CAMPOBASSO E LARINO/ Sovraffollamento delle carceri e indifferenza dello Stato

La Spending review sferra colpi di mannaia anche per le case di reclusione della Penisola andando a ledere il sistema interno penitenziario e soprattutto i detenuti che vivono in condizioni di forte disagio. Le celle ‘vomitano’ reclusi, le carceri italiani comprimono 70 mila detenuti rispetto ai 45 mila che potrebbero ospitare. Anche a Campobasso e Larino è emergenza carceri, un sovraffollamento che si sta rivelando, per la maggiore, il casus belli dei frequenti suicidi.

 

di Maria Cristina Giovannitti

jajaLa pena deve avere due caratteristiche: immediatezza ed estensione nel tempo per poter essere efficace ed incisiva; questo il pensiero di Cesare Beccaria che oggi si rivolterebbe nella tomba nel vedere l’implosione delle carceri italiane che non riescono ad essere educative a causa del problema primario da affrontare: il sovraffollamento che, almeno in parte, si è cercato di risolvere con l’indulto. La crisi ha toccato anche le carceri e così nella spending review – D.L. 95/2012 – si sforbicia il personale: grazie ai mezzi di videosorveglianza, le unità della Polizia Penitenziaria saranno ridotte di quattro mila unità. Incisivo il grido di protesta dei sindacati che parlano di una privazione della sicurezza e del trattamento umano. Insomma, ridurre il personale potrebbe non essere la scelta giusta e lo conferma anche il segretario nazionale del Si.Di.Pe. –Sindacati Direttori Penitenziari – Rosario Tortorella che definisce «drammatica la situazione ma ancora più sostanziale è l’indifferenza dei politici e delle istituzioni». Tra le tante parole dette il Governo Monti ribadisce quello che già, illo tempore, aveva proposto l’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano parlando della costruzione di nuovi carceri e nuovi padiglioni detentivi, ma intanto ‘taglia’. In realtà, secondo il segretario Tortorella, «converrebbe trovare finanziamenti per non ridurre – in una scelta folle – il personale penitenziario». Tra l’altro il ‘sistema di arruolamento’ dei nuovi dirigenti penitenziari è bloccato dal 1997, anno in cui ci fu l’ultimo concorso pubblico. Un vero dramma per le carceri italiane se si pensa al loro ruolo ri-educativo e ri-qualificativo che dovrebbero svolgere: oggi questo è impossibile, non ci sono soldi e tutto si risolve pressando uomini e donne in celle sempre più piccole. Nessuna regione è immune al problema del soprannumero e così anche per le carceri molisane la situazione è di vera emergenza: nella Casa di Reclusione di Campobasso il numero dei posti effettivi sarebbe di 112 mentre si contano ben 136 detenuti, a Larino la struttura accoglierebbe 130 reclusi, nella realtà addirittura 320. Ovviamente il sovraffollamento porta anche una precaria assistenza sanitaria a causa di un apparato di infermieri in numero inferiore rispetto alle reali esigenze, spesso anche gravi, come la tossicodipendenza o i problemi psichici. Non è attestato con certezza il connubio ‘sovraffollamento-incremento del numero dei suicidi’ ma il fenomeno delle ‘morti in carcere’ è il chiaro sintomo di un malessere frequente. Secondo il dossier ‘Morire in Carcere’ dal 2000 al 2012 si sono contati circa 732 suicidi che denotano una problematica evidente e diventata quasi ingestibile. E se alcuni carcerati reagiscono in maniera estrema, in Molise i detenuti di Campobasso e Larino hanno deciso di protestare in maniera simbolica: per tre giorni hanno fatto lo sciopero della fame decidendo di destinare il loro cibo in beneficenza ad un istituto religioso del capoluogo. Il quadro è questo: dietro le sbarre reclusi che impartiscono lezioni di civiltà e protestano da soli; la Polizia Penitenziaria che si appella ai sindacati perché si sente abbandonata. La mancanza dello Stato è tangibile.

 

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