L’assessore, il segretario (particolare) e quell’Osservatorio da 1 milione di euro

A scanso di equivoci mettiamo subito in chiaro le cose: l’assessore (molisano) in questione è sempre lo stesso, Filoteo Di Sandro, delega alla sanità, “zio” acquisito del giovane veterinario Teodoro Santilli, che si è ritrovato tra le mani prima una consulenza da 22.166 euro, presi tra il 2009 e il 2010, poi un’altra – a suo direda 15.000 euro, presi tra il 2011 e il 2012, e infine un incarico da 2.386,97 euro lordi per fare il segretario particolare dell’assessore-parente. Ma di segretari, Filoteo Di Sandro, ne ha due. A dar manforte al “nipote” c’è infatti l’ingegner Gianfranco Visco, che oltre a ricoprire la carica di Presidente di Alleanza per il Molise, la corrente politica di centrodestra che fa capo a Di Sandro, è anche Sindaco di Colli al Volturno, comune in cui vive e risiede proprio Di Sandro, nonché direttore/dirigente/coordinatore dell’Osservatorio Ambientale sulla Biodiversità, con sede – manco a dirlo – a Colli.

sede-osservatorio-ambientale-colli

L’obiettivo del progetto ambientale è quanto mai illuminante, visto che è finalizzato alla costituzione di “un osservatorio permanente territoriale nell’area Parco e Preparco del PNALM per il monitoraggio delle modifiche floro-faunistiche stanziali in relazione alla sismicità della catena delle Mainarde e della biodiversità”. Colli al Volturno, infatti, è un piccolo paesino a poca distanza dal Parco Nazionale d’Abruzzo e Molise.

Un’ottima iniziativa, non c’è che dire, anche perché – come rilevato dall’Ordinanza n° 3274 della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 20 marzo 2003, e come recepito dalla Regione Molise, con legge regionale n° 1046 del 20/05/04 – la zona al confine con l’Abruzzo, in particolare la catena montuosa delle Mainarde, è classificata “zona sismica con livello di pericolosità 1”, il più alto.

Insomma, ci sarebbe poco da scherzare e tanto da lavorare.

E invece, come ci raccontano persone bene informate dei fatti, “da due anni lì si fa soltanto ricreazione, altro che Osservatorio”.

Procediamo con ordine: grazie alla delibera Cipe 19/2004 sul Molise piove circa 1 milione e 600 mila euro per “la tutela della biodiversità e per le aree protette Rete Natura 2000”.

Cos’è la Rete? Rappresenta “il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la costituzione di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” in maniera tale da garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.”

Sembra di ascoltare il cantico delle creature, un inno alla natura con uno spiccato “senso di fratellanza tra uomo e creato”.

rete_natura_2000_moliseIn Molise, come si evince dalla cartina a lato, la superficie occupata dai siti Natura 2000 è piuttosto estesa, pari “a circa 120.500 ettari, il 27,4% del territorio regionale” e buona parte si trova nella provincia di Isernia. Non è certo una novità che la seconda regione più piccola d’Italia sia una delle più ricche per bellezze naturali.

Sono cinque i comuni molisani ad essersi spartiti i fondi stanziati dal Cipe, uno in provincia di Campobasso – Casacalenda – cui sono andati 250 mila euro, e ben quattro in provincia di Isernia, tutti concentrati nel bacino elettorale dell’assessore Di Sandro: Pizzone, Scapoli, Rocchetta al Volturno e Colli al Volturno.

Indovinare qual è il comune che ha preso la fetta più grossa rispetto agli altri non è difficile: ovviamente Colli, che ha beneficiato di un milione di euro, su un totale di 1 milione e 600 mila euro stanziati per l’intero Molise. Sarà certamente un caso che proprio il comune dove vive e risiede l’assessore abbia ricevuto un trattamento così di riguardo.

O forse no, visto che – come si legge in un comunicato regionale dell’aprile 2010 – il progetto è stato “fortemente voluto dall’Assessore regionale ai Beni Ambientali (ora con delega alla sanità, ndr), Filoteo Di Sandro, cui va riconosciuto il merito di essere riuscito a far finanziare, qualche anno fa, le attività dell’Osservatorio dall’allora Ministro Mattioli.”

Al di là del fatto se l’assessore abbia voluto “premiare” o meno il suo comune di residenza, resta un dato ufficiale: 1 milione di euro per la costituzione di un Osservatorio sulla biodiversità. Che ha inaugurato i battenti il 21 aprile 2010 e per darsi un tono ha instaurato partnership di ricerca con l’Università del Molise, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Osservatorio Vesuviano), il Cra (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) e il Moligal (Agenzia di Sviluppo Rurale del Molise).

E fin qui nulla di strano, tutt’altro.

I problemi iniziano a sorgere quando viene fuori che in realtà, al di là dell’organizzazione di due convegni – uno in data 10 dicembre 2010 e l’altro il 12 aprile 2011 – e di una fantomatica “Festa dell’Albero” nel marzo 2011, le attività dell’Osservatorio sembrano alquanto scarse.

“Da due anni lì si fa soltanto ricreazione” ci dicono persone del posto informate dei fatti. Senza lasciarci accecare da chi potrebbe parlare per faziosità politica, prima telefoniamo in sede – non ricevendo alcuna risposta – e poi, per toglierci ogni scrupolo, ci rechiamo sul posto. Niente da fare, tutto chiuso. Sarà una casualità anche questa, chiaramente..

Eppure nemmeno sul sito dell’Osservatorio c’è traccia di eventuali progetti di ricerca iniziati (figuriamoci conclusi) da chi dovrebbe tenere sotto controllo “la biodiversità” del PNALM. Persino la sezione video è desolatamente vuota.

Anzi, entrando nella “Working Area”, dove ci aspetteremmo di trovare i lavori dell’Osservatorio, scoviamo un messaggio tanto ridicolo quanto inquietante, a firma di un certo Pasquale Di Sandro (parente di?): “Scusate la mia polemica ma perché nessuno si collega mai a sto diamine di sito?!?!?!?! Eppure avete aspettato tanto prima di vederlo realizzato!!!!!!

messaggio_ridicolo_sito_osservatorio

Nessuno si collega al sito. Tranne noi e quel povero cristo, la cui frustrazione risale oramai a un anno e due mesi fa. Poi più niente. Zero segnali di vita.

È lecito domandare che fine abbiano fatto quei soldi pubblici stanziati per l’Osservatorio? È lecito pretendere di sapere quali e quanti progetti di ricerca siano stati avviati e conclusi? Oppure, anche in questo caso, rischiamo di andare incontro alla lesa maestà? (as)

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