Eolico selvaggio in Molise: come uccidere la biodiversità

Nel 2010, anno della biodiversità, la Regione Molise non trova di meglio che promuovere l’eolico selvaggio, devastando aree adalta valenza naturalistica”.

eolico-capracottaRete Natura 2000 è un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione Europea, cioè una ‘Rete Ecologica’ costituita al fine della conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali ritenute meritevoli di protezione a livello continentale”. Questo leggiamo sul sito della Regione Molise nella sezione dedicata alle “Aree Protette”.

Ed è proprio questo  a cui ci si riferisce parlando di “Rete Natura 2000”: un insieme di siti destinati alla conservazione della biodiversità sul territorio dell’Unione Europea. E quali sono questi siti? Rete Natura 2000 è costituita dall’insieme di due tipi di aree: i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPT), previste rispettivamente dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e dalla Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” (direttive europee su cui ritorneremo per un confronto “concreto” con le aree). Rete Natura 2000 è essenzialmente “una rete ecologica che permette di superare l’isolamento delle singole aree naturali – ci dice un laureato in scienze ambientali – pianificando un sistema interconnesso di aree ad elevata valenza naturalistica, contribuendo a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo”.

Qualcuno si chiederà: cosa c’entra tutto questo con il Molise? Come sappiamo una delle principali ricchezze del nostro territorio è l’ambiente, tant’è che in Molise abbiamo tra ZPS e SIC, 90 siti. Novanta siti, ricordiamolo, destinati alla conservazione di flora e fauna. Ma anche alcuni di questi siti saranno colpiti dalla devastazione in atto con quello ormai noto come “eolico selvaggio”.  Una domanda: è possibile tutto questo? E’ possibile installare torri in territori che dovrebbero essere protetti?

Per poter rispondere prendiamo un caso concreto. Tra i siti SIC abbiamo quello della Montagnola Molisana, area che comprende i paesi di Macchiagodena, Carpinone, Sessano del Molise, Frosolone e Santa Maria del Molise. Al suo interno ritroviamo anche l’area di Acqua Spruzza (comune di Frosolone), area nella quale, dal 1984, sono state impiantate torri eoliche. Sul sito Enel, nella sezione riguardante proprio il Molise, c’è scritto che le torri sono soltanto otto, ma non facciamoci ingannare: con grande probabilità il sito non viene aggiornato da anni, in quanto nella zona di Acqua Spruzza oggi se ne contano circa una cinquantina. Cinquanta torri in un SIC.

Le conseguenze di tale installazione sono state devastanti. Questa zona, infatti, si è valsa il titolo di SIC, oltre che per questioni floristiche, anche e soprattutto per quanto riguarda l’avifauna (uccelli): ritroviamo qui molte specie di uccelli, alcune delle quali a rischio di estinzione, tra tutte il nibbio reale. Gli ultimi studi ci dicono che una della aree di maggiore concentrazione in Italia del nibbio è rappresentata proprio dal Molise; non è un caso che – leggiamo una tesi di laurea proprio riguardante tale specie – “le aree con maggior numero d’individui sono il bacino del fiume Trigno e la Montagnola Molisana”.

Ma l’installazione delle pale, come detto,  ha rappresentato una forte causa di declino della specie: “Alcune centrali eoliche già realizzate e altre in via di approvazione si trovano all’interno dell’areale riproduttivo della specie; esse potrebbero portare ad un declino della popolazione nidificante, sia per la mortalità diretta indotta dalla collisione con le pale o con altre strutture aeree connesse (ad es. gli elettrodotti), sia per la riduzione e la frammentazione dell’habitat elettivo della specie che esse determinano”.

Se prendiamo alcuni dati in merito l’idea dell’impatto negativo risulta quanto mai chiaro: confrontando, infatti, i valori del 2007 e del 2009 si osserva una contrazione della popolazione di Nibbio reale nel sito della Montagnola Molisana pari al 50%; “nel 2007 sono stati contati complessivamente 32 individui in 8 giorni di osservazioni con una media di 4 individui per giorno. Nel 2009, invece, sono stati osservati 23 individui in 10 giorni di osservazioni con una media di 2,3 individui per giorno”. E il probabile fattore determinante pare sia riconducibile proprio all’installazione di circa 50 pale eoliche nella zone di Acqua Sruzza, “area che nel 2007 risultava a più alta densità di Nibbi reali”. In pratica, dunque, si sta sterminando uno dei fattori essenziali (il nibbio reale) che ha permesso alla zone di diventare un SIC. In barba a tutte le leggi e le direttive (su cui torneremo più avanti) a cui si dovrebbe (ma non si è fatto) riferimento.

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