Emergenza ‘ndrangheta in Italia: il caso del Molise

di Andrea Succi

Gli affari dei clan in Molise, il processo alla ‘ndrangheta, il riciclaggio: perché Libera Molise non denuncia i Bellocco? Le prospettive progettuali non bastano più.

ammazzateci20tutti2011Dopo il ritrovamento del bazooka e le minacce al Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il Governo ha deciso di inviare l’esercito per fronteggiare l’emergenza ‘ndrangheta: non siamo ancora ai livelli della Palermo anni ’80 (Palermo come Beirut, titolavano i giornali dell’epoca in seguito ai continui attentati dinamitardi) ma è chiaro che la Santa risulta, ad oggi, una delle mafie più potenti del mondo.

Una struttura familiare che protegge dal pentitismo (e quei pochi che ci sono scompaiono o vengono uccisi, come nel caso di Lea Garofalo); capacità di formare cartelli tra più ‘ndrine; abilità nell’infiltrare sistemi economici, finanziari e politici; monopolio della cocaina. Queste sono le caratteristiche principali che rendono la ‘ndrangheta al momento invincibile. Senza considerare gli stretti rapporti con massoneria e servizi deviati.

In Molise, dove spesso le apparenze ingannano, “la ‘ndrangheta gestisce attività imprenditoriali con il solo fine di garantirsi il riciclaggio”, come scrive Enzo Romano su Calabria Ora, il quotidiano che un giorno sì e l’altro pure riceve intimidazioni anonime.

Nella spartizione del territorio italiano il piccolo Molise è toccato ai Bellocco di Rosarno – una delle cosche più potenti della ‘ndrangheta – che risiedono a Campobasso e da lì fanno affari. Perché proprio loro in Molise? Una spiegazione potrebbe nascondersi dietro la vicinanza geografica tra la Puglia, dove domina la Sacra Corona Unita, e il Molise: fu infatti Umberto Bellocco (con la collaborazione della famiglia Papalia), capobastone indiscusso della cosca fino al suo arresto nel 1993, il vero artefice di quella che all’epoca era una nuova organizzazione criminale – la Sacra Corona appunto – da opporre alla NCO di Cutolo.

Il Molise, terra di confine tra Puglia e Campania, rientra plausibilmente in un’ipotesi del genere, anche se nessun magistrato fin’ora ne ha accertato la veridicità giudiziaria.

I lati oscuri finiscono qui, perché chiarire quali siano gli affari dei Bellocco in Molise è fin troppo semplice: basta leggere “Fratelli di Sangue” (Ed. Pellegrini, poi acquistato da Mondadori), scritto dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri e dal giornalista Antonio Nicaso: “In Molise, negli ultimi tempi, sono state segnalate attività di importazione di ingenti quantità di sostanze stupefacenti e di movimentazione di grosse somme di denaro da impiegare nell’acquisto di droga…”. Ancora riciclaggio quindi, denaro sporco da immettere nei circuiti economici locali per lavarlo e reinvestirlo.

Da Histonium, inchiesta madre sulle infiltrazioni mafiose in Abruzzo, si evince che sul litorale adriatico, in particolare a Vasto, la ‘ndrangheta avrebbe condizionato appalti pubblici e privati, gestito il mercato del calcestruzzo e condizionato quello dei rifiuti. Tra Vasto e Termoli non esiste alcuna muraglia cinese tale da impedire lo sbarco dei barbari mafiosi, per cui esiste il rischio concreto che la cittadina molisana abbia potuto vivere una situazione simile a quella del vastese.

E proprio qualche giorno fa l’Associazione Libera Molise ha tenuto un incontro a Termoli per parlare di “prospettive progettuali”, “iniziative”, “educazione alla legalità” e via dicendo. Forse sarebbe il caso di concretizzare facendo denunce alla Procura della Repubblica e all’Antimafia di Campobasso, forse sarebbe il caso di fare nomi e cognomi di politici molisani collusi con la ndrangheta – ammesso che ci siano – forse sarebbe il caso di parlare chiaro piuttosto che girare intorno al problema.

Mai Libera Molise ha fatto i nomi dei Bellocco, dei La Torre, dei Casalesi o del clan dei Catanesi presenti in Molise: non si sa se per paura, per mancanza di conoscenze più approfondite (ma esistono documenti pubblici e ufficiali da cui trarre questo tipo di informazioni) o per una precisa scelta strategica.

Eppure stiamo parlando di una regione che – secondo il primo rapporto del Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT) del Ministero della Pubblica Amministrazione – ha uno dei maggiori tassi di corruzione ogni mille dipendenti pubblici. Stiamo parlando di una regione con un numero di sportelli bancari da fare invidia alla Svizzera, nonostante l’Istat segnali un tasso di povertà piuttosto elevato e un alto numero percentuale di fallimenti rispetto al numero di imprese presenti sul territorio. E questo accade non perché i molisani siano più cretini di altri o meno bravi di altri nel fare business, ma per ragioni che la magistratura dovrebbe non solo approfondire ma già conoscere da anni.

L’11 Marzo del 1993 il Corriere della Sera – quindi non un giornaletto qualunque – raccontava che “un clan, legato a note famiglie della ‘ ndrangheta stanziate nel Milanese (i Papalia e i Morabito), aveva cellule operative anche in Puglia, Sardegna, Marche e Molise.”

Infiltrato.it è riuscito a dare notizia di un processo in corso a Larino, in cui sono imputate persone legate ai Bellocco: purtroppo da ambienti giudiziari è l’unica cosa che siamo riusciti a sapere, gli inquirenti sono abbottonatissimi e non vogliono dire di più, ma è chiaro che si sta parlando del primo processo in Molise per ‘ndrangheta.

Speriamo sia un buon segnale.

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