LAVORO/ Molise, disoccupazione a livelli record.

di Alessandro Corroppoli

In Molise la grave crisi economica che si estende su tutto il settore produttivo ha generato un impoverimento complessivo, creando di riflesso una diminuzione dei consumi e degli investimenti. La disoccupazione totale è pari al 10.5 % (superiore alla media nazionale 8.6%) mentre la disoccupazione femminile è al 18.7% il doppio rispetto a quella maschile.

disoccupazione-moliseLa X legislatura si è aperta con questi drammatici dati, nonostante l’ordine del giorno approvato in occasione della legge finanziaria 2012 impegnasse la Giunta ad assumere urgenti iniziative onde a sostenere i lavoratori con più di 55 anni, cui era scaduta la proroga della mobilità. Ad oggi nulla è stato fatto.

Nel mentre i nostri amministratori litigano su primarie, riconteggi e tappezzeria della poltrona, il Molise ha vissuto un forte aumento della povertà: la disoccupazione è pari al 10.5% mentre i disoccupati di lunga data sono il 48.3% e la disoccupazione giovanile è arrivata al 30.2%.

Entrando nel merito e cercando di andare oltre le crisi che fanno salotto (Fiat- Zuccherificio – Solagrital) la flessione degli addetti si è concentrata maggiormente nel settore delle costruzioni (-13.6%) e nei servizi (-3.5%) a fronte di una scarsa tenuta nel campo dell’industria metalmeccanica: molti dei 1000 lavoratori che hanno perso il lavoro – nucleo industriale di Venafro- Pozzili – provengono da questo settore. Vanno infatti sottolineati i fallimenti di Geomeccanica, Rer, Fonderghisa e Cooptur. Quest’ultima nel nucleo industriale di Termoli.

Sulla base degli ultimi dati forniti dall’INPS nei primi nove mesi del 2011 è proseguito l’aumento del numero di ore di Cassa integrazione guadagni (Cig) autorizzate in Molise rispetto allo stesso periodo del 2010 (+13.4%), a fronte del calo complessivo registrato nel Paese. Come nel 2010 si sono ridotti gli interventi ordinari (-32.4%) a favore di quelli straordinari e in deroga aumentati del 34.7% . Cifre e numeri che smentiscono di fatto l’operato della Giunta Regionale e dell’assessorato predisposto, in merito ad una ripresa economica. Sulla base dei dati di Italia lavoro nei primi nove mesi del 2011 sono aumentate di quasi un terzo le imprese interessate da interventi di CIG e mobilità in deroga: gli interventi hanno riguardato quasi 2000 persone.

Nel corso del 2009 la Cig è aumentata del 538%, dato elevatissimo che continua a destare, 2011 compreso, una serie di preoccupazioni in quanto la Cig, nelle sue diverse modalità Cigo – Cigs –Cigd, ha registrato un calo non superiore al 13% mentre la Cigs è cresciuta del 33.1%.

Sintomatico il settore del commercio in tal senso: 2500 operatori del settore sono in Cassa integrazione in deroga (Cid) mentre sono sempre più i grandi centri commerciali chiusi: UniEuro (Campobasso 35 dipendenti), Iperstanda (Montenero di Bisaccia), Eldo (Campobasso), Gs Carreffour (Campobasso 40 dipendenti). Paradosso vuole che la chiusura di questi grandi centri non favorisca il piccolo commerciante. La crisi della grande distribuzione ricade a cascata sulla piccola, che il più delle volte è costretta a dichiararsi sconfitta di fronte all’andamento del mercato. Inoltre ricordiamo i dati dell’ANFIA: tra gennaio e settembre 2011 le immatricolazioni di autovetture sono ulteriormente diminuite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente : –29.4% contro -17.6% del 2010; la flessione è risultata più accentuata per i veicoli commerciali -38.8%.

Con un ritmo ben al di sotto di quello nazionale, nonostante sia superiore a quello del 2010, la flebile crescita ha continuato a risentire dell’andamento negativo delle esportazioni di prodotti tessili e dell’abbigliamento, -22%, e di quelli in pelle, accessori per calzature, -35.1%.

La spesa delle imprese per ricerca e sviluppo non supera lo 0.08%, ultimi in Italia. Pesante flessione anche per i prodotti agroalimentari di qualità: tra il 2009 e il 2010 si è avuto un calo del 29.8%.

Il Molise si guadagna anche il triste primato per le presenze presso gli esercizi ricettivi: 559.245 contro i 1.890.108 della Basilicata. L’ancestrale assenza di lavoro e il perdurare della crisi ha fatto sì che sul nostro territorio si andassero via via aumentando nuclei famigliari economicamente molto deboli: famiglie a maggioranza monoreddito (50%). Una condizione di disagio che fa dire al 36,9% della popolazione di considerare scarse le proprie condizioni economiche a cui va aggiunto un 4.6% che le considera totalmente insufficienti.

A questa fetta di popolazione vanno ad aggiungersi tutti i dipendenti in mobilità (Cid) che una volta terminata si ritrovano senza reddito e lavoro. Ed allora se una decisone in merito ai ricorsi elettorali e/o alleanze e primarie quanto prima risulta assai più urgente dare una risposta ai propri elettori, uomini e donne, perché il disagio vero non può attendere all’infinito.

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