DOSSIER AMBIENTE/ La piana di Venafro incenerita da Veolia

L’Energonut, proprietà Veolia, nasce come centrale a biomasse per bruciare noccioline. Oggi arriva a 100.000 tonnellate annue di CDR: Business is Business.

veolia_environnementNelle prime 3 puntate del Dossier Ambiente Molise, si è parlato del caso Turbogas di Termoli, i cui effetti negativi su salute e ambiente si riversano su tutto il Basso Molise.

L’area litoranea, per diversi fattori, si specchia nell’area a ridosso del confine campano, quella piana di Venafro dove esiste una elevata incidenza di tumori e dove, tra la popolazione, si riscontrano malattie che una volta erano rare e adesso sono diventate ordinarie. Questo, secondo alcuni, sarebbe indice dell’inquinamento atmosferico stratificatosi nel corso degli anni.

Dopo oltre un ventennio di attività industriale non esistono ancora valutazioni scientifiche degli effetti di questa attività sul territorio e sulla qualità dell’aria, così come non esiste un catasto delle emissioni presenti nella piana di Venafro. Senza voler chiudere le attività industriali di quell’area, si potrebbe programmare in maniera seria per capire cosa mantenere in vita e cosa no, e soprattutto quali debbano essere le cautele da adottare a garanzia della salute dei cittadini.

Le proteste maggiori riguardano – oltre al Cementificio Colacem – l’inceneritore Energonut, sito nel Nucleo Industriale di Pozzilli-Venafro, guidato da quel Mauro Belviso, tanto caro al Presidente Iorio.

Ma torniamo all’Energonut, nata una decina di anni fa per bruciare biomasse e una ridotta quantità – 25.000 tonnellate – di CDR, il combustibile derivato da rifiuti: cioè le ECOBALLE, che in realtà di eco non hanno nulla e che anzi rappresentano un crimine ecologico. Nonostante questo il CDR viene considerato rifiuto speciale e come tale può essere liberamente smaltito in Regioni diverse da quella di provenienza. Quindi, chiunque produca ecoballe può venire in Molise a bruciarle. Certo, la quantità che l’Energonut riusciva a smaltire era pochina, solo 25.000 tonnellate, ma l’affare si fa ben presto interessante.

raffaele-mauro_Il 12 luglio 2005 la Provincia di Isernia – sotto la presidenza di Raffaele Mauro – comunica di aver autorizzato le seguenti quantità di cdr: 100.000 tonnellate annue.

Molto meglio, no? E infatti nel 2006 spunta la Multinazionale francese Veolia, che acquisisce il 60% del capitale sociale di Energonut, mentre il restante 40% continuerà ad essere detenuto da CNIM Construction Industrielles de la Mediterranée.

La Veolia mette subito in chiaro le cose e per bruciare la quantità autorizzata dalla Provincia fa partire i lavori di adeguamento della vecchia centrale. Del resto i soldi non si fanno mica con le biomasse…Peccato per 2 piccoli particolari.

Il primo riguarda la prevalenza dell’impianto. Cerchiamo di capirci: se prima l’impianto si limitava a smaltire 20.000 t/a di cdr e successivamente ha innalzato la quota fino a 100.000 t/a significa che l’attività prevalente da biomasse si è trasformata in inceneritore di rifiuti. Anche se la normativa italiana pone delle esenzioni, secondo la direttiva europea queste strutture devono effettuare una Valutazione di Impatto Ambientale.

E la Regione Molise cosa s’inventa per uscire dall’empasse e agevolare il lavoro di una multinazionale come Veolia?

Ha sì ritenuto che dovesse fare la via – cosa che ha imposto di fare – ma nello stesso tempo ha dato l’autorizzazione per l’ampliamento dell’impianto e quindi per la metaforfosi da centrale a biomasse in inceneritore.

Il WWF, guidato dall’avvocato Pina Negro, ha ritenuto – ovviamente – che questo fosse un provvedimento abnorme perché non era possibile dare un’autorizzazione per svolgere l’attività e contemporaneamente imporre la via. Probabilmente c’era un pò di malafede, perché la via può anche portare ad un risultato negativo e quindi impedire lo svolgimento dell’attività. Persino un bambino capirebbe che non si può far fare la via in costanza di esercizio. E invece i capoccioni regionali questa cosa non l’hanno compresa.

Il secondo piccolo particolare si riferisce alla la Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 23 novembre 2006, causa C-486/04. L’Italia ha subito una procedura di infrazione perché ed è stata condannata per aver esentato dalla via questo tipo di impianti.

La Commissione Europea, in seguito alla denuncia del WWF, deciderà se mandare a sanzione anche la Regione Molise.

Persino l’Ordine dei Medici di Isernia, nel bollettino del Giugno 2008, prese posizione e dichiarò che “dal punto di vista scientifico, l’inceneritore non elimina i rifiuti, ma ne raddoppia le quantità in  massa e li rende di gran lunga più tossici, diminuendone la dimensione.”

Tra l’altro teniamo conto che questo impianto ha avuto 5/6 episodi nei quali si sono verificate delle emissioni inquinanti per cui i lavoratori di altre aziende hanno chiesto l’intervento dei carabinieri.

Come a dire: la tutela della salute è prioritaria tanto quanto il posto di lavoro.

 

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