Eolico selvaggio in Molise: parla Pina Negro, del WWF Molise

Dopo la prima parte dell’inchiesta sull’eolico selvaggio in Molise, pubblicata ieri, Infiltrato.it parla con Pina Negro, Presidente del WWF Molise.

Ieri abbiamo parlato di biodiversità a rischio e di SIC devastati, il cui emblema è la Montagnola Molisana (area che comprende i paesi di Macchiagodena, Carpinone, Sessano del Molise, Frosolone e Santa Maria del Molise) : la popolazione di Nibbi reali è diminuita del 50%, causa eolico selvaggio. Chiaro che in una zona altamente naturalistica, l’installazione di pale eoliche abbia un impatto fortemente negativo, tanto più se le procedure vengono fatte in barba a qualsiasi legge e direttiva.

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Proprio per questo, infatti, il WWF Molise, insieme ad altre associazioni, ha presentato ricorso al Tar; ricorso che le istituzioni hanno detto essere stato respinto. Ma attenzione,  abbiamo chiesto in merito alla Presidente del WWF Molise, Pina Negro, che subito ci rivela un particolare: “Non è vero che il ricorso al Tar è stato respinto. E’ stata respinta solo la sospensiva, il merito ancora dev’essere discusso”.

Ma non è finita qui. Infatti Pina Negro ci parla anche di alcune irregolarità. Leggiamo cosa dice l’Articolo 2 comma 3 della legge regionale n.22 del 7 agosto 2009 (cosiddetta “Legge Berardo”, legge che regola, in pratica, l’installazione degli impianti eolici e su cui già ci siamo soffermati in precedenti articoli): “I territori ricadenti nei Siti di Interesse Comunitario (SIC) sono da intendersi quali aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili solo a seguito di esito favorevole della valutazione di incidenza naturalistica […] e della valutazione di impatto ambientale”. E’ necessaria, dunque, per l’installazione di torri eoliche in un SIC (come la Montagnola Molisana) la VIA, valutazione di impatto ambientale.

Ora, la procedura di VIA si compone di due fasi: una fase preliminare (lo “screening”) che, qualora non riesca ad assolvere tutte le richieste del caso, è seguita da una seconda fase più approfondita che sarebbe la VIA vera e propria. Accanto a questa procedura, la Comunità Europea ne ha introdotta una seconda: la valutazione di incidenza, propria delle aree protette. A tal proposito, però, la legge nazionale che ha recepito quella comunitaria stabilisce che la procedura di incidenza può essere esplicata anche nella stessa procedura di VIA, quindi o solo nello screening o nella VIA completa (prima e seconda fase).

La regione – ci dice Pina Negro – ha detto che avevano gli elementi perché fosse risultata una procedura di incidenza negativa (che equivale alla possibilità di installare torri, ndr) già in fase di screening. E invece no: dovevano fare la valutazione di impatto ambientale completa per verificare l’incidenza. Se già in fase di screening ci fosse stata una giusta e regolare valutazione di incidenza, noi avremmo dovuto trovare una valutazione che tenesse conto dell’impatto sulle specie animali o vegetali che caratterizzano quel SIC”. E invece? “Invece niente. Ci voleva un’analisi di quali erano le specie che si intendono proteggere con l’istituzione del SIC ed una valutazione di quest’impatto sulle specie. Tutto questo mancava nella procedura di screening”.

Insomma, in poche parole si sono impiantate torri eoliche in un SIC senza i regolari e completi controlli, i quali, invece, sarebbero stati garantiti da un valutazione di impatto ambientale completa. E non è finita: “Questo SIC, infatti, confina con un altro: quello del Lago di Carpinone e anche qui c’è un impianto eolico”.  Quindi in due aree contigue, entrambe SIC,  ci ritroviamo con ben quattro impianti eolici: due impianti di Frosolone, un impianto di Macchiagodena ed uno di Carpinone. Il tutto “senza che sia stata fatta una valutazione di incidenza anche di impatti cumulativi”, che invece sarebbe stata richiesta in questi casi di contiguità di aree protette.

E questo è soltanto uno dei vari casi in cui abbiamo avuto delle irregolarità nell’installazione di torri (appuntamento a domani per un quadro più chiaro sulla questione).  Nel frattempo non possiamo far altro, in questo caso come in altri, che attendere la sentenza del Tar.

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