato con Maria Teresa De Blasis, responsabile della segreteria di presidenza a Legge. La quale, a sua volta, ha il fratello Salvatore al settore sicurezza e prevenzione. Intanto il cugino di Barbieri, Ottavio Cirnelli, è segretario amministrativo al dipartimento di Scienze economiche gestionali e sociali, mentre la moglie Silvana Rubbo si trova al settore previdenza. Ed è appena l’inizio. Gaetano Campidoglio, capo segreteria tecnica del coordinamento al rettorato, ha il figlio Andrea al settore servizi informatici, mentre il cognato Giuseppe Centillo lavora all’ufficio amministrativo del centro Unimol management. Giovanni Lanza, responsabile dei servizi tecnici, ha per consorte Cinzia Dardone alla segreteria studenti. Dopodiché, per chiudere alla grande, ecco riunita all’Unimol la famiglia di Fiore Carpenito: lui al settore del diritto allo studio, la moglie Maria Di Camillo alla segreteria di Agraria, il figlio Felicino alla biblioteca di Isernia, e la nipote Assunta Di Camillo alla segreteria studenti.

Doveroso, visto l’elenco, è chiedere al rettore Giovanni Cannata come sia cresciuto questo reticolo familiare. E la risposta è tra il seccato e il romantico: “Tutto ciò non mi stupisce e non mi turba”, spiega, “molte persone lavorano insieme, hanno l’opportunità di conoscersi, e quindi stabiliscono relazioni…”. No problem, in altre parole. “Niente è avvenuto fuori dalle norme”, assicura Cannata; e poi “i fondamentali di quest’ateneo sono solidi”, aggiunge.

Il che sarà certamente vero, commentano al ministero dell’Istruzione, ma resta il dato che Unimol è soltanto “al quarantacinquesimo posto tra gli atenei virtuosi catalogati dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e ricerca)”. Di più: la “Grande guida all’università 2010-2011” del quotidiano “la Repubblica”, riserva a Unimol il nono posto sui nove atenei italiani che hanno meno di 10 mila iscritti. Per non parlare dell’analisi pubblicata a luglio 2009 dal “Sole 24 ore”, secondo cui il 16,5 per cento degli allievi Unimol “non ottiene crediti in un anno”, mentre un migliorabile 14,5 si laurea nei tempi previsti.

“L’università più pazza del mondo”, l’ha ribattezzata esagerando qualche studente. Ma anche il senatore Giuseppe Astore, oggi gruppo misto ed ex Italia dei valori, ha le sue perplessità: “Cannata è in carica dal 1995, sta svolgendo il sesto mandato, e ha indetto di colpo le ultime elezioni a rettore il 18 marzo 2010, mentre in Parlamento si discuteva la riforma Gelmini con il limite di due mandati proprio per i rettori”. Il 6 maggio successivo, Astore ha segnalato il fatto in un’interpellanza parlamentare, citando “l’inopportunità di indire elezioni improvvise in vista di disposizioni che, qualora approvate” avrebbero rinnovato “radicalmente l’assetto di governo delle università”. Ma nessuno gli ha ancora risposto. “Come nessuno”, rilancia, “vuole toccare un altro punto dolente dell’Unimol: la proliferazione delle docenze esterne”.

Una voce, quella dei professori a contratto, che nel 2007 è costata all’ateneo 1 milione 258 mila euro, nel 2008 967 mila euro e nel 2009 altri 848 mila. “Fenomeno fisiologico”, lo considera Cannata, “frutto anche del blocco delle assunzioni”. E ha ragione, in questo senso. Ma c’è un altro aspetto da considerare, già individuato nel 2007 dall’ordinario all’Unimol di Chimica fisica Andrea Ceglie: “Prendere a prestito docenti dall’esterno, dalle professioni, dalle arti e mestieri per attivare nuovi corsi, snatura l’insegnamento universitario”, scriveva candidandosi (senza successo) a rettore. E soprattutto, “condanna l’istituzione a un declassamento inevitabile”.

Frasi profetiche, secondo la Flc-Cgil: “Nel tempo”, racconta il sindacalista Paolo De Socio, “si è creata all’Università del Molise una ragnatela di contratti esterni che spazia dalla politica al giornalismo, dalla magistratura alla medicina”. Spiccano, tra i tanti nomi, quelli di Nicola D’Angelo e Giovanna Rosa Immacolata Di Petti, magistrati a Campobasso.

C’è Rossana Iesulauro, presidente facente funzioni della Corte d’appello locale. Si trova, in questa lista disponibile sul sito Unimol, Giorgio Giaccardi, presidente del Tar molisano. E con lui vantano docenze esterne Antonio Di Brino, sindaco Pdl di Termoli, il direttore di Telemolise Manuela Petescia (moglie del senatore Pdl Ulisse Di Giacomo), i giornalisti Rai Pasquale Rotunno e Mario Prignano, la dirigente dei rapporti istituzionali per la regione Molise Alberta De Lisio (sposata con Carlo Alberti Manfredi Selvaggi, capo dipartimento per gli Affari regionali alla presidenza del Consiglio dei ministri, anch’egli docente esterno). Senza dimenticare Marco Tagliaferri, che oltre a essere un medico ha contribuito alla realizzazione di Progetto Molise: “Una lista vicina al governatore Michele Iorio, cioè allo sponsor storico del rettore Cannata”, sottolinea Vinicio D’Ambrosio, autore del best seller regionale “Il regno del Molise”.

Perplessi, gli studenti dell’Unimol chiedono “una gestione più condivisa e democratica dell’ateneo”. E della stessa opinione è il professor Ceglie, il quale boccia anche la composizione del Senato accademico, “esteso ai soli direttori di dipartimento e presidi di facoltà, senza rappresentanza elettiva di professori associati o ricercatori, e tantomeno degli studenti e del personale tecnico amministrativo”. Una struttura, spiega De Socio di Flc-Cgil, “che la scorsa estate ha approvato, senza un vero dibattito, il progetto della Federazione pugliese-molisano-lucana”.

Ottima idea, il matrimonio dell’Unimol con il politecnico di Bari e l’ateneo del Salento, ma ancora da monitorare sui tempi operativi. Lo stesso Cannata parla di “un percorso di avvicinamento”.

Anzi, di “un cantiere aperto”. Insomma: “Non è come una frittata, che si sbatte l’uovo e si mette in padella…”. Ecco perché, “sperando di recuperare qualche posizione nella classifica Anvur”, molti suoi colleghi incrociano le dita.

Tratto da l’Espresso

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