MAFIA E POLITICA/ Chi è il molisano in “rapporti con Michele Zagaria e Francesco Madonna”?

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Secondo il Rapporto Ecomafie 2010 e secondo il Rapporto Cemento Disarmato 2009 – entrambi a cura di Legambiente –due imprenditori molisani avrebbero “rapporti con esponenti criminali, tra cui i boss della camorra Michele Zagaria e Francesco Madonna”. Parrebbe che uno dei due imprenditori coinvolti sia diventato poi un noto politico. Peccato che Legambiente abbia dimenticato di svelarne i nomi: qualcuno può aiutarci a capire di chi stiamo parlando?

 

Il Molise, terra di affari, di infiltrazioni, di discariche abusive, di reti clientelari. Soltanto ieri venivamo a conoscenza che è scattata un’ordinanza di custodia cautelare anche in Molise per l’inchiesta denominata “Galatea”, la quale ha portato all’arresto di cinque persone legate alla Sacra Corona Unita.

Ma non è un mistero che il Molise sia un terra profondamente appetibile. Ma non da ora. Grossi affari, pare, se ne fanno (da anni) anche nell’edilizia. Questo, almeno, è quanto emerge analizzando due rapporti. Il primo è un Rapporto di Legambiente del luglio 2009, “Cemento Disarmato. Storie di un Paese a rischio crollo tra sabbia e cemento (più sabbia che cemento)”. Il secondo, invece, è il Rapporto Ecomafie 2010. In entrambi i dossier un capitolo è interamente dedicato proprio al Molise, per via di una vicenda di cui tutti hanno sentito parlare, ma di cui pochi conoscono i retroscena.

Nel Rapporto Ecomafie nel quale, come detto, si riprende buona parte di quanto già affermato in quello precedente di Legambiente, si legge, appunto, che “c’è pure il Molise tra le regioni coinvolte nell’inchiesta sulle opere pubbliche fatte con cemento scadente. Il nome dell’operazione è tutto un programma, ‘Piedi d’Argilla”. Ed il nome non è casuale: venne denominata in questo modo in quanto i piloni dei viadotti della variante, secondo l’accusa, furono costruiti con calcestruzzo scadente (secondo l’ordinanza del gip di Campobasso, Giovanni Fiorilli, nei cantieri veniva aggiunto materiale vario come fango e legno al calcestruzzo).

La vicenda, a grandi linee,viene ricostruita nel dossier: “l’indagine è partita dai Carabinieri di Venafro coordinati dalla Dda di Campobasso per il presunto coinvolgimento di esponenti della ‘ndrangheta calabrese”. Ma, ben presto, i carabinieri cominciano ad insospettire riguardo ”la fornitura di materiale da costruzione per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore”. La variante in questione è una variante di nove chilometri a quattro corsie inaugurati ad ottobre 2008, e finanziata dalla Legge Obiettivo del Primo Governo Berlusconi. E cosa arrivano a scoprire le forze dell’ordine? ”Una presunta truffa ai danni dell’Anas per il calcestruzzo di scarsa qualità fornito ai cantieri per un’opera di 60 milioni di euro (55.669.471,69 di euro per essere precisi, ndr)”.

Nel rapporto non si fa alcun nome, né alcun cenno al gruppo imprenditoriale toccato dall’inchiesta. Si parla semplicemente di “imprenditori coinvolti”.  E tali “imprenditori coinvolti”, secondo gli inquirenti, avrebbero fornito calcestruzzo di scarsa qualità o comunque non conforme “alle prescrizioni di contratto e di capitolato (un documento contrattuale che descrive, essenzialmente, cosa si attende il committente dall’appaltatore, ndr)”. E non solo: stando sempre a quanto riportato nei due dossier, avrebbero anche falsificato le prove di laboratorio in modo da offrire analisi del tutto in regola per il calcestruzzo.  Per questo motivo, come risulta dalle carte, l’Anas è stata costretta a sostituire il 57% dei pali in calcestruzzo con una spesa aggiuntiva di oltre due milioni di euro.

Ad oggi le persone iscritte nel registro degli indagati sono otto, per i quali i reati contestati vanno da frode in pubbliche forniture, a truffa, a falso ideologico. Nel capo d’imputazione, infatti, si legge ad esempio che la frode sarebbe consistita “nella fornitura di materiale che per qualità e quantità era scadente e non conforme a quello pattuito e comunque al di sotto dei parametri minimi di accettazione”.

C’è da precisare una questione. Inizialmente i reati contestati erano maggiori: alcuni di questi, infatti, nel corso del processo sono stati stralciati. La parte che riguardava, ad esempio, i presunti rapporti di due “imprenditori coinvolti” con alcune famiglie mafiose è stata archiviata.  C’è un ‘ma’: ”la Procura – si legge sempre nel dossier Ecomafie 2010 – ha allegato al decreto di archiviazione un lungo e dettagliato elenco dei rapporti dei due con esponenti criminali, tra i quali spiccano i boss della camorra Michele Zagaria e Francesco Madonna”.

Probabilmente molti non conoscono Madonna e Zagaria, ma sono due uomini di spicco della camorra. Francesco Madonna, secondo molti, è affiliato al clan camorristico dei Piccolo – Letizia, detto anche “dei quaqquaroni”, operante sull’area di Marcianise. Madonna, tuttavia, a maggio è stato arrestato “per estorsione aggravata da metodo mafioso”: i carabinieri l’hanno bloccato proprio mentre usciva da un negozio nel quale era entrato per “riscuotere” un pizzo da 800 euro.

Per quanto riguarda Michele Zagaria (o’ capastorta), è il boss di uno dei clan più attivi e pericolosi, quello dei Casalesi. E non è un caso che Zagaria rientri in questa vicenda di “costruzioni”, in quanto è un criminale che è solito fare affari nell’edilizia, tant’è che la Dda di Napoli lo considera il re del cemento a livello nazionale. Sulle sue spalle pendono tre ergastoli (uno dei quali impartitogli nel maxi – processo Spartacus nel 2008).

Ma è latitante e lo è da ben 15 anni. Dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, infatti, è proprio Michele Zagaria il criminale che conta, per così dire, latitanza da più anni ed è quello ritenuto più pericoloso dal distretto antimafia, e questo perché, come detto, si pensa sia a capo della cupola camorristica.

Due nomi “importanti”, dunque, legati al Molise. Ma questo, come detto in apertura, non è che una delle tante vicende che vedono il Molise teatro di accordi, favori, illeciti. E mentre la classe politica (buona parte) dorme, assistiamo al depauperamento selvaggio. Nell’illegalità più totale.

E i due “imprenditori coinvolti”? Che fine hanno fatto? Uno dei due pare abbia fatto carriera in politica. E intanto, nell’attesa di questo processo, ne ha affrontato anche altri, andando incontro, qualche volta, anche a condanne.

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