PD Molise, inchiesta senza censura: disfatte, inciuci e…futuro

Dopo la lettera di Domenico Di Lisa, Infiltrato.it ha deciso di fare le pulci al Pd Molise, con un’inchiesta senza censura in cui escono fuori nomi e inciuci. Oggi pubblichiamo la prima parte.

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14 ottobre 2007. In giro per l’Italia i cittadini del centrosinistra, ancora increduli per la caduta del Governo Prodi, ma con la speranza rinnovata al grido di “Yes, we can”, decisero, per la prima volta nella storia della democrazia italiana, di recarsi a votare per le primarie. Anche i cittadini molisani avevano i loro seggi con i loro candidati da votare: Annamaria Macchiarola, forte della benedizione dei gota molisani Roberto Ruta e Augusto Massa, e il giovane Michele De Santis. Risultati più che prevedibili: vittoria schiacciante della Macchiarola (64%, più di 9.600 voti contro i 5.500 di De Santis).

Ma il Pd molisano non parte nel migliore dei modi. All’indomani delle elezioni primarie il Molise diventa un caso nazionale: nel quadro delle votazioni nazionali, infatti, gli unici dati che mancano sono proprio quelli molisani. In tutte le altre regioni a poche ora dalla chiusura dei seggi già si conoscevano i risultati e anche gli eletti all’assemblea nazionale e alle varie assemblee regionali. Dappertutto tranne che nel Molise. Nonostante, infatti, il Molise abbia un numero esiguo di elettori in rapporto a regioni come, ad esempio, la Lombardia ed il Piemonte, era proprio la regione sannita a ritardare nella consegna dei dati. Insomma un pasticcio: di certo non era indubbio la vittoria della Macchiarola, ma non si sapeva nulla o quasi su come sarebbe stata composta l’assemblea regionale, sulle percentuali definitive dei candidati alla segreteria nazionale, degli eletti alla costituente nazionale e a quella regionale.

E, se il buon giorno si vede dal mattino, quanto accaduto non è stato di buon auspicio. Affatto. Nel corso della gestione Macchiarola, infatti, disfatte su disfatte, inciuci su inciuci.

Quanto successe a Venafro è profondamente emblematico: da una parte Massimiliano Scarabeo, con il suo “Circolo Venafrum” (diretto ufficialmente da Nicola Pettirossi, ma costola dell’allora esponente Pd)  che auspicava “un governo cittadino di ampio respiro, soluzione da ritenersi imprescindibile, soprattutto se si elaborano le priorità da risolvere”; dall’altra Cosmo Galasso, uomo vicino a Michele Iorio e coordinatore di “Progetto Molise” che cominciò a organizzare quelli che egli stesso definì “incontri interpartitici”.

Bene disse, allora, l’architetto Franco Valente in risposta a questi incontri –  ammucchiata ai quali, si diceva, avevano partecipato anche esponenti del Pd: “Siamo veramente sconcertati per la leggerezza con cui l’aspirante sindaco Nicandro Cotugno ritenga in un solo momento che il Centro Sinistra di Venafro possa lontanamente pensare di vederlo sedere al posto di Primo Cittadino dopo che la sua amministrazione ha provocato alla città danni peggiori dell’ultima guerra mondiale”.

Eppure proprio questo accadde, un minestrone che conteneva tutto e di più: ex An, ex forzisti, esponenti Pd e anche altri dell’Italia dei Valori. Una lista “mare magnum” in appoggio al candidato Nicandro Cotugno. Tutti in un’unica lista civica, “Venafro sarà”. E la direzione generale del Pd Molise? Nessuno si pronunciò, un silenzio imbarazzante. Un silenzio connivente. Tant’è che lo stesso segretario provinciale di allora Caruso dichiarò che la scelta avvenne non in modo “clandestino” o “ufficioso”, ma con deliberazioni degli organi di partito adottate addirittura all’unanimità. Soltanto in pochi si opposero: Petraroia, Di Lisa e De Santis. Soltanto allora la Macchiarola fu costretta a diramare un comunicato. Logicamente il più blando possibile. Ma intanto la frittata era bella che fatta. L’inciucio era servito e Cotugno potè facilmente tornare a sedere sulla sedia di Primo Cittadino venafrano.

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