Eolico Selvaggio in Molise: il caso “Serra Chiapponi”

Ieri abbiamo parlato delle irregolarità nell’installazione delle torri eoliche nel SIC della Montagnola Molisana. E quello era soltanto un assaggio…

 

Nibbio-RealeIeri abbiamo parlato delle irregolarità, o quantomeno superficialità, nell’installazione delle torri eoliche nel SIC della Montagnola Molisana. E abbiamo anche annunciato che quello era soltanto un assaggio, un piccolo esempio tra tanti che se ne possono trovare indagando un po’ più da vicino sulla questione “eolico selvaggio”.

Un’altra area protetta, infatti, è la zona “Serra Chiapponi” (comune di Roccamandolfi). Addirittura questa non è un SIC, ma una Zona di Protezione Speciale (ZPS), per la quale la legge Berardo rimanda alla legge nazionale del 17 ottobre 2007, la quale, nell’articolo 5, impone il divieto di “realizzazione di nuovi impianti eolici, fatti salvi gli impianti per i quali, alla data di emanazione del presente atto, sia stato avviato il procedimento di autorizzazione mediante deposito del progetto”.

Ed è solo per questo motivo che l’impianto a Serra Chiapponi può sussistere: il progetto fu presentato prima del 17 ottobre 2007, data dell’entrata in vigore della legge. Ma attenzione. “Anche qui è stato presentato ricorso”, ci rivela Pina Negro, Presidente WWF Molise. “Anche lì non era stata fatta valutazione di impatto congiunta (come nel caso precedente della Montagnola Molisana), in quanto abbiamo un impianto a Roccamandolfi e uno a Longano”. Ed anche qui la sospensiva è stata negata, ma si attende ancora di discutere il merito. Possiamo, dunque, solo aspettare di saperne di più

Ma attenzione, perchè anche se ci esulassimo da tali (giusti e condivisivibili) ricorsi al Tar, la questione non cambierebbe: rimarrebbero presunte irregolarità o “non conformità” alle direttive. Proviamo a confrontare la realtà di tali aree protette devastate dagli impianti con quanto prescritto dalle due direttive europee in materia di aree protette, la “Direttiva Uccelli” (Direttiva 70/409/CEE) e la “Direttiva Habitat”. Iniziamo dalla prima.

Nella “Direttiva Uccelli” sono elencate le specie più a rischio e le modalità tramite le quali tali specie devono essere conservate e protette. Basti ricordare, ad esempio, quanto si afferma nell’articolo 5: “gli Stati membri adottano le misure per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli di cui all’art.1 (le specie protette, ndr)” con il divieto, tra gli altri, “di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza”. Concetto, questo, ribadito anche nella seconda direttiva, la “Direttiva Habitat”, all’articolo 12 comma 1: “gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali”; ed anche qui sono elencati, a tal proposito, i divieti, e tra questi ricordiamo il divieto di: “perturbare deliberatamente tali specie, segnatamente durante il periodo di riproduzione, di allevamento, di ibernazione e – udite udite – di migrazione (uno dei periodo durante il quale logicamente è più alto il tasso di collisione con le pale, ndr)”.

Ma è l’articolo 6 della “Direttiva Uccelli” che più di ogni altro sembra dirci che c’è qualche inghippo per quanto riguarda l’istallazione delle pale eoliche in tali aree protette: “gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate”. Sembrerebbe, ad esmepio, proprio il caso di Acqua Spruzza e del nibbio reale (specie protetta). Ma continuiamo: “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito, ma che possa avere incidenze significative sul sito (ad esempio torri eoliche?, ndr) […] forma oggetto di opportuna valutazione di incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo”.

Ma attenzione, è il comma 4 la parte più interessante: “qualora il sito in causa sia un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente”. Non sembra che le torri eoliche siano indispensabili per “la salute dell’uomo”, né tantomeno per la sua “sicurezza pubblica”. Quanto poi alle “conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente” non si può di certo pensare che 50 torri in un SIC, come nel caso di Acqua Spruzza, portino benefici.

Sembrerebbe un paradosso, ma a questo punto non ci meravigliamo più di nulla.

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