ESCLUSIVA/ Molise, il Rapporto Ecomafia 2012 parla chiaro: la regione è sotto scacco

Presentiamo – in esclusivale schede e i dati relativi al Molise del Rapporto Ecomafia 2012, il report annuale di Legambiente appena uscito in versione cartacea (Ed. Ambiente). Se la dedica non poteva che andare a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Francesca Morvillo, oltre agli uomini della scorta (quest’anno cade il triste ventennale), la prefazione è affidata a Roberto Saviano. Che apre così: “Sono sempre più convinto che senza questo dossier non sia possibile capire il paese.” E noi, in piccolo e grazie al lavoro di Legambiente, proviamo a decifrare quanto accade in Molise. Anche se sarebbe meglio non capirle certe cose…

di Andrea Succi

Fotomontaggio di Ecoincitta.it

ecomafia_2012_molise1I numeri del Rapporto Ecomafia 2012 sono impietosi e raccontano un Molise sotto scacco, aggredito dalle mafie e devastato, giorno dopo giorno, nonostante la sua enorme bellezza riesca ancora a dissimulare le sfregianti rughe dei reati ambientali. Per noi, purtroppo, non è una novità, visto che già in passato abbiamo denunciato il fenomeno dell’ecomafia in Molise, attraverso inchieste, video, foto e dossier che provano l’opera certosina dei clan criminali operanti sul territorio locale.

Dai Bellocco di Rosarno (‘ndrangheta) ai La Torre di Mondragone (camorra), passando per il clan dei Catanesi (cosa nostra) fino a piccoli gruppi della Sacra Corona Unita, attivi perlopiù sul litorale adriatico. Eppure, nonostante una presenza criminale massiccia considerate le micro-proporzioni della regione, la leadership mafiosa diventa tale solo grazie ai servigi offerti loro da una schiera di colletti bianchi e imprenditori compiacenti, che pur di intascare qualche obolo, sono disposti a tutto.

I NUMERI

Nel 2011 (e rispetto al 2010) sono aumentati tutti i parametri che definiscono l’illegalità ambientale: abusivismo edilizio, smaltimento illecito di rifiuti, laboratori clandestini, ciclo del cemento e reati contro la fauna. Si è passati da 284 a 413 infrazioni accertate. A distanza di un solo anno, oltre il 30% in più.

Chi non si è ancora reso conto di quanto aggressivo sia il monopolio della criminalità organizzata nel ciclo del cemento dovrebbe dare un’occhiata all’incidenza dei reati ogni 10 mila abitanti: il “piccolo” Molise è al quinto posto, dopo Calabria, Sardegna, Basilicata e Liguria. E nel 2010 la classifica segnava tre posizioni in meno (8° posto). Un triste record cui si potrebbe volentieri rinunciare. Anche perché si è passati da 46 a 66 infrazioni accertate (+ 30%).

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, settore dove il Molise è maggiormente esposto alle infiltrazioni mafiose – c’è tanto verde dove inquinare, come dimostrano diverse inchieste – a fronte di un trend diminutivo delle infrazioni accertate (dalle 102 del 2010 alle 81 del 2011) , spunta un dato fin troppo allarmante: la regione è al 2° posto per incidenza di reati commessi ogni 10 mila abitanti. Prima, solo la Calabria. Nel 2010 il Molise era al penultimo posto di questa minacciosa classifica. Non c’è che dire: un pessimo balzo in avanti.

Una delle conseguenze di questo annoso problema è il sequestro di discariche, con particolare riferimento a quelle cosiddette di Pfu (pneumatici fuori uso): nel 2011 il Molise era al sesto posto per numero di discariche sequestrate.

Quanta importanza abbia ormai raggiunto questo particolare traffico di rifiuti illeciti lo si capisce dal livello internazionale del business: nel Rapporto Ecomafia 2011 si legge che “i traffici illeciti di Pfu hanno riguardato 16 regioni italiane e hanno coinvolto, sia come porti di transito sia come meta finale di smaltimento, 8 stati esteri: Cina, Hong Kong, Malesia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal. Dalle indagini emerge chiaramente come i Pfu siano tra le materie più gettonate dai trafficanti: questa tipologia di rifiuti è stata al centro del 10,4% delle inchieste svolte dal 2002 a oggi.”

In sostanza parliamo di un settore in piena crescita, totalmente gestito dalle mafie: “in Campania l’intero mercato è gestito da un’organizzazione criminale composta da due livelli. Al più basso ci sono i rom, a cui tocca quasi esclusivamente il lavoro sporco: il prelievo e lo smaltimento previa accensione della fornace. Al livello più alto, elementi legati alla camorra. Il ritiro di solito avviene sempre a domicilio. Ma se non sono i rom a ritirare i copertoni, il costo per lo smaltimento presso i loro campi aumenta dai 25 ai 35 euro a carico di chi deve smaltire”.

Il Molise, che confina da un lato con la Campania e dall’altro con la Puglia è preso tra due fuochi criminali: ce la farà a resistere alle fortissime pressioni legate agli interessi economici delle mafie?

Anche per fauna e incendi dolosi la tendenza è negativa: i reati accertati sono cresciuti, rispettivamente, dell’80% (dai 20 del 2010 ai 99 del 2011) e del 47% (da 61 a 116).

Ma il dato forse peggiore è un altro: nel 2011, in Molise, a fronte di 413 infrazioni totale accertate, solo 4 persone sono state arrestate (nel 2010, da questo punto di vista, la situazione era migliore anche se di poco: 284 reati e 7 persone arrestate). Ecco dove sta il vero problema dell’illegalità ambientale: di certo non possiamo impedire che pazzi criminali abbiano la volontà sistematica di distruggere le nostre terre, ma quello che si può fare è prevenire e, soprattutto, colpire durissimo quando un reato viene accertato.

E invece questo non accade. Perché? Il motivo è semplice: prendiamo il caso dei Noe di Campobasso, vale a dire il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (guidato a livello nazionale da Sergio De Caprio, meglio conosciuto come Capitano Ultimo). Sapete quante risorse umane hanno a disposizione per controllare l’intero Molise? Quattro. Solo 4. E se escono tutti a presidio del territorio non resta nessuno in ufficio che possa rispondere alle segnalazioni.

Una realtà agghiacciante che, se non verrà affrontata di petto, porterà le meraviglie naturalistiche del Molise verso un declino irreversibile.

Di seguito le tre schede sulla regione, divise per tema: abusivismo edilizio, ciclo dei rifiuti e laboratori clandestini.

MOLISE – ABUSIVISMO EDILIZIO

Luglio 2011, Montaquila: un grande fabbricato in costruzione a Montaquila, nella frazione di Roccaravindola, è finito sotto sequestro per decisione della procura di Isernia, che ha anche indagato sei persone per abusivismo edilizio. I titolari dell’immobile avevano richiesto una licenza edilizia per realizzare un’abitazione privata, ma poi quanto edificato è “lievitato” di oltre 500 metri cubi, ha cambiato forma rispetto ai progetti e, evidentemente, anche destinazione d’uso. Si ipotizza dovesse ospitare un centro commerciale o un grande mobilificio.

20 marzo 2012, Oratino: il Nipaf di Campobasso ha messo i sigilli a una lottizzazione abusiva di circa 10.000 metri quadrati nel comune di Oratino. Dieci villette monofamiliari, con tanto di strada d’accesso e servizi in piena area agricola. Denunciato il costruttore e i titolari delle imprese edili, concesso ad alcuni abitanti il permesso di restare all’interno degli immobili, perché – secondo la procura – da loro acquistati in buona fede.

14 aprile 2011, Venafro: nel corso dell’ordinaria attività di controllo del territorio, due distinti interventi dei carabinieri della compagnia di Venafro hanno portato alla denuncia di cinque persone per aver realizzato

immobili, un piccolo manufatto e un capannone di 400 metri quadrati con annessa abitazione privata in area agricola, senza alcuna autorizzazione.

18 marzo 2012, Rio Vivo: la capitaneria di porto di Termoli ha sequestrato un’area di 1.100 metri quadrati sulla spiaggia, dove una ditta stava piantando i pilastri nella sabbia per realizzare illegalmente una struttura in cemento sul demanio marittimo.

Aprile 2012, Termoli: durante il monitoraggio della costa dal mare, i carabinieri, in collaborazione con la capitaneria di porto, hanno individuato e sequestrato un’area privata sul lungomare nord del capoluogo molisano, dove si stavano svolgendo lavori edili non autorizzati. Denunciato l titolare del cantiere per abusivismo edilizio.

MOLISE – CICLO DEI RIFIUTI

18 aprile 2011, Termoli: la Guardia di finanza sequestra in località Difesa Grande di Termoli un’area di 3.400 metri quadrati e due immobili abusivi. Sul terreno erano stati accatastati materiali edili e altri scarti di lavorazione; il proprietario del terreno e delle relative pertinenze è stato denunciato alla procura di Larino.

18 aprile 2011, Termoli: il Corpo forestale dello stato sequestra due discariche abusive di rifiuti speciali, la prima a Passo San Rocco (200 metri quadrati), la seconda a Montenero di Bisaccia (3.500 metri quadrati).

MOLISE – LABORATORI CLANDESTINI

In realtà il numero di laboratori clandestini di cui si è attualmente a conoscenza rischia di non rispecchiare l’esatta dimensione del fenomeno, posto che solitamente si cela dietro altre tipologie di reato. Per avere un’idea di quella che è la dimensione e la diffusione di questo fenomeno, è necessario guardare anche ad altre pratiche illecite, quali l’allevamento illegale e l’abigeato, di cui la macellazione clandestina spesso è solo l’esito finale. Dal censimento di tutti e 24 i casi scoperti si evince che non c’è sostanziale distinzione tra Sud e Nord Italia. Le regioni che registrano il maggior numero di casi sono la Campania, il Molise e la Puglia (10), seguite a ruota da Veneto (otto casi), Emilia Romagna, Sicilia e Calabria (sette casi) e Liguria (cinque casi), poi Piemonte e Sardegna (quattro casi), Lazio e Lombardia (tre casi), Umbria (due casi), Abruzzo e Trentino (un caso).

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