EOLICO SELVAGGIO/2 Molise, odor di mafia?

Sono molti a pensare che l’affaire eolico possa far gola alle criminalità organizzate. Come scritto anche in una precedente inchiesta, bisogna tener conto di due aspetti poco sottovalutabili: in Campania diverse aziende in odor di mafia fanno affari con l’eolico e molte delle imprese che stanno investendo in Molise sono campane.

Alcune di queste contano pochissimi addetti. Ed altre, ancora, dispongono di un capitale molto modesto in confronto alle spese previste per la installazione e gestione dei parchi eolici.

2529212700_f535149f52Cosa da poco questa? Assolutamente no. Anche perché, pare, ci siano precedenti poco chiari proprio in Campania. E’ il caso della De.Di Srl, ditta con sede legale a Capua che ha investito anche in territorio molisano. La ditta in questione alcuni mesi fa aveva proposto alla Regione Campania, per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ben 6 richieste per un totale di circa 100 Megawatt. Ma attenzione: come rivelato dal quotidiano “Vitulazio24ore” qualcosa non quadra.

La De.Di srl., infatti, disponeva al momento dell’avanzamento dei progetti di “un capitale sociale di circa 10.400,00 euro”. Ma tutti sanno, si legge sempre nell’inchiesta del quotidiano, che non è possibile che una piccola ed anonima società a responsabilità limitata, con un capitale sociale molto limitato, possa affrontare spese così elevate, come quella della costruzione e manutenzione di un parco eolico (soprattutto considerando poi che ben sei progetti furono avanzati dall’azienda). Qualcosa non torna. Ed infatti pare che dietro ci fosse la Enel Green Power, la società del Gruppo Enel nata per sviluppare e gestire le attività di generazione dell’energia da fonti rinnovabili.

La Enel Green, secondo alcune voci, faceva andare avanti le piccole aziende (come la De.Di) le quali presentavano il progetto (pur non avendo in realtà potuto far fronte alla installazione di parchi eolici) che poi veniva ricomprato dalla multinazionale stessa, in maniera tale da ottenere comunque i cosiddetti “certificati verdi” (chi vende energia prodotta da fonti convenzionali ha poi l’obbligo di immettere in rete anche una quota di energia prodotta da fonti alternative; altrimenti può acquistare tali certificati dai gestori di impianti che sfruttano le rinnovabili). E perché non si interessava alla presentazione del progetto la stessa Enel Green? Sono molti a ritenere che l’azienda in questione non avrebbe, probabilmente, avuto le “credenziali”, visto quanto stava accadendo riguardo la Centrale a Turbogas di Sparanise, “anche quest’ultima – si continua a leggere su “Vitulazio24” – finita tra i fascicoli della Magistratura, per una serie di legami e partecipazioni della criminalità organizzata, tra cui il clan dei Casalesi”.

Oltre alla De.Di srl, comunque, sono molte le ditte campane propense ad investire nell’eolico molisano. Oltre alla già citata New Green Energy (sede a Napoli) potremmo parlare, ad esempio, della IPVC, ditta avellinese di proprietà di Oreste Vigorito. Anche il “petroliere dell’eolico” (così venne definito in un documentario di “Exit”) fino a poco tempo fa (a giugno di quest’anno ha ceduto i due parchi eolici in Molise alla Erg Renew) aveva investito nel territorio molisano. Ed anche lui, in passato, ha avuto pesanti problemi con la giustizia.  L’anno scorso venne arrestato nel corso dell’illustre inchiesta “Via col vento”, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa per aver percepito indebitamente finanziamenti pubblici (secondo gli inquirenti, in pratica, presentava false certificazioni per avere accesso a contributi erogati in favore dei produttori di eolico); e già qualche anno prima i suoi parchi eolici attivi in Sicilia erano finiti sotto sequestro.

E d’altronde molte altre aziende, alcune delle quali hanno puntato sempre al Molise per i loro investimenti, sono legate a magnate dell’eolico. E’ il caso, ad esempio, dell’IP Maestrale. Questa ditta, che gestisce parchi eolici a S. Elia a Pianise, Pietracatella, Monacilioni e Macchia Valfortore, stando a quanto affermato in un’inchiesta della “Voce delle voci”, ha un “denominatore in comune” a molte altre ditte sparse per tutta la penisola e identificate tutte con lo stesso nome, ma con numeri progressivi. Questo minimo comun denominatore  è “un indirizzo, Via Circumvallazione 108, Avellino”.

E qual è la particolarità? “Allo stesso indirizzo – si legge sempre nell’inchiesta di Andrea Cinquegrani  – si trova il quartier generale delle società che fanno capo ad un altro fresco reuccio delle pale eoliche, Oreste Vigorito”.

Questo non vuol dire necessariamente che le stesse irregolarità si stiano verificando anche in Molise, ma le perplessità (e le paure) sono più che giustificate. Soprattutto se ricordiamo episodi accaduti nella nostra regione attribuibili, come affermò Michele Petraroia a “soggetti esterni al nostro territorio che vogliono conquistare questa terra per i loro affari”. Potremmo ricordare, ad esempio, gli episodi verificatisi la notte del 7 agosto: due automezzi di una ditta, che erano posizionati a Guardiaregia, vennero incendiati. Un atto intimidatorio, su cui si spera, a questo punto, che la Magistratura riesca a far chiarezza.

Ma questo non è l’unica “stranezza” legata all’eolico: ancora si potrebbe parlare dell’eclatante caso di Ururi con le inspiegabili dimissioni di tutto l’esecutivo comunale, e poi Pietrabbondante, paese nel quale gli operai di una ditta avevano cominciato a lavorare senza i regolari permessi necessari per dare il via al progetto. Ed ancora. In piena estate sulla mappa di Google Earth vennero inspiegabilmente inserite 16 pale eoliche non ancora costruite (solo da progetto) per la strada provinciale nei pressi di Contrada Crocelle. Perché quelle mappe sono state modificate? E soprattutto da chi?

Il caso “eolico”, dunque, potrebbe essere più nero di quanto si pensi.

 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INCHIESTA

EOLICO SELVAGGIO/ Molise, le ditte che operano e il loro passato

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