Molise ambiente: salvaguardia?Macchè, tagli e inquinamento

In Molise la salvaguardia ambientale è solo propaganda, tanto è vero che la Regione taglia le strutture di controllo, favorendo quindi i fattori d’inquinamento.

 

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(Foto: “piscina” di percolato nella discarica di Montagano, CB)

Proprio ieri Infiltrato.it ha ripreso la notizia secondo cui i rifiuti abruzzesi erano destinati a finire nella discarica di Guglionesi per via di un accordo stipulato tra Abruzzo e Molise.

Ma non finisce qui, perché la questione è molto intricata anche da un punto di vista “occupazionale” e “amministrativo”. Vediamo di capirci meglio: come denunciato dal consigliere regionale Michele Petraroia, dal 17 settembre l’Assessorato all’Ambiente ha 5 strutture totalmente scoperte nel Servizio Prevenzione e Tutela Ambientale. Qualcuno potrebbe chiedersi: ma nessuno ha mai denunciato tali tagli? Certamente si:  ci sono state “ben 9 note pregresse dal funzionario (Ing. Antonio Campana, ndr) che chiede di essere trasferito ad altro Servizio per la materiale impossibilità ad assolvere al proprio ruolo”, visto il disservizio causato dall’inefficienza di 5 uffici dell’Assessorato.

Ben 9 note senza che ci sia mai stata alcuna risposta (le lettere, chiaramente, erano indirizzate ad alti dirigenti, in primis Vitagliano e Iorio). Ancora, ci potrebbe essere qualcuno disposto a scusare l’accaduto nonostante il silenzio della giunta: “ma chissà, probabilmente queste note sono arrivate a poca distanza l’una dall’altra in un periodo nel quale la Giunta è alla prese con l’annoso problema della sanità”. Eppure anche questa scusante non regge: la prima delle nove note risale al 12 febbraio 2007. Ben due anni sono passati dalla prima segnalazione. Due anni, dunque, di segnalazioni e neanche una risposta.

Nell’ultima (6 settembre 2010) il Responsabile del Servizio, l’Ingegner Campana, denuncia con toni forti l’assurda situazione dell’Assessorato all’Ambiente: “negli ultimi 5-6 anni alla guida dell’Assessorato si sono susseguiti cinque direttori generali e cinque assessori, ma nessuno si è mai preso a cuore la situazione del personale per fare in modo che il servizio funzionasse dignitosamente”. La conseguenza, dunque, è che nel totale disinteresse sono scaduti contratti che hanno reso 5 uffici totalmente scoperti di funzionari; e questa situazione – dice Campana nella nota – “porterà al blocco delle funzioni istituzionali di competenza del servizio” e dunque  all’interruzione “di un pubblico servizio, con tutte le conseguenze erariali e penali che questo potrà comportare per l’amministrazione”.

Ma quali saranno, in concreto,le conseguenze? Le illustra Michele Petraroia in una nota: “in pratica la Regione non può dare informazioni sulla qualità delle acque, sui siti inquinati, sulla rumorosità e sui programmi speciali, non può eseguire istruttorie e controlli per le emissioni in atmosfera, per la gestione dei rifiuti, per la trasmissione di dati obbligatori al Ministero e/o all’Unione Europea, né potranno eseguirsi istruttorie e pagamenti per le Delibere CIPE o per pratiche inerenti il POR o i fondi FAS”. Dunque zero controlli e nessuna informazione disponibile per il cittadino. Una regione che non ha (o non vuole avere) i mezzi per informare, controllare, accertare, ispezionare. Il tutto in un territorio nel quale – continua Petraroia – “sono presenti industrie chimiche ad alto rischio, un termovalorizzatore che brucia fino a 100 mila tonnellate di rifiuti annui, inceneritori di rifiuti speciali ospedalieri, centrali a biomasse”.

E non è nemmeno finita qui. Il Molise, infatti, detiene altri tristi record. Come denunciato da Goletta Verde di Legambiente la situazione delle acque molisane è drammatica: le foci dei fiumi sono infatti “risultate con una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge”. Il tutto, poi, è acuito dal fatto che, secondo gli ultimi dati, ben il 15% della popolazione molisana (circa 50 mila abitanti) non è servita da depuratore.

Ma perché tale disinteresse? La risposta è quanto mai scontata: il Molise non investe nella salvaguardia dell’ambiente, ma nella sua deturpazione (che è causa, a sua volta, di un ritorno economico).

A marzo, infatti, una ricerca condotta da “Sbilanciamoci” mostra proprio quanto detto. Già in Italia la situazione è abbastanza disastrata: considerando il numero annuale delle cosiddette “eco-invenzioni” il nostro Paese è al dodicesimo posto tra i 16 dell’Unione Europea. Se passiamo, poi, agli investimenti regionali ci rendiamo conto di quanto ancora meno si faccia in Molise, nonostante le molte e molte ricchezze ambientali di cui dispone la nostra regione. Gli stanziamenti in valore assoluto per “la promozione di prodotti e processi rispettosi dell’ambiente” in Molise si aggirano intorno ai 9,5 milioni di euro. Una cifra molto esigua se ci si confronta con la Puglia (520 milioni). Non è un caso che, fatta eccezione delle regioni a statuto speciale, il Molise è tra le ultime regioni di questa speciale classifica dopo Marche, Emilia Romagna e Basilicata.

Non si investe, dunque, in nulla che potrebbe in qualche modo salvaguardare l’ambiente. Il dossier di “Cittadinanza Attiva” a tal proposito parla chiaro: il Molise è tra le regioni che più ricorrono alle discariche (per l’87% dei rifiuti), insieme a Sicilia, Puglia, Lazio e Basilicata. Dati, questi, confermati anche da Legambiente, secondo cui “Puglia e Molise stanno ‘annegando’ nelle discariche”.

E la differenziata? Neanche a dirlo: solo il 5% dei rifiuti sono destinati alla raccolta differenziata. A tal proposito una nota di merito è per comuni come San Martino in Pensilis che, per meriti più dell’amministrazione comunale che di altri, si è attivata in maniera decisa in tal senso. Ma, c’è da dirlo, questo comune rimane solo e soltanto una mosca bianca.

Dunque, nessun finanziamento, tagli negli uffici preposti alla tutela e alla prevenzione ambientale, nessun controllo e abitanti tenuti all’oscuro di tutto. Sembra quasi che per la salvaguardia dell’ambiente i soldi non ci siano. Ma attenzione: sono soldi che ricompaiono subito quando si parla di forti guadagni, anche se questo significa deturpare il territorio. Il caso “eolico selvaggio” docet.

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