PALEOLITICO ISERNIA/ Una questione Spinosa (Spa): soldi a go-go e appalti milionari. Dal ’98 ad oggi sedici miliardi per un Museo…chiuso.

Scritto da Andrea Succi |
Pubblicato Martedì, 21 Febbraio 2012 04:57

di Andrea Succi

Presa Diretta, 12 febbraio. L’inviato che Riccardo Iacona - conduttore della trasmissione in onda la domenica su Raitre - fa planare su Isernia è Domenico Iannacone, di origini molisane. Obiettivo? Fare le pulci alla disastrata giunta guidata da Gabriele Melogli, sindaco uscente, su due chiacchieratissime opere pubbliche: l’Auditorium della Cricca e il Paleolitico della Vergogna. Nel secondo caso, il Museo del Paleolitico di “Isernia La Pineta”, Iannacone si fa guidare da Emilio Izzo, segretario regionale della UilBac, in possesso delle chiavi per accedere alla parte fruibile del Museo. Risultato? Dopo l’ingresso delle telecamere di Presa Diretta, la Sovrintendenza per i Beni Culturali – secondo quanto denunciato da Izzo – ha cambiato le serrature del Museo, impedendo di fatto ulteriori accessi all’anarchico sindacalista. Che rischia anche l’allontanamento coatto dal Molise, “in seguito a forti pressioni”. Cosa nasconde quell’area preistorica? Quali i suoi segreti? Chi ha incassato miliardi (di lire) e milioni (di euro) per la costruzione di una struttura che, fino ad ora, non è servita quasi a niente?

paleolitico_iserniaUNA QUESTIONE SPINOSA - Una faccenda dai tratti inquietanti, delicata. Anzi, spinosa, come il nome dell’azienda – la Spinosa Costruzioni Spa – che si è occupata della “costruzione del Museo Paleolitico di Isernia La Pineta”.

Spinosa Spa è una società fondata da Giovanni Spinosa nel ’78, con sede operativa ad Isernia, più precisamente in Contrada San Vito, lungo la statale che unisce Venafro a Isernia. Dietro la cancellata perennemente chiusa, con possibilità di accesso solo per dipendenti e fornitori, si erge una struttura che nulla lascia trasparire tranne lo stato di salute dell’azienda in questione: ottimo. La grande facciata in vetro, oscurato of course, protegge una società con oltre 60 dipendenti, occupata maggiormente nei settori “progettazione, costruzione e ristrutturazione di edifici civili e industriali; restauro di beni immobili sottoposti a tutela; costruzione di acquedotti e fognature e di opere strutturali speciali.

Con cantieri sparsi in tutta Italia - dalla Liguria alla Campania - la Spinosa Spa si è aggiudicata importanti appalti, tra cui la costruzione degli alloggi del Comando Regionale Guardia di Finanza di Genova e la costruzione dell’edificio dove hanno sede gli Uffici doganali di Salerno.


LA PIOGGIA DI DENARI - Oltre, ovviamente, alla costruzione del Museo Paleolitico di Isernia, su cui è caduta una fortissima pioggia di denari. A partire da quel il 9 marzo 2000, giorno in cui  l’allora Ministro Giovanna Melandri e dall’allora Presidente della Regione Molise Marcello Veneziale (centrosinistra) sottoscrivono un Accordo di Programma Quadro (di seguito APQ, ndr) in materia di beni e attività culturali.

Il cosiddetto APQ è uno strumento di “programmazione negoziata” al cui tavolo siedono le regioni (o le province autonome) che “concordano” con il Governo centrale “obiettivi, settori e aree in cui effettuare interventi per lo sviluppo del territorio”. Un modo come tanti per sbloccare, in maniera “immediata”, i fondi per gli “investimenti  previsti in specifiche settori di intervento”.

Nel caso del nostro Museo, il Paleolitico di Isernia, l’APQ interveniva nel settore “beni e attività culturali”, sbloccando fondi regionali per un totale di 4 miliardi e duecento milioni di lire per il “completamento ed allestimento delle opere per la fruizione e l'accessibilità dell'area museale”.

Da notare che gli oltre quattro miliardi liberati con l’APQ del 9 marzo 2000 rappresentavano “risorse aggiuntive della Regione”, a fronte di oltre 5 miliardi (sempre di lire) già stanziati dal Ministero dei Beni Culturali sui fondi Lotto ’98/2000. Questi ultimi erano fondi “rimodulati” provenienti dal Gioco del Lotto (triennio '98 - 2000): nulla di particolarmente strano, anche il restauro degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, a Padova, fu finanziato con la febbre da gioco degli italiani.

Tornando al nostro Museo, tra APQ 2000 e Fondi Lotto ‘98/2000, i fondi per la sola “accessibilità museale” ammontavano a circa 10 miliardi del vecchio conio. Più o meno 5 milioni di euro.

L’aspetto più esilarante della vicenda riguarda i contenuti dell’accordo tra la Regione Molise e il Ministero dei Beni Culturali. Già allora si parlava, in maniera categorica e imperativa, di “significative risorse per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale particolarmente in relazione alle presenze di interesse archeologico o monumentale….responsabilizzando i soggetti proprietari, promuovendone il diretto coinvolgimento finanziario ed organizzativo e mirando ad azioni di recupero organiche e chiaramente finalizzate per assicurare anche un recupero funzionale oltre che fisico dei beni.”

Chiaramente se vi scappa da ridere fate pure – sarebbe normale col senno di poi e, quindi, con un Museo ancora oggi abbandonato e chiuso al pubblico – ma il bello deve ancora venire. Perché nel punto A si parla nientepopodimenoche di “Piena attivazione del Museo del Paleolitico di lsemia.”

 

L’Italia intera ha potuto vedere il servizio di Iannacone in Presa Diretta dello scorso 12 febbraio: di “piena attuazione” nemmeno l’ombra. Nonostante siano passati oltre dieci anni da quelle parole, messe nero su bianco nell’APQ del 9 marzo 2000, e a dispetto del fiume di denari – quasi dieci miliardi di lire – che ha bagnato quel Museo.

 

SOLDI A GO-GO - Ma se le vie del Signore sono infinite, quelle con cui sbloccare fondi pubblici da sperperare sono altrettanto illimitate.

Come certificato dal Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici, con dati aggiornati al 16 settembre 2011, nel POR Programma Operativo Regionale 2000-2006 (una sorta di business e financial plan della Regione) vengono stanziati, oltre ai miliardi di lire già spesi: € 2.220.764,67, “per la strada di collegamento e sistemazione area esterna”; € 546.903,52 per il “completamento e funzionalizzazione della struttura ”; € 100.000,00 per “lavori urgenti di messa in sicurezza della nuova struttura museale in località La Pineta per consentire lo spostamento del paleosuolo dal Museo di Santa Maria delle Monache”.

Totale: € 2.867.668,19. Più o meno altri 6 miliardi di vecchie lire, che vanno ad aggiungersi ai dieci di cui abbiamo già parlato.

16 miliardi investiti in un Museo che fa acqua, nel vero e proprio senso della parola, da tutte le parti e che per giunta è chiuso al pubblico. Ritorno sugli investimenti realizzati? In termini economici zero, in termini di immagine profondamente sotto zero.

 

ONESTÀ INTELLETTUALE - E pensare che qualcosa, nel corso degli anni, sembrava persino muoversi. Come in quel fatidico 11 giugno 2009, quando l’Amministrazione Comunale di Isernia, “nella consapevolezza che non appare più differibile per l’economia della Città l’apertura del Museo, stante il notevole tempo trascorso dall’inizio della costruzione, ha posto come obiettivo quello di aprire il Museo entro il 31 dicembre 2009.”

Ovviamente il Museo, ad oggi, 21 febbraio 2012, è ancora chiuso, ma almeno gli stessi dirigenti hanno ammesso che era troppo il “tempo trascorso dall’inizio della costruzione.”  Tralasciando un aspetto fondamentale come quello dello sperpero dei fondi, ma svelando anche uno dei segreti di Pulcinella.

E in un impeto di onestà (intellettuale) l’amministrazione pentra si è persino spinta, nella fine del 2009, a rivelare al mondo “le problematiche e carenze da superare per poter completare l'edificio e renderlo funzionale ed agibile”. L’elenco è lungo, ma lo riportiamo integralmente per completezza d’informazione:

  1. Presenza di infiltrazioni di acque meteoriche ed umidità in più punti dell’immobile, proveniente dalle coperture e dagli infissi;
  2. Manca la raccolta delle acque di molti discendenti pluviali  e mancano anche alcune griglie di raccolta delle acque piovane , nonché alcuni tratti di tubazione necessaria per raccogliere e smaltire le acque piovane;
  3. Portico di ingresso e collegamento con il padiglione Paleosuolo e quello degli scavi da completare con  pavimentazione e la controsoffittatura;
  4. Assenza di parte della  pavimentazione e precisamente all’ingresso, alla rampa di accesso alla sala espositiva ed intorno all’area ove è prevista l’esposizione del Paleosuolo;
  5. Assenza sulla gradinata e sul percorso sovrastante il Paleosuolo  di apposito parapetto per evitare la caduta delle persone;
  6. Necessità di opere di sistemazione esterna, per consentire l’accesso ai disabili, eliminare infiltrazioni al piano seminterrato del fabbricato;
  7. Mancanza di tinteggiatura interna in alcuni locali;
  8. Mancanza di corpi illuminanti;
  9. Necessità di prevedere opere per l’allestimento museale ed arredi.
  10. Necessità di procedere a vari ripristini e completamenti interni già previsti nei lavori appaltati dalla Soprintendenza e necessari per la chiusura del cantiere ( realizzazione battiscopa, finiture della gradinata, finiture porte interne, completamenti del parquet, riparazioni delle aree di parquet ammalorate, riprese di tinteggiatura, ecc.);
  11. Sistemazione di una estesa porzione del parquet del piano seminterrato deformatosi e quasi del tutto inutilizzabile a causa di infiltrazioni di acqua piovana verificatasi in concomitanza di un intenso temporale tempo addietro;
  12. Necessità dell'acquisizione del Certificato di prevenzione incendi (CPI) da parte dei Vigili del Fuoco;
  13. Necessità di ottenimento del certificato di agibilità dell'intera struttura da parte del Comune di Isernia.

Più che un Museo, un disastro. Come pensavano di inaugurarlo di lì a poche settimane resta un mistero. Uno dei tanti di questa triste vicenda che sta distruggendo, per sempre, il patrimonio preistorico non solo del Molise ma “dell’intera umanità”.

 

LA REGOLARITÀ DELL’APPALTO - Chi ha beneficiato di quella montagna di soldi? Quasi il totale dei sedici miliardi di lire è stata appaltata proprio a Spinosa Costruzioni Spa, a parte qualche spicciolo legato all’impiantistica finito all’impresa De Vieto di Napoli. E a qualcuno deve essere saltata la mosca al naso, se è vero com’è vero che il 10 luglio del 2002 l’allora Senatore Tommaso Sodano (in quota Rifondazione Comunista) fece un’interrogazione con richiesta di risposta scritta, indirizzata “ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'interno” in cui si parlava di “presunti illeciti nella gestione dei beni culturali del Molise” e di “rischio per infiltrazioni malavitose dedite soprattutto al riciclaggio di denaro sporco, secondo un allarme della D.I.A. e dalla Direzione Nazionale Antimafia”.

Non solo. Sodano metteva in risalto, già dieci anni fa, “una campagna di ritorsione nei confronti di quei lavoratori della Soprintendenza che a suo tempo avevano denunciato all’opinione pubblica e alle Autorità competenti una serie di presunti illeciti nella gestione dei beni culturali del Molise”. E dopo dieci anni Emilio Izzo ha subito, ancora una volta, le stesse ritorsioni.

Lo stesso Izzo viene citato in un passaggio dell’interrogazione di Sodano, perché “con due distinte note, aveva ampiamente anticipato al Ministro per i beni e le attività culturali la possibilità di ritorsioni e casi di mobbing già in atto”.

Viste le premesse, Sodano “chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell’ambito della propria competenza, non ritengano di dover promuovere un’ispezione per appurare se vi sia stata, dai primi anni ’90 in poi, una corretta conduzione della Soprintendenza, inclusi i rapporti tra imprese, progettisti e direttori dei lavori che si sono aggiudicati i vari incarichi e appalti; se vi siano legami tra le più grandi imprese aggiudicatrici degli appalti dei lavori nel settore dei beni culturali molisani ed altri settori pubblici, anche provenienti fuori dal Molise, ed organizzazioni affaristico-malavitose volte al riciclaggio di capitali illeciti; se questo ipotizzato fenomeno di riciclaggio sia in qualche modo collegato alla continua apertura di società finanziarie e sportelli bancari nella Regione.

E, soprattutto, Sodano chiede di “avviare un’ispezione ministeriale per accertare la regolarità dell’appalto pubblico per la realizzazione dei Museo del Paleolitico di Isernia aggiudicato alla ditta Spinosa ed i motivi per cui i lavori sarebbero fermi da tempo.”

Tutto questo avveniva dieci lunghissimi anni fa. Di risposte nemmeno l’ombra. Ma nel frattempo la Spinosa Costruzioni Spa è riuscita ad aggiudicarsi altri importanti appalti in Molise, tra cui quello per il “restauro, consolidamento e recupero funzionale del Palazzo “Ex Gil” di Campobasso”, che praticamente ha vissuto la stessa trafila patita dal Paleolitico d’Isernia, e quello per la “manutenzione degli Ospedali Isernia – Venafro”.

Certo che se si occupano di ospedali con la stessa velocità con il quale restaurano i musei

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