Milano, è scontro tra i Pm. Procura spaccata in due

milano è guerra in procura scontro al vertice tra i pm

Con un’iniziativa senza precedenti, il viceprocuratore di Milano, come scrive l’Espresso, accusa il suo superiore di aver aggirato le tabelle che regolano la distribuzione delle indagini tra i diversi gruppi di pm privilegiando altri magistrati.

 

Procura generale, Csm e Consiglio giudiziario di Milano: ha la sostanza di una vera e propria denuncia, non a caso indirizzata alle tre istituzioni che hanno poteri disciplinari e di intervento sulla gestione delle indagini, la lettera-esposto firmata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, coordinatore delle inchieste anti-corruzione, per contestare il capo della procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Con questa iniziativa, che a Milano non ha precedenti, il vice-procuratore accusa il suo superiore di aver aggirato le tabelle che regolano la distribuzione delle indagini tra i diversi gruppi di pm (in gergo, dipartimenti), privilegiando altri magistrati come Francesco Greco (reati societari e fiscali), Ilda Boccassini (antimafia) e Pietro Forno (reati sessuali).

La formale denuncia di Robledo ha fatto emergere uno scontro tra toghe che in realtà covava da più di un anno e sta spaccando da tempo l’intera procura, ormai divisa in cordate: invece di collaborare e scambiarsi atti e informazioni, molti magistrati non si parlano più o addirittura litigano.

Tra i novanta pm milanesi ora domina la preoccupazione di evitare che gli scontri personali possano danneggiare le indagini: tutti comunque fanno notare che a Milano, a differenza di quanto era successo in passato in uffici giudiziari come Roma o Palermo, nessun magistrato è mai stato accusato di insabbiare le inchieste.

Il problema riguarda solo l’assegnazione delle indagini tra i vari dipartimenti: Robledo, nella sua denuncia (vedi allegato 1), contesta a Bruti Liberati di aver affidato ad altri aggiunti una serie di fascicoli che invece sarebbero spettati al suo dipartimento, competente per tutti i reati contro la pubblica amministrazione.

La riforma del 2006 però assegna al procuratore un forte potere gerarchico. E in gran parte delle vicende citate, come fanno notare altri aggiunti, i fatti di corruzione, per cui in teoria sarebbe stato competente Robledo, sono stati in realtà scoperti da altri magistrati, dopo mesi di indagini su reati diversi.

Nell’inchiesta sul crac del San Raffaele, le presunte tangenti al governatore Formigoni sono emerse indagando sulla bancarotta dell’ospedale privato, grazie alla scoperta dei fondi neri gestiti da un faccendiere ciellino già condannato anche in appello.

Nel caso Ruby, sia la presunta concussione addebitata a Silvio Berlusconi (con le pressioni sulla questura per far rilasciare la minorenne), sia le ipotesi di corruzione giudiziaria di testimoni (formulate da due collegi del tribunale nelle sentenze di condanna) sono state scoperte dai pm Sangermano, Forno, Boccassini partendo da un’indagine su un giro di prostituzione minorile, che solo dopo mesi di indagini ha fatto emergere la presenza ad Arcore della 17enne marocchina e i versamenti alle altre partecipanti alle feste notturne.

L’accusa più grave, come confermano i tempi della denuncia di Robledo, riguarda l’assegnazione dell’inchiesta sull’asta pubblica che ha portato il Comune di Milano a vendere il 29,75 per cento della Sea, la società che controlla gli aeroporti milanesi, al fondo F2I.

L’indagine era nata a Firenze da un’intercettazione telefonica, trasmessa il 25 ottobre 2011 al procuratore di Milano, che due giorni dopo l’ha assegnata ai pm Greco e Fusco. Quest’ultimo però ha restituito il fascicolo a Bruti Liberati il 6 dicembre, dieci giorni prima della data fissata per la gara, chiedendogli di «valutare la competenza di altro dipartimento»: in sostanza, si trattava di passare l’indagine proprio a Robledo, competente per le ipotesi di reato di “turbativa d’asta”. L’aggiunto, invece, si è visto assegnare il fascicolo dal capo della procura soltanto il 16 marzo 2012, il giorno dopo le prime indiscrezioni sulle intercettazioni di Firenze pubblicate da “L’Espresso”. Stando alla lettera di Robledo, il procuratore si sarebbe giustificato parlando di una semplice dimenticanza. L’aggiunto ha formalizzato la sua denuncia al Csm soltanto dopo aver chiuso le sue indagini proprio sul caso Sea/F2I.

Nella ultime righe della lettera, Robledo accenna anche all’esistenza di “ulteriori episodi” che avrebbero “turbato la regolarità dello svolgimento dei compiti dell’ufficio”. Si tratta di vicende ancora segrete, che chiamerebbero in causa altri magistrati della procura per presunte manovre a danno dello stesso Robledo o dei suoi sostituti.

E’ possibile che l’aggiunto scopra anche queste carte già martedì prossimo, data fissata dal primo presidente della Corte d’Appello, Giovanni Canzio, per una seduta del “Consiglio giudiziario” dedicata proprio al caso Robledo.

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